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02/09/2026

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AI nel credito: tre rivoluzioni operative e tre limiti imprescindibili

Piscitelli (Younited Italia): l'AI trasforma i processi interni ma non elimina né responsabilità né rischio

"Nel banking, la trasformazione più rilevante non è necessariamente quella che il cliente vede sullo schermo, ma quella che avviene dietro le quinte, nei processi che permettono di leggere i dati, valutare il rischio, prevenire le frodi e prendere decisioni di credito più accurate", afferma Stefano Piscitelli, CEO di Younited Italia. Le banche italiane hanno già adottato queste tecnologie: il rapporto OCSE-Banca d'Italia indica che il 59% delle istituzioni utilizza soluzioni di AI, soprattutto per l'antiriciclaggio, la prevenzione delle frodi e l'ottimizzazione operativa.
L'impatto più concreto si registra nei processi decisionali, che diventano più rapidi, sicuri e affidabili. 

Secondo Piscitelli, "Il primo cambiamento riguarda il modo in cui valutiamo il cliente".  Nel credito digitale, la valutazione tradizionale si basa su documenti statici - busta paga, dichiarazione dei redditi, storico creditizio - che descrivono il passato del cliente. Grazie all'open banking e all'analisi di dati non strutturati, l'AI permette di passare da una fotografia a un film, osservando entrate ricorrenti, spese abituali e capacità di far fronte a imprevisti. Questo approccio consente una lettura più continua del profilo finanziario.

Un secondo cambiamento riguarda l'inclusione. L'AI, se correttamente governata, può rendere visibili profili finora ignorati: nuovi clienti al credito, lavoratori atipici o chi ha capacità di rimborso senza una lunga storia creditizia. Non si tratta di allargare il credito indiscriminatamente, ma di distinguere tra assenza di storia e assenza di affidabilità.
Il terzo cambiamento riguarda l'esperienza cliente. Le banche potranno offrire soluzioni contestuali, come prezzi personalizzati, offerte su misura e assistenza basata sul momento di vita del cliente. Non più "prestito personale", ma "liquidità per questo evento, con impatto sul cash-flow".

Tuttavia, l'AI non elimina alcune responsabilità fondamentali. La prima cosa che non porterà è la fine della responsabilità", chiarisce Piscitelli. Gli organi di controllo fungono da "sistema immunitario" per intercettare errori, distorsioni e anomalie.
Il secondo limite è il rischio. L'automazione può amplificare errori su scala più ampia, trasformando un caso isolato in un rischio sistemico.
Il terzo limite è il costo. Implementare l'AI a livello critico richiede investimenti in infrastrutture, governance, sicurezza, auditabilità e formazione, oltre al rispetto delle normative.
Le banche dovranno quindi misurare un nuovo indicatore, l'AI cost ratio, che confronta il costo dell'AI per decisione con il valore generato.


Tra cinque anni la velocità sarà una commodity: ogni operatore saprà dire "sì" in pochi secondi, e nessuno si distinguerà più solo per questo. Il credito si distinguerà su un campo differente: l'intelligenza con cui saprà leggere le persone, includere chi oggi è invisibile al sistema e dire "no" quando è la cosa giusta.
"La prossima fase dei servizi finanziari non sarà definita da chi riuscirà ad automatizzare più passaggi, ma da chi saprà renderli davvero utili, sicuri e comprensibili per il cliente. Perché la partita dell'AI nel credito non la vincerà la banca con la tecnologia più potente, ma quella che avrà capito prima che la fiducia non si automatizza", conclude Piscitelli.


I sei punti chiave:

- L'AI migliora la valutazione cliente passando da dati statici a flussi continui.
- L'AI favorisce l'inclusione di profili creditizi finora invisibili.
- L'AI consente esperienze cliente personalizzate e contestuali.
- L'AI non trasferisce la responsabilità decisionale alle macchine.
- L'AI può aumentare il rischio se gli errori si replicano su larga scala.
- l'AI non porterà è una banca a costo zero, né una banca senza fondamentali.


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