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Magazine di Febbraio2012



Mork e Mindy:
dammi tre parole!

Mork viene dal pianeta Ork e Mindy cerca di spiegargli come funziona la vita sulla terra. Una rubrica di Gian Luca Bocchi



Mork: Mindy voglio raccontarti un paio di episodi che mi hanno colpito.

Mindy: Dimmi pure, mi hai incuriosito…

Mork: Ero con alcuni amici una decina di giorni fa. Uno di questi ad un certo punto ha ricevuto una telefonata. Dall'altro capo del telefono era un noto gestore di patrimoni. Mi hanno poi spiegato che e' un professionista che si vede spesso in televisione e che viene intervistato sui giornali. Non ci crederai, ma questo signore stava avvisando il suo amico di comperare il titolo Unicredit a 2,3 euro. Pensa pochi giorni dopo il titolo vale ben 3,75 euro, piu' 60%!!!

Mindy: Caro Mork, la storia del nostro listino e delle comunicazioni degli addetti ai lavori e' ricca di questi episodi. Potrei dire che si regge proprio sull'eccessiva visione di breve termine, che non consente mai di avere invece una strategia vincente nel tempo. Magari non lo ricorderai, ma il nostro listino raggiunse i 51.000 punti nel marzo 2000, in piena bolla internet, per poi oggi oscillare tra i 14.000 ed i 16.000 punti. Cio' significa che mediamente tutti gli investitori hanno perso il 70 %. Se poi, ogni tanto, qualcuno fa ''il colpo'', tipo il +60% da te descritto, significa che la totalita' degli investitori meno uno ha perso il 71%. Non e' un gioco a somma zero, come spesso molti inconsciamente tendono ad immaginare. Qui si crea o si distrugge ricchezza. Anche guardando al mercato con un periodo di riferimento piu' vicino a noi, le cose non cambierebbero di molto. Pensa che a luglio 2007 il nostro listino gravitava ancora a 41.000 circa: per tornare li' dai livelli attuali dovrebbe salire del 150%!!!

Mork: Riconoscerai che pero' e' stato un grande affare. Tanto si sapeva che non poteva fallire!

Mindy: Al di la' del fatto che non conosco in maniera approfondita i dati dell'azienda Unicredit, posso solo osservare empiricamente alcuni aspetti. Come saprai di recente i titoli sono stati accorpati. A dieci 10 vecchie azioni ne e' stata sostituita 1 nuova, il cui valore e' dieci volte quella vecchia. In soldoni, chi aveva 1000 azioni a 0,7 euro al momento dell'accorpamento, se ne ritrova 100 a 7 euro. Dal punto di vista sostanziale non e' cambiato nulla. Scorporando poi i diritti dell'aumento di capitale e adeguando il prezzo di giugno 2007, esso corrisponderebbe al valore di 40 Euro. Siamo alle considerazioni di poco fa. E' stato un buon affare per il risparmiatore investire in un'azienda che in 5 anni e' passata da 40 euro a 3,75 euro? O a 2,3 euro? Perdendo il 90% del proprio valore? E qual e' questo valore?: e' 40?, e' 20?, e' 1? Insomma quanto vale? Sinceramente io non lo so e credo che in pochi lo sappiamo veramente. E' il solito problema delle valutazioni degli asset, dei programmi di sviluppo, del management. Personalmente, ora vedo grandi sforzi per sopravvivere da parte di tutto il sistema bancario che, senza i prestiti straordinari da parte delle Banca Centrale Europea, sarebbe sull'orlo del collasso. Per mia natura, tendo ad investire in quello che capisco e anche nei progetti a medio-lungo termine, perche' ragiono da investitore e non da giocatore. Anche i giocatori, si sa, a turno e ogni tanto vincono. Il problema e', come ci ricorda Dostoevskij, se una volta che hai vinto ti alzi dal tavolo e te ne vai, oppure se nella vita o negli investimenti, continui a giocare finche' perdi tutto.

