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04/11/2026

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Formazione e AI: il vero divario è la velocità

Castellani (Cegos): la sfida, oggi, non è più convincere le persone ad adottare l'AI, ma accompagnarle abbastanza velocemente

Quando si parla di Intelligenza Artificiale e lavoro, siamo probabilmente già entrati in una nuova fase. La domanda non è più se l'AI cambierà il nostro modo di lavorare. In molti casi lo ha già fatto. La questione interessante riguarda piuttosto la capacità delle organizzazioni di accompagnare questa trasformazione con la stessa velocità con cui le persone stanno modificando comportamenti, strumenti e modalità di lavoro.
Il Cegos International Barometer 2026 offre, da questo punto di vista, un dato particolarmente significativo: il 79% dei dipendenti utilizza già l'Intelligenza Artificiale generativa, mentre soltanto il 32% dichiara di aver ricevuto dalla propria azienda una formazione dedicata. La distanza tra questi due numeri non racconta necessariamente un ritardo. Racconta soprattutto la velocità con cui il cambiamento sta avvenendo. Le persone sperimentano, provano nuovi strumenti, imparano attraverso i colleghi, la rete e l'esperienza diretta. È una dinamica positiva, perché dimostra curiosità e capacità di adattamento. Ma pone alle organizzazioni una domanda importante: come trasformare questa energia individuale in una competenza realmente diffusa, consapevole e utile al business? È qui, a mio avviso, che si sta aprendo il vero divario.

Non tanto tra organizzazioni più o meno tecnologiche, ma tra quelle capaci di trasformare rapidamente nuovi bisogni in nuove competenze e quelle che continuano a utilizzare tempi e modelli formativi pensati per un contesto che cambiava più lentamente.
Un altro dato del Barometro rende bene questa distanza. Il 77% dei Responsabili HR considera la propria organizzazione abbastanza reattiva rispetto ai bisogni formativi. Allo stesso tempo, il 41% dei dipendenti ritiene che la formazione arrivi troppo tardi. Non credo che una delle due letture sia necessariamente sbagliata. Probabilmente osservano lo stesso fenomeno da prospettive diverse. Molte organizzazioni dispongono di processi di formazione solidi e strutturati. Ma la velocità con cui nascono oggi nuovi bisogni sta modificando il significato stesso di "reattività". Se una competenza diventa necessaria a marzo, identificarla a giugno, inserirla nel piano formativo e svilupparla nei mesi successivi può essere perfettamente coerente con un processo tradizionale. Ma potrebbe non esserlo più rispetto alla velocità del business.

Per questo credo che nei prossimi anni parleremo sempre meno soltanto di formazione e sempre più di Time to Competency: il tempo che separa l'emergere di un bisogno dalla capacità concreta delle persone di affrontarlo. Ridurre questo tempo diventerà una delle principali misure dell'agilità di un'organizzazione. L'Intelligenza Artificiale rappresenta naturalmente il caso più evidente. Lasciare spazio alla sperimentazione individuale è importante, ma non può essere l'unica risposta. Servono principi condivisi, casi d'uso concreti, comprensione dei limiti degli strumenti e capacità di valutarne criticamente gli output. Perché più l'AI diventa capace di produrre risposte plausibili e convincenti, più diventa importante la qualità delle domande e soprattutto la capacità delle persone di giudicare quelle risposte. Ed è proprio qui che emerge un apparente paradosso.


Più tecnologia introduciamo nel lavoro, più alcune competenze profondamente umane acquistano valore. Capacità di decidere in situazioni ambigue, pensiero critico, leadership, collaborazione, capacità di comunicare e di creare fiducia non diventano meno importanti nell'era dell'AI. Probabilmente accade il contrario. Guardando al futuro, dipendenti e Responsabili HR intervistati dal Barometro convergono proprio su questo punto: le qualità che ci distinguono e ci rendono complementari all'Intelligenza Artificiale avranno un peso crescente.
C'è poi un elemento che considero particolarmente importante. Il 67% delle persone dichiara di cercare oggi nel proprio lavoro più significato rispetto a tre anni fa. Anche questo non è un tema separato dalla tecnologia. Adottare nuovi strumenti, cambiare processi e apprendere continuamente richiede energia.  E le persone investono più facilmente quell'energia quando comprendono il senso del cambiamento, il beneficio che può produrre e il ruolo che potranno avere nel nuovo contesto. Per questo la trasformazione delle competenze non può essere considerata soltanto una responsabilità della funzione HR o Learning & Development. Sta diventando una vera questione manageriale.


Il ruolo delle organizzazioni non sarà semplicemente quello di offrire più formazione, ma di costruire un ambiente nel quale apprendere diventi più semplice, più continuo e soprattutto più vicino al momento in cui la competenza serve realmente. Questo significa anche superare l'idea della formazione come evento separato dal lavoro. I programmi strutturati continueranno a essere importanti, ma dovranno convivere sempre di più con modalità di apprendimento più brevi, più accessibili e più vicine ai problemi reali che le persone devono risolvere ogni giorno.
Il Barometro stima, inoltre, che quasi un ruolo su quattro possa essere esposto al rischio di obsolescenza entro i prossimi tre anni. Non significa che un quarto dei lavori scomparirà. Significa, però, che una parte significativa delle competenze richieste potrebbe cambiare rapidamente. La risposta, quindi, non può essere soltanto "formare di più". Deve essere "imparare più velocemente". È una differenza sostanziale. Nel primo caso la formazione rimane un'attività che l'organizzazione offre. Nel secondo diventa una capacità dell'organizzazione stessa: riconoscere un cambiamento, capire quali competenze servono, renderle disponibili e permettere alle persone di applicarle rapidamente. L'AI sta semplicemente rendendo questa esigenza più evidente.


La tecnologia continuerà a evolvere, probabilmente più rapidamente di quanto oggi possiamo prevedere. Alcuni strumenti che utilizziamo oggi saranno superati, altri entreranno nel lavoro quotidiano. Cercare di inseguire ogni singola novità sarebbe impossibile. Possiamo, però, costruire organizzazioni capaci di apprendere più velocemente. Ed è forse questa la competenza collettiva più importante dei prossimi anni.
Il vantaggio competitivo non dipenderà soltanto da chi avrà accesso alle tecnologie migliori. Sempre più spesso dipenderà dalla capacità di trasformare rapidamente quelle tecnologie in nuovi comportamenti, nuove competenze e, infine, risultati. In altre parole, non vincerà necessariamente chi saprà di più, ma chi saprà imparare più velocemente.


Emanuele Castellani, Executive Board Member di Cegos Group & CEO di Cegos Italia

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