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_Febbraio2013

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O facciamo l’Italia digitale o non si cresce!

 

Carella (Manageritalia): Lo spread con il campione tedesco degli investimenti in ICT è forse ancor più ampio di quello finanziario. Un gap da colmare con l’Europa


L’opportunità offerta oggi dalla tecnologia è irrinunciabile per tutti: paesi, aziende, individui.
Ma lo è ancor più per i giovani che si costruiscono una prospettiva, per le piccole e medie imprese che devono competere nel mondo, per i cittadini che cercano una migliore qualità della vita.
Per un Paese, il nostro, che deve reinventarsi il futuro e che non può farlo se non ripartendo dal 2.0, o se volete, dal digitale.

O facciamo l’Italia digitale o non si cresce!

Infatti, quando parliamo di tecnologia in modo così ampio e allargato, non possiamo che riferirci al digitale.
Che altro non è e vuol dire che sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell\'informazione e della comunicazione (TIC o ICT) per favorire l\'innovazione, la crescita economica e la competitività.
L\'obiettivo principale dell\'Agenda digitale europea (2010) e di quella italiana (che stiamo ancora scrivendo) è infatti ottenere vantaggi socio-economici sostenibili grazie a un mercato digitale unico basato su internet veloce e superveloce e su applicazioni interoperabili.
Quello che, con somma soddisfazione della comunità tecnologica del nostro Paese, è finalmente entrato nel decreto sviluppo bis approvato dal Parlamento a dicembre 2012.
Una serie di importanti novità che interessano tutto il mondo dell’impresa e non solo le aziende del settore e si rivolgono anche a una platea molto ampia di utenti, intervenendo per esempio nel rapporto con la pubblica amministrazione e l’istruzione, la sanità e la giustizia.

la situazione del nostro Paese è di retroguardia

Dando questo upgrade tecnologico per scontato, anche se non lo è per nulla, mi chiedo perché però in nessun programma degli schieramenti politici in vista delle elezioni la digitalizzazione del Paese e i benefici ad essa connessi siano presenti e rilevanti.
È vero che abbiamo la crisi e l’obbligo di dare risposte a chi soffre di più, chi fa fatica ad arrivare a fine mese, chi non ci arriva proprio e chi non lavora più.
Ma proprio questo è uno dei modi, oggi uno dei principali e imprescindibili, per favorire la crescita economica e sociale, la competitività delle aziende e quindi la ripresa dell’occupazione.

Seguici: 

E da questo punto di vista la situazione del nostro Paese è di retroguardia.
Pensiamo che, secondo i più recenti dati Eurostat, le imprese italiane che utilizzano la banda larga sono l’84% del totale, a fronte di una media UE27 di 87% e del 96% di Spagna e Finlandia.
Un gap grave anche a livello sociale: le persone tra 16 e 74 anni che utilizzano internet almeno una volta alla settimana sono il 51% in Italia, il 68% in Europa (media UE27), il 91% in Svezia e il 77% in Germania.
Anche a livello di famiglie con almeno un componente con accesso a internet veloce da casa siamo in coda: Italia 52%, media UE27 67%, Svezia 86% e Germania 78%.
Poi, volendo ricondurre tutto alla competitività del sistema, non è un caso se in Italia le imprese innovatrici sono solo il 38% del totale a fronte di una media UE27 del 35,5% e del 50,1% della Germania.

Insomma, lo spread con il campione tedesco qui è forse ancor più ampio di quello finanziario.
Ma non prendiamocela sempre e solo con lo Stato e con la politica! Soffermiamoci anche sul parallelo upgrade a livello di cultura digitale o 2.0 da parte di tutti noi come cittadini e lavoratori, imprenditori, manager e professionisti di ogni livello.
Oggi 2.0 vuol dire web “dinamico”, e quindi per un’azienda, ma direi meglio per un’organizzazione, si concretizza nell’avere un sito, una presenza sui social ecc.
e sfruttare tutti questi luoghi virtuali
, ma se ci pensiamo bene molto “reali”, dove già avviene tanta della vita sociale ed economica dei nostri tempi.
Essere esclusi da questo nuovo mondo è estremamente limitante, frustrante e direi castrante.
Ma oltre ad esserci, dobbiamo esserci al meglio.
Personalizzando la nostra presenza sulla base di quello che vogliamo, spesso dobbiamo, ottenere come cittadini o organizzazioni.