Mork: Certo che pero' rimango sempre colpito da questi episodi. Ti trasmettono la sensazione di poterti tranquillamente arricchire senza lavorare, disponendo solo di un po' di capitale…

Mindy: E' esattamente l'obiettivo che si da il ''sistema'' - chiamiamolo cosi' per non approfondire troppo la questione – in maniera voluta e non voluta. Ricordati che i processi di acquisto si fondano sull'emotivita', sulla pancia, e spesso l'investitore non si comporta in maniera razionale. A supporto di tutto cio' spesso si ricorre all'utilizzo di parole ad hoc. Pensa che tanti anni fa, nella vendita di servizi finanziari, era vietato l'uso di parole cosiddette ''calde'', quali perdita, ribasso, crollo, negativo. Oggi invece vengono usate tranquillamente: anzi le prime pagine dei giornali li utilizzano per attirare i propri lettori. Un mio collega ritiene che quando questo utilizzo e' prolungato, quando viene accompagnato da paura e terrore, quando i crolli sono in corso, e' sempre bene acquistare qualcosa. Viceversa, quando sentiamo che i mercati veleggiano, l'ottimismo regna sovrano, quando il clima e' da scampato pericolo, si dovrebbe invece vendere. Secondo te in che fase siamo in questo momento?

Mork: Mi pare decisamente nella seconda.

Mindy: Potrebbe essere. Una volta per costruire un rapporto fiduciario ci voleva molto tempo. Ora in pochi mesi a suon di promesse, iniziative e campagne mediatiche, ce ne vuole molto meno. Ma raramente il risparmiatore e' in grado di orientarsi, di cogliere la differenza fra quanto scritto in un blog o da quanto analizzato da un bravo professionista. La ricerca della verita', sempre che esista, e' ricca di ostacoli. Non ci rimane che l'approfondimento e la consapevolezza. Ma dopo decenni di messaggi pubblicitari fatti passare per notizie non e' facile. Chi fornisce le chiavi di interpretazione o la lente di ingrandimento, finisce per essere ''evitato''.

Mork: Anzi, addirittura tacciato di essere anti-italiano! Pensa che proprio ieri ho assistito ad un acceso dibattito mentre ero a prendere il mio aperitivo al bar. Due miei amici si sono verbalmente aggrediti perche' uno dei due sosteneva, come del resto anche molti autorevoli osservatori e commentatori di grandi testate giornalistiche, che la dolorosa vicenda del naufragio del Giglio sia quasi una metafora del paese Italia, in cui progressivamente la meritocrazia nella selezione dei controllori, dei comandanti, degli ufficiali (a sua volta metafora della classe dirigente e dei quadri direttivi) abbia ceduto il passo ad ''altri criteri'', producendo nel tempo le condizioni affinche' in situazioni di disagio, di pericolo, di crisi e di difficolta' la probabilita' di incidenti e addirittura di tragedia si sia moltiplicata. E l'altro appunto l'ha accusato di essere anti-italiano invitandolo ad andarsene dal paese. Tu che ne pensi?

Mindy: Credo, come sempre, che un'analisi oggettiva e forse anche impietosa della situazione sia una base imprescindibile per qualsiasi piano di rilancio. La tragedia del Giglio, cosi' come per la scoperta che le case dell'Aquila erano fatte di sabbia, o le firme degli assessori sui permessi di costruzione nelle zone idro-geologiche a rischio, o gli abusi edilizi perpetrati, la manutenzione del letto dei fiumi e dei canali. Penso a Sarno, alle frane in Sicilia e Calabria, all'alluvione di Genova e in Lunigiana, al crollo dei palazzi o delle scuole in attesa di manutenzione da anni. Gli incidenti, per carita', possono sempre verificarsi, ma l'accanimento con cui si gira ogni volta la testa dall'altra parte in un rimpallo continuo di responsabilita' senza fare nulla per modificare lo status quo, e' purtroppo diventato ricorrente da noi da decine di anni. Le sirene che cantano le meraviglie del Bel Paese vorrei anch'io risentirle, ma per farlo occorre essere impietosi e rimboccarsi le maniche. Oppure far finta di niente e canticchiare un motivetto di qualche anno fa di Valeria Rossi ''Dammi tre parole: sole, cuore, amore''. Vedrai, andremo d'accordo tutti !



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