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01/07/2026

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Conoscenza e società moderna - Libro "Quanto vale la conoscenza"

Carrozza (per Egea): la conoscenza è fondamentale per la democrazia e la crescita economica

Senza la conoscenza, con la C maiuscola, non ha senso parlare di tecnologia, transizione ecologica, salute, crescita economica o democrazia, al centro c'è la stessa, silenziosa infrastruttura: la conoscenza. È il tessuto invisibile che collega laboratori e aule scolastiche, decisioni di governo e scelte quotidiane, strategie industriali e aspirazioni delle nuove generazioni.
Ma quanto vale davvero, per un Paese e per le persone, la capacità di generare, condividere e usare il sapere? E cosa accade quando ricerca, università, scuola e politiche pubbliche non sono all'altezza delle sfide che abbiamo di fronte?

A queste fondamentali domande offre risposte interessanti Maria Chiara Carrozza nel suo recente scritto "Quanto vale la conoscenza" edito da Egea, nel quale, con stile chiaro e diretto, l'Autrice riflette sul ruolo del sapere - e della ricerca - in un mondo sempre più veloce, complesso e influenzato dall'impatto dell'intelligenza artificiale, spiegandoci perché il suo valore vada ben al di là della capacità di calcolo di una macchina, e si articoli invece in un esercizio critico, responsabile e radicato nell'esperienza personale. "Una risorsa fondamentale, insomma, non solo per comprendere limiti fisici e politici dell'artificiale, ma anche per preservare autonomia, libertà e qualità della formazione umana e - in ultima istanza - la democrazia, la coesione sociale e la capacità di immaginare il futuro" spiega Carrozza.

Scienziata e docente di Bioingegneria e biorobotica all'Università di Milano Bicocca, già presidente del CNR, ministro dell'Istruzione e rettrice della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, l'Autrice è tra le poche persone realmente titolate a parlare del tema. Infatti si approccia all'analisi con lo sguardo di chi ha attraversato la scienza come ricercatrice, dirigente e protagonista delle istituzioni.
Dalla fisica sperimentale, dove l'autrice si è formata, alla neurorobotica, passando per l'organizzazione dei sistemi di ricerca, la diplomazia scientifica, la relazione uomo- robot e le implicazioni dell'AI generativa nella formazione dei bambini e dei giovani: l'autrice conduce il lettore dove nascono le innovazioni, quali condizioni servono perché i talenti possano fiorire e perché parlare di ricerca significhi sempre, in ultima analisi, parlare di democrazia e di diritti.

I tempi lunghi degli esperimenti, le incertezze, il rischio anche del fallimento (vitale nel progresso scientifico, ndr) il ruolo delle comunità di ricerca, l'intreccio costante con le decisioni politiche. Sono questi i territori che l'Autrice propone al lettore.
La ricerca viene dal futuro

Secondo Carrozza, la scienza è un investimento di lungo periodo, capace di anticipare problemi e opportunità prima che diventino emergenze.
Molte tecnologie oggi centrali - dalle sistemi di intelligenza artificiale alle soluzioni avanzate per la salute - nascono da ricerche avviate decenni fa, spesso prive di applicazioni immediate. Tagliare fondi o frammentare i percorsi scientifici significa allora ipotecare la capacità di un Paese di comprendere e governare i cambiamenti in corso.


Politica della scienza, scienza per la politica

Dalla duplice prospettiva di scienziata ed ex ministra, l'Autrice riflette sul dialogo - talvolta difficile e virtuoso - tra comunità scientifica e istituzioni, mostrando perché le decisioni pubbliche debbano saper dialogare con le evidenze emerse dalla ricerca e come costruire strutture, processi e linguaggi che rendano questo dialogo effettivo, superando sia la tecnocrazia sia la sfiducia populista verso gli esperti.
La quinta libertà e i talenti

Si introduce l'idea di una nuova libertà europea, accanto a quelle di persone, beni, servizi e capitali: la libertà della conoscenza. È la possibilità di formarsi, fare ricerca, muoversi tra istituzioni e Paesi, far circolare idee e competenze, mettendo a fuoco le condizioni necessarie per attrarre e trattenere ricercatrici e ricercatori - carriere chiare, valutazioni trasparenti, riconoscimento sociale del lavoro scientifico - e pone una domanda cruciale: come evitare che i talenti siano costretti a cercare altrove ciò che non trovano in casa?

Gli ecosistemi della conoscenza

La prospettiva si allarga a università, centri di ricerca, imprese, territori e cittadini, considerati come parti di un unico sistema. La conoscenza non nasce in un vuoto sociale: prende forma in luoghi specifici, in cui infrastrutture, reti di collaborazione, politiche industriali e cultura civica si intrecciano. Il libro racconta come gli investimenti nel sapere possano trasformare profondamente i territori, generando innovazione, occupazione qualificata, ma anche nuove responsabilità in termini di sostenibilità e inclusione.


Educazione e formazione al tempo dell'AI generativa

La riflessione si sposta sul terreno della scuola e dell'università. Lontano sia dall'entusiasmo acritico sia dal rifiuto nostalgico, Carrozza si interroga su come cambiano i processi di apprendimento e il ruolo degli insegnanti quando l'intelligenza artificiale entra stabilmente nella vita quotidiana. Non basta insegnare a usare gli strumenti digitali: occorre formare persone capaci di comprenderne il funzionamento, i limiti, le implicazioni etiche e sociali. La domanda di fondo diventa: quali cittadini vogliamo educare in un'epoca in cui l'accesso alle informazioni è potenzialmente infinito, ma la capacità di orientarsi tra saperi diversi è sempre più decisiva? Il valore della conoscenza, insomma, è plurale: culturale, economico, democratico, umano. Conta in termini di produttività e competitività, ma anche di qualità della convivenza civile, di libertà individuale, di capacità di leggere il presente e immaginare il futuro. È ciò che permette a una società di non subire passivamente le trasformazioni tecnologiche, ma di governarle; di non limitarsi a rincorrere innovazioni prodotte altrove, ma di contribuire a definirne direzioni e significati. Il testo si rivolge idealmente a molti interlocutori. l'Italia, l'Europa di oggi, ma soprattutto alle generazioni che verranno, chiamate a progettare un nuovo patto tra conoscenza e società. È un invito a considerare la ricerca non come un lusso per tempi migliori, ma come un bene pubblico strategico, un'infrastruttura essenziale, a pari della Sanità, e a chiedere politiche pubbliche capaci di dare continuità agli investimenti, rafforzare la libertà accademica, sostenere l'innovazione responsabile e costruire ecosistemi della conoscenza aperti e inclusivi. Perché, senza una visione di lungo periodo e senza fiducia nella formazione, non può esserci sviluppo sostenibile né futuro condiviso.

Domande che sorgono: Ma come possiamo assicurare che la conoscenza sia accessibile a tutti? Come possiamo garantire che le politiche pubbliche siano a sostegno della ricerca e dell'innovazione? Quali sono le implicazioni etiche e sociali dell'intelligenza artificiale nella formazione dei bambini e dei giovani?

Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione




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