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Magazine di Gennaio2012



Giorgetti (AllianzGI):
l'Italia ha i numeri
per farcela

In uno scenario internazionale complesso, l'attesa di risposte al problema del debito sovrano influisce sulle strategie



Quale sara' il futuro dell'Italia? E quello della Grecia? Gli Stati europei troveranno un accordo sulle regole del gioco? Quali saranno le sfide del 2012? Qual e' la situazione dei Paesi del BRIC? Ne parliamo con Tomaso Giorgetti, Responsabile della Branch italiana di Allianz Global Investors Europe.

Nelle vostre ultime analisi, emerge fiducia nei confronti del nostro Paese. Perche', a vostro avviso, l'Italia ''ha i numeri per farcela''?

I numeri dell'Italia sono molto buoni, dal punto di vista della patrimonializzazione. Lo stato patrimoniale mostra una solidita' che si basa su un ancoraggio strutturale della nostra moneta alle riserve aurifere. Noi siamo infatti il terzo paese al mondo a livello di riserve aurifere: abbiamo circa 102 mld di euro, valutati a circa 1.700 dollari per oncia. A questo aggiungiamo circa 30 mld di riserve valutarie. Quindi questo rappresenta circa il 25% di quello che e' il nostro stock di debito. Quest'ultimo e' cio' che giustamente preoccupa gli analisti e gli investitori quando guardano a un Paese, quindi la capacita' di rifinanziare il debito. Ovviamente, con tassi di rifinanziamento del 2-3% come si avevano fino a poco tempo fa, e in un circolo virtuoso di ripresa economica, tutto cio' poteva anche essere sostenibile. Ora che i tassi di rifinanziamento si sono elevati, e sappiamo quanto sono importanti e significative le tranche di debito che dovranno essere rifinanziate nel 2012, un tasso del 7% puo' mettere in seria difficolta' la credibilita' e lo stato patrimoniale dell'azienda-Italia. Dal punto di vista del virtuosismo dello stato patrimoniale del nostro Paese, un'altra cosa sicuramente positiva e che ci pone rispetto ad altre realta' in una situazione piu' confortevole, e' il nostro strutturale dell'avanzo di bilancio. Noi abbiamo un avanzo di partite correnti sostanzialmente in pareggio, che si confronta con una media europea particolarmente negativa per alcuni Stati. Ovviamente la Grecia rappresenta il team delle ''maglie nere''. Quindi, ritornando al punto precedente, quello che ci penalizza e' lo stock di debito e l'esigenza di rifinanziarlo. Un'altra leva dove ovviamente il nostro governo sta puntando molto e' far riemergere quella parte di PIL che e' sommerso, e quindi cercare di prendere da questo una importante boccata di ossigeno di gettito fiscale. Tutti questi fattori messi insieme riteniamo possano essere di buon auspicio per far ritornare gli investitori sul mercato italiano. Ovviamente, ci deve essere da parte della politica un ''commitment'' forte per far si' che questo governo possa quelle adottare le norme che ci possono permettere di ritornare credibili agli occhi degli investitori e quindi risanare un poco lo stato patrimoniale del Paese.

Come vedete attualmente la posizione italiana rispetto agli altri Stati europei?
Possiamo dividere gli stati tra quelli ''virtuosi'', come puo' essere la Germania piuttosto che i paesi nordici, e quelli ''meno virtuosi''. Non amo l'acronimo PIIGS, quindi preferisco questa distinzione. Tra quelli meno virtuosi troviamo i paesi che hanno speso molto in passato come, per esempio, la Grecia o la Spagna, che adesso si vengono a trovare in una situazione molto difficile. Lo scenario di questi Paesi e' molto complesso: nel caso della Spagna la crisi economica non assicura quel gettito fiscale in grado di sostenere il debito pubblico, mentre nel caso della Grecia la situazione e' significativamente molto peggiore, tanto che pensiamo che la probabilita' di un'uscita dal mondo euro sia particolarmente elevata. La sua contrazione del PIL e' molto significativa. Se la Grecia uscisse dall'euro, bisognera' inoltre prevedere il conto da pagare anche in termini di effetto domino sul mercato europeo. Quindi, rispetto ai Paesi meno virtuosi, l'Italia e' posizionata meglio, poiche' abbiamo una economia che funziona e molto diversificata. Purtroppo, vediamo i risultati di questa crisi e li leggiamo sul listino della borsa italiana, dove pero' c'e' un fenomeno importante: quello di una concentrazione rilevante sul sistema bancario e finanziario. Il nostro listino ha sofferto piu' degli altri, ma non rispetto ad un'economia che si sta deteriorando in confronto ad altri Paesi. Questo perche' abbiamo una concentrazione del listino su quei titoli che, in un momento di difficolta' che ruota intorno al debito sovrano, ovviamente soffrono di piu'. Questa e' la nostra spiegazione per la sottoperformance del mercato azionario: una componente di titoli finanziari sicuramente piu' importante rispetto agli altri Paesi.

