Crescita AI: i segnali di allarme nei mercati azionari e creditizi
Artaz (LFDE): riteniamo che sia nel finanziamento, molto più che nei multipli di borsa, che risiede oggi il rischio di una bolla dell'AI
Le ricerche su Google Trends relative al rischio di una "bolla dell'AI" hanno toccato livelli record, evidenziando un crescente scetticismo sulla sostenibilità del settore in borsa. Dopo i picchi di ottobre, Nasdaq100 è sceso del 7% e l'indice SOX dei semiconduttori statunitensi ha registrato un calo del 19%. Parallelamente, le difficoltà della società di cloud "neocloud" CoreWeave hanno incrementato la pressione sul mercato del credito.
"Il termine, è inevitabile, richiama alla mente il 2000 e la bolla Internet, anche se la situazione dei mercati azionari non è affatto paragonabile", spiega Enguerrand Artaz, Strategist, La Financière de L'Èchiquier , sottolineando che il paragone con la crisi dot-com è più retorico che reale. Negli ultimi tre anni, il Nasdaq 100 ha registrato una crescita media del 25,6% annuo, ben al di sotto dei 58,6% medi tra il 1995 e il 2000.

Il rapporto prezzo/utili (P/E) previsto a 12mesi per il Nasdaq supera di poco le 20 volte, inferiore alla media degli ultimi venti anni. Si potrebbe sostenere, a ragione, che questa valutazione moderata sia dovuta ad aspettative di utili molto elevate. Se si riducessero però tali previsioni sugli utili del 30%, il P/E del Nasdaq risalirebbe a circa 29 volte, vicino quindi al livello del 2021 al culmine della ripresa post-Covid. Un livello certamente elevato, tanto più se lo si considera alla luce di quello dei tassi di interesse, che rimane però ben lontano dalle 60-65 volte del 1999", continua Artaz.
Nonostante le valutazioni elevate, è difficile parlare di bolla nei mercati azionari, perché le dinamiche di rendimento non giustificano un eccesso di entusiasmo. Il settore dei semiconduttori, ad esempio, vede l'indice globale scendere a 0,9 volte quello delle azioni globali, avvicinandosi ai minimi degli ultimi due decenni.
Sul fronte creditizio, i credit default swap (CDS) dei soggetti più indebitati, come CoreWeave, sono aumentati notevolmente, segnale che gli investitori obbligazionari richiedono premi più alti per il rischio di insolvenza. "Non pensiamo sia il livello dei mercati a dover preoccupare oggi gli investitori. Se esiste una bolla nel settore dell'AI, è visibile in misura soltanto molto limitata nei mercati quotati. Questa potenziale bolla riguarda le spese di investimento, nei data center in particolare e, ancor più, le modalità di finanziamento di queste infrastrutture. Il rischio deriva da una catena di finanziamento diventata al tempo stesso massiccia, complessa e circolare", precisa Artaz.
I contratti di potenza di calcolo, stipulati da aziende ancora dipendenti da raccolte di fondi, finanziano GPU e data center la cui redditività presuppone una domanda costante. Qualora la monetizzazione dell'AI non dovesse soddisfare le aspettative, la solvibilità dei clienti, il valore dei contratti e gli asset dati in garanzia potrebbero deteriorarsi. In risposta, i finanziatori stringerebbero le condizioni, costringendo gli operatori più indebitati a tagliare investimenti o a vendere capacità, con potenziali ripercussioni su fondi di debito privato, assicuratori, veicoli di cartolarizzazione e, in ultima analisi, sull'economia reale.
"Riteniamo quindi che sia proprio nel finanziamento, molto più che nei multipli di borsa, che risiede oggi il rischio di una bolla dell'AI", conclude Artaz.

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