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Magazine di Febbraio2012



Nelle PMI europee
l'85% dei nuovi
posti di lavoro

Tajani: Il contributo essenziale che danno mette in evidenza la loro piu' che mai decisiva importanza nell'economia e la necessita' di agire, ad ogni livello, per sostenerle



Tra il 2002 e il 2010 le piccole e medie imprese (PMI) hanno contribuito per l'85% alla creazione netta di posti di lavoro nell'Unione Europea. Questa percentuale e' nettamente superiore a quella (67%) corrispondente alla quota delle PMI rispetto all'occupazione totale. Nel corso di questo periodo l'occupazione netta nell'economia di mercato e' notevolmente aumentata, in media di 1,1 milioni di posti di lavoro all'anno. È quanto emerge da uno studio sul contributo delle PMI alla creazione di occupazione presentato oggi dalla Commissione europea. Lo studio fa parte del progetto ''SME Performance Review'' e si basa su un'indagine condotta presso le imprese alla fine del 2010 nei 27 Stati membri dell'UE e in 10 paesi partecipanti al programma Imprenditorialita' e innovazione (Albania, Croazia, Islanda, Israele, Liechtenstein, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Montenegro, Norvegia, Serbia e Turchia).
Nel 2010, erano oltre 20,8 milioni le imprese attive nell'Unione europea nel settore non finanziario, di cui il 99,8% erano PMI. Circa il 92% del settore commerciale totale e' costituito da micro imprese, che occupano meno di 10 persone. La tipica impresa europea e' quindi una micro. societa'. Circa il 67% dell'occupazione nel settore non finanziario dell'economia aziendale e' fornito dalle PMI. Le microimprese contribuiscono per circa il 30%, le piccole imprese per circa il 20%, e le medie imprese per circa il 17%. Oltre all'impatto sul welfare nella UE, le PMI hanno anche un effetto positivo sulla crescita economica. Ruolo riconosciuto dalla Commissione Europea.
Nelle PMI il tasso annuo di crescita dell'occupazione e' stato dell'1%, mentre nelle grandi imprese e' stato solo dello 0,5%. Fa eccezione il settore commerciale, in cui l'occupazione e' aumentata nelle PMI dello 0,7% all'anno contro il 2,2% delle grandi imprese, in conseguenza del forte sviluppo delle grandi imprese commerciali, in particolare nel comparto della vendita, manutenzione e riparazione di autoveicoli.
Tra le PMI si deve alle microimprese (con meno di 10 dipendenti) il contributo maggiore (58%) alla crescita netta complessiva dell'occupazione nell'economia di mercato.
A creare occupazione sono in netta maggioranza le nuove imprese (con meno di cinque anni di vita). Le nuove imprese che operano nel settore dei servizi alle imprese hanno creato oltre un quarto (27%) dei nuovi posti di lavoro, mentre quelle che hanno contribuito di meno sono state quelle del settore dei trasporti e delle comunicazioni (6%).
Il vicepresidente della Commissione Antonio Tajani, responsabile per l'imprenditoria e l'industria, ha dichiarato: ''In questo momento critico per l'economia europea le piccole e medie imprese si confermano come la fonte principale di nuova occupazione. Il contributo essenziale che danno alla creazione di posti di lavoro mette in evidenza la loro piu' che mai decisiva importanza nell'economia e la necessita' di agire, ad ogni livello, per sostenerle. Le piccole e le nuove imprese sono senza dubbio la chiave del rilancio della crescita economica''.

Le piccole imprese risentono di piu' degli effetti negativi della crisi
Dall'indagine appare che, se la crisi economica ha lasciato il suo segno sulle imprese di ogni dimensione, sono le microimprese a risentirne maggiormente i contraccolpi. Per effetto della crisi economica del 2009/2010, i posti di lavoro nelle PMI sono diminuiti del 2,4% in media annua, contro lo 0,95% per le grandi imprese. L'evoluzione dell'occupazione e' stata ancora negativa nel 2010, ma le previsioni per il 2011 erano, al momento dell'indagine, in miglioramento. La quota delle imprese nelle quali erano previsti licenziamenti nel 2011 era inferiore a quella delle imprese in cui nel 2010 ci sono stati licenziamenti. Oltre agli effetti sull'occupazione, l'effetto negativo della crisi sulle imprese di gran lunga piu' importante e' il calo della domanda complessiva dei loro prodotti e servizi (menzionato dal 62% delle imprese), seguito dall'aumento dei ritardi nei pagamenti dei clienti (48% delle imprese) e dalla mancanza di liquidita' (31%).

L'innovazione, un'arma contro la crisi
L'innovazione sembra avere effetti positivi: le imprese innovative e quelle dei paesi piu' innovativi conoscono piu' spesso una crescita dell'occupazione e presentano tassi di crescita dell'occupazione piu' elevati. L'indagine mette in luce che le PMI o societa' innovative che operano in economie piu' innovative hanno sofferto meno della crisi economica. Per esempio, mentre il calo della domanda generale e' indicato dal 70% delle imprese nei paesi che sono considerati innovatori ''modesti'', la percentuale scende al 45% nei paesi ''leader'' nell'innovazione.

Qualita' dei posti di lavoro nelle PMI
Lo studio distingue due dimensioni della qualita': qualita' dell'occupazione e qualita' del lavoro. In media e' vero che i posti di lavoro nelle piccole imprese sono meno produttivi, meno retribuiti e meno sindacalizzati rispetto alle grandi imprese. Tuttavia, le microimprese dichiarano di disporre di un vantaggio competitivo rispetto ai loro concorrenti per quanto riguarda aspetti quali l'ambiente di lavoro, la possibilita' di conciliare vita professionale e vita familiare e gli orari di lavoro.



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Le piccole e medie imprese si confermano come la fonte principale di nuova occupazione