I Paesi del BRIC: non e' tutto oro quel che luccica...

Questa e' un'ottima domanda, perche' l'opinione pubblica e i media sembrano non toccare questo punto. Alcuni macroeconomisti cominciano a portare alla luce quello che sta succedendo ai principali motori della crescita economica internazionale, ossia i Paesi del BRIC. Iniziano a insinuare dubbi sulla credibilita' di questa crescita senza limiti. La Cina sta sicuramente rallentando, ovviamente in misura poco significativa rispetto ai nostri parametri, ma tutte quelle che sono state le ipotesi di crescita e i numeri sui quali noi abbiamo ragionato per fare le valutazioni sono da rivedere. Se si passa da un 9% a un 7% di crescita sembra poco, ma in termini di quello che e' il valore del potere di acquisto e' molto importante. L'India e' anch'essa una economia significativa, che e' servita da motore a molte societa' europee che hanno costituito in loco delle fabbriche per produrre, oppure vi hanno esportato. Qui i segnali non sono cosi' buoni come lo erano in passato. A questo va aggiunto l'incertezza politica della Russia, altrettanto emblematica, e che potrebbe creare non pochi problemi in termini di potere di acquisto di questo importante Paese. Per contro, Russia e Brasile hanno dalla loro parte una grossa ricchezza che e' legata alle materie prime, cosi' come la Cina ha una solidita' di stato patrimoniale, se vogliamo ritornare al concetto di vedere una nazione come una azienda. Noi pensiamo che esista un problema in Cina, ma ci sono ''munizioni'' all'interno dello stato patrimoniale molto forti per poter eventualmente far fronte ad una diminuzione della crescita economica. Le riserve monetarie cinesi sono importantissime e quindi eventuali stimoli all'economia potrebbero essere sostenuti da parte del governo - per rimettere in moto i consumi interni - se dovessero soffrire le esportazioni in risultanza di una diminuzione in termini di acquisti dei Paesi europei e del continente americano.

Quali sono le sfide per le politiche monetarie e fiscali per il 2012?

Le sfide sono quelle che chiede adesso il mercato, ma soprattutto la BCE. Quest'ultima, supportata dal principale azionista, la Bundesbank, prima di aprire i cordoni della borsa vuole vedere una concertazione a livello di singoli Paesi aderenti all'UE in ambito fiscale. La sfida che tutti i singoli stati si pongono per il 2012 e' di trovare una soluzione per cercare di mandare un segnale forte a chi puo' risolvere il problema piu' importante, quello del debito europeo. Ricordiamoci che la grossa differenza tra quello che e' accaduto negli USA nel 2008 (e ancora in corso), e l'Europa e' che negli Stati Uniti c'e' una Banca Centrale che nei momenti di difficolta' apre la borsa, ''mette in moto le stamperie'', e aiuta cosi' il mercato, i consumi e lo stesso settore creditizio. In Europa questo ancora non e' successo e tutto e' legato alla Germania, che finora ha finanziato in maniera significativa i titoli governativi europei (negli ultimi 3 anni oltre mezzo triliardo di euro). Ora giustamente la Bundesbank chiede un segnale tangibile da parte degli Stati europei verso un commitment forte a risolvere i problemi, e non giocare sulla variabile fiscale. Occorre mettere tutti d'accordo sul punto che le regole del gioco debbano essere rispettate da ognuno. Questo dovrebbe mettere, e mettera' sicuramente, in moto la nostra Banca Centrale che, sorniona, attende questa concertazione per cominciare ad utilizzare le armi pesanti.

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