Beauty retail: come l'esperienza digitale ridefinisce il mercato
Volpe (Retail Hub): i consumatori guidano il cambiamento, spingendo retailer verso esperienze immersive e personalizzate
Il settore beauty si sta trasformando da prodotto a esperienza. Entro il 2030 il mercato globale dovrebbe avvicinarsi ai 600 miliardi di dollari, con una crescita annua media del 5%. La spinta non proviene più solo da skincare o make-up, ma dalla capacità di offrire percorsi d'acquisto personalizzati, servizi integrati e contenuti condivisibili. «Sono i consumatori a guidare il cambiamento», osserva l'imprenditore Massimo Volpe dall'osservatorio Retail Hub - tech company del settore retail punto di riferimento in Italia in quanto angolo di osservazione e analisi privilegiato in tema di innovazione e nuovi trend. «Le persone scoprono nuovi prodotti attraverso TikTok, Instagram, creator e community internazionali. Viaggiano, confrontano esperienze, acquistano online in qualsiasi parte del mondo e pretendono di ritrovare quelle stesse esperienze anche nei negozi sotto casa. Il retailer, oggi, è chiamato a rincorrere un consumatore che cambia molto più velocemente rispetto al passato».

Parigi è diventata una destinazione beauty, non solo un reparto. I grandi department store come Galeries Lafayette e Printemps dedicano interi piani a consulenze su misura, trattamenti premium e tecnologie interattive. Il nuovo flagship di Sephora offre prenotazioni online, schermi touch e percorsi di prova personalizzati, dimostrando che il punto vendita resta centrale solo se propone esperienze che l'e-commerce non può replicare. «Il cliente vuole essere consigliato, provare, confrontare, vivere un'esperienza», ha osservato Volpe. «Oggi il punto vendita deve essere memorabile. Le persone non fotografano più soltanto un prodotto: fotografano un'esperienza. È questo che rende uno store virale e che costruisce valore per il marchio».
Londra sperimenta i format più innovativi. La città accoglie consumatori da tutto il mondo, rendendola un laboratorio per nuovi linguaggi di consumo. Retailer come Space NK trasformano il negozio in uno spazio di scoperta continua, mentre Pure Seoul porta il K-Beauty sul mercato europeo con un'offerta specialistica. Glossier, brand statunitense, ha scelto Londra come hub europeo, confermando la città come piattaforma di test per modelli retail emergenti.
Seoul ha già implementato il futuro del beauty retail. Catene come Olive Young combinano tecnologia, analisi della pelle e consulenze personalizzate in un unico spazio. Amore Pacific spinge oltre, creando percorsi basati su dati biometrici, consigli cromatici e prodotti su misura. «Il futuro non sarà vendere lo stesso prodotto a tutti. Sarà costruire esperienze personalizzate», prosegue Volpe.
Le startup stanno alimentando l'innovazione tecnologica. Inference Beauty utilizza l'AI per trasformare grandi volumi di dati in insight strategici, accelerando lo sviluppo di nuove linee cosmetiche. Arbelle, nata da Visage Technologies, offre una piattaforma di AI e realtà aumentata che consente prove virtuali di make-up, riconoscimento della tonalità della pelle e assistenti conversazionali, migliorando la fiducia dei consumatori e le conversioni omnicanale.
«Le startup rappresentano spesso il primo luogo in cui l'innovazione prende forma», conclude Volpe. «Il nostro compito è individuarle, metterle in connessione con retailer e brand e capire quali tecnologie abbiano davvero il potenziale per trasformare il mercato. È proprio dall'incontro tra grandi aziende e nuove imprese innovative che nascono i modelli destinati a ridisegnare il retail dei prossimi anni».

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