
Come ho già avuto modo di sottolineare lo scorso mese, il mercato dell’editoria si trova di fronte ad un passaggio importante: la carta continua infatti ad essere il principale generatore di ricavi, ma internet e i media interattivi vengono visti sempre di più come imprescindibili nel prossimo futuro, anche dagli operatori più conservatori. Come ormai sappiamo, imprescindibile non significa che il digitale sostituirà completamente la carta, ma è innegabile che i media interattivi avranno un ruolo sempre più importante nella “dieta mediatica” dei consumatori e dunque anche nel business degli editori.
Questo mese vorrei parlare di un tassello fondamentale ma purtroppo mancante, per il momento, nel puzzle del futuro dell’editoria e che non consente ai media digitali di divenire finalmente affidabili e consistenti generatori di ricavi per gli editori tradizionali. Si tratta di un’efficiente piattaforma di micropagamento. L’esempio da seguire, anche in questo caso, è Apple. Banalizzando un po’ e senza entrare in spiegazioni che risulterebbero fuori tema in questo contesto, mi sento di affermare che la più grande innovazione introdotta dall’azienda di Cupertino, non sia l’i-Phone né tantomeno l’i-Pod, ma proprio la piattaforma i-Tunes. Con i-Tunes, Apple ha saputo rivoluzionare in poco tempo l’intera industria della musica, ridando speranza ad un settore fino a quel momento messo in seria difficoltà dalla pirateria e dall’avvento del digitale. Anche se con orizzonti più limitati in termini di fatturato, grazie ad i-Tunes l’industria della musica ha intravisto un futuro possibile e guarda con fiducia alle possibili evoluzioni dei prossimi anni. Trovo che sia sorprendente la capacità mostrata da Apple di convincere milioni di utenti in tutto il mondo a registrarsi su i-Tunes, fornendo i propri dati personali e, nella maggioranza dei casi, i dati della propria carta di credito. Una volta fatto questo, l’esperienza di acquisto risulta estremamente pratica e facilitata e gli utenti sono messi nella condizione di effettuare un gran numero acquisti, spesso anche di impulso. Si parla di cifre molto basse, ma che sommate vanno a costituire una considerevole somma di denaro.
L’industria editoriale possiede contenuti di estremo valore, come d’altronde è la musica, ma a differenza dell’industria musicale non ha ancora il suo i-Tunes. Ecco perché sembra naturale e non troppo lontano nel tempo il convergere di alcuni editori su una piattaforma di micropagamenti, magari proprio quella di Apple che, tecnologicamente parlando, potrebbe anche essere replicata, ma che in realtà può vantare già oggi una base di utilizzatori talmente vasta da rappresentare di per sé un mercato già di grandissimo interesse. Qualunque altro operatore che decidesse di proporre una sua piattaforma dovrebbe sicuramente recuperare un ampio svantaggio.
Visto il successo e l’efficienza, piattaforme di micropagamento sul modello di i-Tunes hanno le potenzialità per diventare, in un futuro più lontano, un vero e proprio standard per l’acquisto di servizi e prodotti online di vario genere, rendendo ancora più semplici e sicure le procedure di pagamento. Chi è in grado, al giorno d’oggi, di proporre una soluzione di successo in questo ambito? Oltre, ovviamente ad Apple, mi sento di affermare che solamente Google, per autorevolezza, mezzi tecnologici e capacità di raggiungere milioni di utenti in brevissimo tempo, sembra avere le carte in regola per contrastare la supremazia di Steve Jobs. Recentemente ho avuto modo di leggere notizie riguardanti il possibile sviluppo di una piattaforma italiana, ma non sono convinto delle potenzialità del progetto. Non tanto perché i nostri tecnici non siano all’altezza, sono anzi convinto che sarebbero in grado di sviluppare una soluzione estremamente competitiva, quanto piuttosto per l’enorme sforzo che verrebbe richiesto per convincere gli utenti ad utilizzare la nuova piattaforma. Meglio percorrere un sentiero già battuto, no?
Fabiano Lazzarini - General Manager IAB Italia
