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La domanda di credito da parte delle imprese italiane (analizzata sulla base delle anagrafiche riconducibili sia a imprese individuali sia a società di persone e capitali) nel primo semestre 2010 ha fatto segnare un secco -9% rispetto ai valori dello stesso periodo del 2009. Segno negativo imputabile in parte anche all’impennata che la domanda aveva fatto registrare proprio nel primo semestre dello scorso anno, quando aveva toccato un +21% rispetto ai primi sei mesi del 2008. Rispetto al primo semestre del 2008 e del 2007 la domanda di credito delle imprese nella prima metà del 2010 è cresciuta rispettivamente del 11 e del 19%.
Queste evidenze emergono dalla prima edizione del Barometro CRIF sulla domanda di credito da parte delle imprese elaborato sulla base del patrimonio informativo di EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi a oltre 8 milioni di linee di credito attribuite a utenti business.
“L’andamento della domanda di credito – spiega Enrico Lodi, Direttore Generale Credit Bureau Services di CRIF – rappresenta un indicatore di straordinaria importanza per tastare il polso alle imprese e valutare il loro livello di fiducia nei confronti del futuro e la propensione ad investire. Si parla infatti normalmente di trend del credito erogato, dimenticando completamente la dimensione della domanda di credito operata dalle imprese. Il trend che abbiamo registrato sulle richieste mette in evidenza come le imprese italiane, dopo avere avuto una reazione quasi “di pancia” all’insorgere della crisi, nell’autunno 2008, con un picco di domanda nel primo semestre 2009, come se l’aspettativa fosse di un imminente e drammatico razionamento del credito, si siano poi via via riposizionate su livelli di domanda più “di testa”, che spiegano il calo del primo semestre 2010 rispetto alla prima metà del 2009. D’altro canto, negli ultimi 18 mesi è stata registrata una significativa contrazione della propensione ad investire, in attesa di un consolidamento della ripresa. I positivi segnali di ripresa degli ordinativi, nel momento in cui si consolideranno, avranno un effetto positivo sulla stabilizzazione del domanda di credito da parte delle imprese – conclude Lodi - Poiché l’andamento delle richieste di credito è particolarmente sensibile alle aspettative, ne beneficerà in termini di stabilizzazione non solo la domanda delle imprese esportatrici, ma più in generale l’intero sistema economico, incluse le imprese focalizzate sul solo mercato domestico”.
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Claudio C. Gandolfo il 30 Jul 2010 08:09
La crisi bancaria degli ultimi 3 anni ha rivelato l'insufficienza della liquidità e della capitalizzazione di molte istituzioni. Questo emerge da un rapporto di Standard & Poor's, da cui emerge che la ripresa delle banche europee è fragile e senza grandi prospettive. Per questo motivo, l’istituto di ratings vede un outlook in maggioranza negativo, ancorchè vario, per la qualità del credito delle banche europee nel 2010.
Sempre secondo Standard &Poor’s, sarebbe un vero successo l'emissione di sukuk, i bond islamici, che nel primo semestre ha toccato i 13,7 miliardi di dollari, contro i 7,1 dello stesso periodo del 2009. Un fenomeno che continuerà a ritmo sostenuto anche in nuove Regioni, come il Giappone (dove nei giorni scorsi è stato emesso il primo bond islamico), confermando la sua marcia verso la globalizzazione. S&P parla di una "forte ripresa del mercato dei sukuk" con "una crescita sostenuta" anche nel secondo semestre 2010.
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Claudio C. Gandolfo il 28 Jul 2010 16:29
Il volume della domanda complessiva di mutui da parte delle famiglie italiane nel primo semestre del 2010 ha segnato una contrazione del -2% rispetto allo stesso periodo del 2009, quando invece si era registrata una crescita di 4 punti percentuali rispetto ai primi sei mesi del 2008. È evidente che il calo della domanda di finanziamenti da parte degli italiani sia strettamente legato alla crisi economica iniziata nella seconda metà del 2008 e, segnatamente per i mutui, le richieste sono tornate ai medesimi livelli del primo semestre 2007. Nell’analisi di questi dati occorre però tenere in considerazione che la domanda è ancora sostenuta da surroghe e rinegoziazioni, che costituiscono ormai un fenomeno consolidato anche se con un peso meno consistente rispetto all’anno scorso, dal momento che già dall’ultimo bimestre del 2009 la quota di mutui di sostituzione risulta in netto rallentamento rispetto ai mesi precedenti. Nel dettaglio, sulla base delle elaborazioni di CRIF Valutazione Immobili, nei primi sei mesi del 2010 l’incidenza delle sostituzioni è infatti stata pari al 13,8% del totale contro una media, per l’intero 2009, del 24%.
Questo è quanto emerge dal barometro CRIF della domanda di mutui, elaborato sulla base del patrimonio informativo di EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi a oltre 74 milioni di linee di credito.
Per quanto riguarda il mese di giugno 2010 appena concluso, la domanda dei mutui ipotecari da parte delle famiglie italiane ha fatto registrare un -4% rispetto allo stesso mese del 2009 (dato ponderato sui giorni lavorativi), confermando un trend di contrazione che perdura ormai da diversi mesi.
Analizzando la variazione della domanda di mutui per regione, dal barometro CRIF emerge infine come siano stati il Trentino Alto Adige e l’Umbria a far registrare gli aumenti più rilevanti, rispettivamente con un +23,4% e un +13,1% rispetto al medesimo semestre 2009; al contrario è stata la Calabria la regione con il calo più evidente (-10,2%), seguita dalla Lombardia e dalla Toscana, rispettivamente con -8,7% e -8,3%.
“La domanda di finanziamenti è un ottimo indicatore delle aspettative delle famiglie italiane – illustra Enrico Lodi, Direttore Generale Credit Bureau Services di CRIF – Da questo punto di vista la prudenza nel richiedere nuovi crediti è sintomatico della perdita di prospettiva che sta toccando molte famiglie italiane. Ma questa regressione ha anche una connotazione positiva nella sua pro ciclicità, che conferma come gli italiani siano formiche e non cicale e capiscono quando è il momento di tirare la cinghia e rinviano i loro progetti e acquisti. In altre parole, questa è la definitiva conferma che il credito alle famiglie, nel nostro Paese, è maturo: non è, quindi, al servizio di chi non arriva alla fine del mese ma, piuttosto, di chi pianifica, anticipando le risorse future, per affrontare i picchi di spesa”.
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Claudio C. Gandolfo il 23 Jul 2010 12:30