Feb

06

2012



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Mascherone (DB): timidi segnali di ottimismo

Prosegue il rally di inizio anno, anche nella prima settimana di febbraio, gli indici sono stati molto tonici, con la sola eccezione della piazza giapponese che è rimasta delusa dalle trimestrali delle sue imprese che hanno sofferto la forza dello yen che impatta sull’export. La spinta propulsiva continua ad essere fornita dalle convincenti indicazioni macroeconomiche che, pur senza essere straordinarie, descrivono uno scenario migliore di quanto si stava ipotizzando alla vigilia del nuovo anno.
A conferire ulteriore ottimismo è poi l’andamento delle trattative sul debito greco, una chiusura con un accordo su un “taglio” del 65% sembra essere ormai in dirittura di arrivo e la settimana appena iniziata sarà quella decisiva (oggi, lunedì, la BCE decide in che misura e con quali modalità parteciperà, mercoledì gli Stati dell’Eurozona affronteranno la votazione parlamentare per decidere sull’impiego dei fondi dell’EFSF e, infine, venerdì, la sigla definitiva dell’accordo tra tutte le parti coinvolte).
Buone notizie anche sul fronte del debito sovrano, soprattutto dall’Italia, le politiche di risanamento dei conti pubblici sembrano essere recepite dai risparmiatori e dagli investitori istituzionali (soprattutto esteri) che, dopo aver venduto a piene mani nei mesi scorsi, sono tornati ad acquistare, adesso anche le scadenze medio lunghe.
Intanto, negli Stati Uniti sono state accolti con euforia i dati occupazionali. Venerdì scorso, come tutti i primi venerdì del mese sono stati rilasciati dal Dipartimento del Lavoro i dati dei nuovi posti di lavoro creati in gennaio, che sono stati 243 mila (escluso il settore agricolo). A dicembre erano stati 200 mila, mentre gli esperti se ne aspettavano non più di 140 mila. In virtù di questi numeri la percentuale dei disoccupati è scesa a livelli che non si vedevano dal 2008, all’8,3% (era 8,5% in dicembre). Si tratta di un miglioramento costante, che conferma un trend positivo in atto anche se, ed è bene ricordarlo, le statistiche storiche dimostrano che nessun Presidente in carica ha vinto le elezioni con una percentuale di disoccupati sopra il 7,5%. Bene anche la crescita dei salari medi (+1,9%) che fanno ben sperare sulla ripresa dei consumi domestici.
In Europa invece – dove gli aggiornamenti sono meno puntuali, abbiamo registrato che i consumi di dicembre sono stati in calo quasi ovunque (-1,6%), evidentemente appesantiti dalle manovre di “austerity”. In Asia abbiamo invece osservato che l’indice dei direttori degli acquisti cinesi (PMI) è sorprendentemente rimasto su livelli elevati (a 52,9), confermando dunque che l’economia sta rallentando piuttosto che frenando bruscamente, come temuto. Tuttavia, è opportuno non lasciarsi troppo coinvolgere dagli eccessi di ottimismo, non possiamo certo dimenticare che l’attuale “rally” trova le sue origini da un eccessivo pessimismo che, a fine 2011, aveva depresso le quotazioni azionarie e obbligazionarie, e siamo sempre in una situazione in cui l’economia europea è in rallentamento e le imprese, anche statunitensi, vedono una diminuzione degli utili dopo il record dell’anno appena trascorso.

Giorgio Mascherone, Responsabile Investimenti di Deutsche Bank in Italia


Scritto da Claudio C. Gandolfo il 06 Feb 2012 10:46


Feb

03

2012



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Lieve frenata dei prezzi a gennaio (-0,1% su anno)

Nel mese di gennaio, secondo le stime preliminari dell’ISTAT, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 3,2% nei confronti di gennaio 2011 (era +3,3% a dicembre 2011).
L'inflazione acquisita per il 2012 è pari all'1,6%.
L'inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, è stabile al 2,4%.
Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo scende al 2,2% dal 2,3%, di dicembre.
Il rallentamento dell'inflazione deriva dal lieve aumento del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+3,9%, dal +3,8% di dicembre 2011), più che compensato dal calo di quello dei servizi (+2,3%, dal +2,5% del mese precedente). Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi aumenta di tre decimi di punto rispetto al mese di dicembre.
Nel mese di gennaio, da un punto di vista settoriale, il più rilevante effetto di sostegno alla dinamica congiunturale dell'indice generale deriva dai Beni energetici regolamentati (+3,5%) e da quelli non regolamentati (+4,0%).
I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano dello 0,8% su base mensile e del 4,2% su base annua (+4,3% a dicembre).
Sulla base delle stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dell'1,8% su base mensile e aumenta del 3,4% su base annua, in decelerazione di tre decimi di punto percentuale rispetto a dicembre 2011 (+3,7%).


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Scritto da Claudio C. Gandolfo il 03 Feb 2012 16:22


Feb

03

2012



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È possibile uno shock dei prezzi petroliferi?

Il netto rincaro del petrolio registrato negli ultimi mesi sta suscitando timori per la crescita globale, soprattutto dopo il rallentamento registrato di recente. Timori geopolitici, come le tensioni relative al programma nucleare in Iran, rappresentano certamente un rischio che ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio. Eppure il rincaro non può essere attribuito esclusivamente alla geopolitica. Per gran parte dell’ultimo biennio, la domanda è cresciuta più rapidamente dell’offerta. Nei paesi non-OCSE, la domanda di petrolio è cresciuta ad un ritmo superiore al 4% annuo. Gli eventi geopolitici, come la guerra civile in Libia, non hanno fatto che intensificare un trend già in corso.
Secondo Tobias Merath, Head of Global Commodity Research di Credit Suisse, “con l’irrigidirsi dell’equilibrio del mercato, il fair value è aumentato. A causa dei rischi geopolitici, ormai da un certo periodo il prezzo del petrolio ha persino superato questo maggiore fair value”.
In prospettiva, occorre quindi sottolineare che l’equilibrio tra offerta e domanda sul mercato del petrolio sta migliorando. La crescita della produzione sta accelerando, trainata dalla ripresa dell’offerta in Libia e in Iraq. Cresce anche la capacità produttiva disponibile, soprattutto in Arabia Saudita. Contemporaneamente, la crescita della domanda ha toccato un picco. “È tuttavia probabile, continua Merath, che i rischi geopolitici rimangano all’ordine del giorno. Suscita preoccupazione soprattutto la situazione in Iran e in Nigeria. Di conseguenza, è probabile che i prezzi continuino a oscillare oltre il livello di fair value. Nel complesso, l’allentamento delle pressioni fondamentali sui prezzi dovrebbe limitare il potenziale rincaro del petrolio rispetto ai livelli correnti, mentre i rischi geopolitici dovrebbero limitare il rischio di flessione”.
Uno shock petrolifero sarebbe chiaramente negativo per la crescita. “Tuttavia, conclude Merath, visto il lieve allentamento delle pressioni fondamentali al rialzo e l’incremento della capacità produttiva disponibile, eventuali difficoltà sul fronte della produzione dovrebbero essere gestibili per la crescita globale. Permangono comunque dei rischi”.




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Scritto da Claudio C. Gandolfo il 03 Feb 2012 16:03


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