Pensiamo solo per un attimo alle applicazioni che, come cittadini, il 2.0 ci offre.
Possiamo informarci a 360° (su notizie, luoghi, prodotti/servizi e tanto altro), interagire con chiunque, fruire di innumerevoli servizi.
Insomma, oggi possiamo fare in rete tutto o quasi.
Secondo varie ricerche, l’informazione online supera abbondantemente quella dei mezzi classici: tv, radio e stampa.
Anche come consumatori, se meno della metà di noi compra qualcosa in rete, tantissimi sono quelli che vi cercano offerte, alternative di prezzo ecc.
per poi fare l’acquisto sul punto di vendita.
L’ultima indagine del Centro Formazione Management del Terziario sulla soddisfazione dei consumatori per i servizi in Italia ci dice che oggi tra le imprese chi non è in rete non c’è.
L’indagine evidenzia, infatti, come ormai la rete, il 2.0, sia lo strumento principe per informare e dialogare con i clienti: per essere e stare sul mercato, nella testa e nelle scelte dei clienti. E le informazioni su internet rappresentano un minimo comune denominatore dei clienti per 30 servizi su 40 analizzati.

Ormai il consumatore, spinto anche dalla diminuita disponibilità economica, è diventato molto più esigente e informato e arriva nel punto vendita con un bagaglio di conoscenze approfondite, ricavato principalmente da ricerche sul web.
I confronti che un tempo si facevano andando fisicamente in più punti vendita e confrontando i prezzi degli stessi prodotti, oggi per tanti avviene in rete, con risparmio di tempo, maggiore visibilità su tutta l’offerta e possibilità di interazione e dialogare.
E attenzione a non confondere questo con l’acquisto.
È vero infatti che il fatturato dell’online, seppure in continua crescita, è ancora largamente minoritario, ma le esperienze online aumentano a spron battuto e oggi, in ogni caso, non è determinante vendere, ma essere online.
Proprio questa frequentazione in rete determina per le aziende che ci sono il miglior viatico per creare frequentazione, dialogo e abitudine all’interazione e domani anche allo shopping virtuale.

Tutto questo anche alla luce del fatto che, come alcuni nostri piccoli, ma brillanti, imprenditori stanno sperimentando in modo vincente, il 2.0 e la rete sono un’arma vincente anche e soprattutto per le PMI, che possono agilmente superare confini geografici e di ogni tipo andando a cercarsi il mercato dove c’è, senza bisogno spesso di andarci fisicamente.
Sono la fionda che può permettere a Davide di lottare alla pari con Golia e anche di batterlo.
Non v’è dubbio, per le aziende e per gli individui non è più possibile starne fuori.
Il 2.0 è un modo per collaborare meglio in azienda e tra varie aziende e lavoratori, per essere sul mercato con informazioni, interazioni con i clienti per ascoltare ed essere visti e ascoltati.
Insomma, per esserci.
Anche e soprattutto una piccola azienda – piccola sin che si vuole, anche un singolo professionista – può e deve cogliere in questo nuovo strumento e nelle sue innumerevoli applicazioni un modo per competere al meglio.

Allora è fondamentale sgombrare il campo da remore e retro pensieri che ci fanno pensare che noi no, non lo possiamo fare.
Liberiamo l’energia che tutti in azienda hanno e devono mettere in campo, evitando di pensare, come ancora qualcuno fa, che l’accesso alla rete e ai social network dei dipendenti è solo un modo per perdere tempo e non lavorare.
Creiamo occasioni di incontro, confronto e crescita tra l’online e l’offline, per crescere tutti insieme.
Oggi lo sviluppo e l’applicazione delle potenzialità di internet e delle tecnologie costituisce il principale fattore di sviluppo, con benefici economici e sociali per l’intero Paese.
Allora facciamoci tutti suoi promotori, ogni azienda e individuo convertito sarà un passo in più per cambiare in meglio il Paese, per dare pari opportunità ai giovani, alle tantissime piccole aziende e a tutti noi.

Guido Carella, presidente Manageritalia



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