_Ottobre_2013

economia

I possibili strumenti finanziari per un reale sostegno alle PMI

 

Rolleri e Vico (Assiom Forex): Le iniziative passano per la creazione di fondi d’investimento specializzati e la costituzione di veicoli per la collateralizzazione dei mini–bond

La situazione delle piccole e medie imprese italiane, con qualche rara eccezione che conferma la regola, è caratterizzata da una crisi di liquidità diffusa e profonda. Le cause sono molteplici: dalla riduzione dei ricavi per crollo della domanda, ai pagamenti in ritardo della pubblica amministrazione, alle caratteristiche strutturali del sistema finanziario italiano, incentrato sul ruolo delle banche che a loro volta con le crescenti perdite su crediti, non riescono a fornire nuovi finanziamenti necessari sia per la gestione ordinaria del circolante che per gli investimenti.

I possibili strumenti finanziari per un reale sostegno alle PMI

Il Governo Monti l’anno scorso ha introdotto alcune norme, contenute all’interno del Decreto Sviluppo, volte ad equiparare il regime civilistico e fiscale sul debito delle PMI a quello più favorevole per le società quotate.
A quasi un anno dall’entrata in vigore della prima versione del Decreto sembra evidente come a beneficiare realmente di questo provvedimento legislativo siano in realtà le grandi imprese.
Da gennaio 2013 vi sono state infatti emissioni da parte di corporate italiani pari a 7,5 miliardi di euro, concentrati in 16 grandi società, di cui 6 quotate. Di PMI, come definite dalla raccomandazione della Commissione Europea del 6 maggio 2003, e quindi con fatturato inferiore a 50 milioni di euro e meno di 250 dipendenti, si registrano ad oggi solo cinque società, tra cui si segnalano Buscaini Angelo srl con una cambiale per 10 milioni di euro e la tanto menzionata CAAR con un mini – bond a 5 anni da 3 milioni di euro.

I possibili strumenti finanziari per un reale sostegno alle PMI

Le PMI italiane, come ci ricordano i numerosi studi e ricerche sull’argomento, sono le più numerose dell’Unione Europea e producono oltre il 68% del valore aggiunto del Paese contro una media europea pari al 58% circa.
Le iniziative volte a sostenere realmente le PMI
E’ evidente come ad oggi non esista un mercato dove gli investitori possano comprare un’obbligazione emessa da un’unica PMI. Un singolo mini-bond (di importo compreso tra 500.000 euro e 5 milioni di euro) è infatto privo di liquidità, già poco presente nei bond corporate high yield da 200 milioni di euro. Inoltre, il gap tra aspettative di rendimento degli investitori internazionali e non attivi in questa asset class ed il costo del debito sostenibile per una piccola impresa è ancora troppo alto.
Per colmare questo gap servono iniziative che favoriscano lo sviluppo di prodotti di investimento adatti e con il coinvolgimento di tutti gli operatori di mercato e delle istituzioni pubbliche. Si deve poi evitare che le banche coinvolte “scarichino” sui potenziali investitori le loro esposizioni non in bonis per non compromettere ab initio il buon esito di queste nuove iniziative; l’obiettivo deve essere nuovo credito e non vecchio credito riciclato.

Seguici: 

Le iniziative per creare un vero e proprio mercato del debito PMI e sopperire al problema dimensionale, passano per la creazione di fondi d’investimento specializzati e la costituzione di veicoli per la collateralizzazione dei mini – bond.
Sul primo fronte si intravedono primi segnali concreti di alcuni fondi italiani e non, finanziati principalmente da assicurazioni, fondi pensione ed altri investitori istituzionali alla ricerca di opportunità nel debito. Si sono infatti moltiplicati negli ultimi mesi gli annunci relativi al lancio di fondi specializzati, tanto che si contano ad oggi almeno 14 fondi pronti a partire, per un target di raccolta annunciato pari a quasi 2,5 miliardi di euro. L’ammontare è ancora ridotto se si considera la domanda potenziale complessiva; alcuni studi, come quelli di S&P e di Confindustria, stimano per i prossimi tre anni un funding gap per le imprese italiane tra i 90 e i 120 miliardi di euro, dovuto al continuo contrarsi del canale di finanziamento bancario e al forte bisogno di nuovi investimenti per stimolare la crescita. É comunque un inizio che con il tempo potrebbe allargarsi ad imprese anche effettivamente sotto i 50 milioni di euro di fatturato.

La cartolarizzazione dei mini–bond
Un più efficace ed efficiente volano alla creazione di un mercato del debito PMI può venire dalle emissioni collateralizzate da mini–bond. Come noto, le CDO (collateralized debt obligation) sono state spesso criticate come tra le cause che avrebbero dato l’avvio alla crisi finanziaria. Tali strutture potrebbero oggi tornare utili proprio per un superamento della crisi di liquidità delle PMI italiane, e in questa direzione si sta muovendo il cd. “Decreto del Fare bis”, in cui il governo inserirebbe norme volte ad agevolare e semplificare appunto le procedure per le operazioni di cartolarizzazione.
Il veicolo di cartolarizzazione, al fine di finanziare il pagamento del prezzo di sottoscrizione dei mini - bond, emetterebbe a sua volta titoli obbligazionari (che sarebbero collateralizzati dai Mini-Bond, e quindi per questo collateralised bond obligations, ovvero CBO) che potrebbero essere sottoscritti, a seconda della struttura prescelta, sia da investitori privati che da investitori pubblici.

La struttura potrebbe prevedere due classi di titoli ovvero una tranche senior ed una tranche junior:
 (a) la tranche senior, che potrebbe essere pari al 75-85% circa dei titoli CBO emessi dalla SPV, potrebbe essere sottoscritta da investitori istituzionali, italiani e non, interessati ad assumere il rischio PMI; e
 (b) la tranche junior, pari al restante 15-25% circa dei titoli emessi dalla SPV, potrebbe essere sottoscritta da investitori pubblici o con finalità operative legate al territorio (CDP, SACE, Fondazioni, FEI, etc).
Tali strumenti permetterebbero di amplificare l\'effetto credito, di diversificare il rischio degli investitori, di ridurre il gap tra le aspettative di rendimento degli investitori senior ed il costo del debito sostenibile per una piccola impresa. Bisogna però che le istituzioni si facciano capo della tranche junior, detta anche "equity" o prima perdita, almeno sulle prime emissioni; dopodiché si svilupperà mercato anche per le tranche junior.

La ricostruzione dello stato patrimoniale delle PMI italiane

Se tali iniziative non saranno seriamente prese in considerazione ed incoraggiate, vi è il rischio che il gap che si è creato nel rapporto tra gli impieghi e la raccolta bancaria renda sempre più difficile la “ricostruzione” dello stato patrimoniale delle PMI italiane, impedendo gli investimenti in ricerca e sviluppo ed i processi di crescita e di internazionalizzazione. Vorrebbe dire perdere uno dei principali vantaggi competitivi del paese: il dinamico e spesso innovativo tessuto imprenditoriale italiano formato.
Michele Rolleri e Mattia Vico - Commissione Mercato Dei Capitali Assiom Forex



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