Il risveglio giuridico contro il politicamente corretto e il woke - Libro "Il pensiero conforme" | BusinessCommunity.it
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28/10/2026

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Il risveglio giuridico contro il politicamente corretto e il woke - Libro "Il pensiero conforme"

Cerrina Feroni (per Rubettino): analizza come il politicamente corretto minacci la libertà di espressione in Italia

La grande retromarcia è cominciata?  Sembra proprio di sì a giudicare dai repentini riposizionamenti? Per anni ci hanno spiegato che il politically correct non era censura, ma civiltà; che il woke non era ideologia, ma progresso; e che mettere in discussione certe narrazioni significava essere arretrati, intolleranti, omofobi, razzisti o semplicemente "dalla parte sbagliata della storia".  Da giurista, l'autrice Ginevra Cerrina Feroni, Vice Presidente del Garante per la protezione dei dati personali nonché Professore Ordinario di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato nel Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università di Firenze, osserva e studia le follie da woke e politicamente corretto da lungo tempo.  E con il suo recente libro Il pensiero conforme. Per una critica costituzionale del politicamente corretto, edito da Rubbettino (2026), analizza il fenomeno non più in una dimensione meramente sociologica o di costume, ma finalmente giuridica. 

È qui che si gioca la vera partita, giuridica e costituzionale.  Se alcune opinioni comportano un prezzo troppo oneroso da sostenere e, dunque, si finisce col tacere; se le regole non scritte del politicamente corretto sono accompagnate da conseguenze sostanzialmente sanzionatorie fino ad arrivare alla delegittimazione professionale e alla "morte civile" dell'interlocutore, allora no, non si tratta solo di "qualche eccesso". I recenti casi sotto gli occhi di tutti parlano da soli con la complicità di certa stampa di sinistra.

Il libro analizza il fenomeno del "politicamente corretto" non come una semplice moda culturale, ma come una minaccia giuridica e costituzionale alla libera manifestazione del pensiero. L'autrice sostiene che il politicamente corretto sia ormai uscito dall'ambito del costume o della sociologia per assumere una vera e propria rilevanza giuridica. Si traduce in una serie di divieti, censure e "interdizioni semantiche" che condizionano il dibattito pubblico. Interessante la c.d. minaccia all'Articolo 21: questa forma di "ortodossia del pensiero" mette a rischio la libertà di espressione, un pilastro del costituzionalismo moderno tutelato in Italia dall'articolo 21 della Costituzione. Il testo descrive inoltre come le pressioni sociali, l'uso ideologico del linguaggio e la moralizzazione della parola pubblica stiano imponendo un pensiero unico e conforme, che finisce per generare nuove forme di discriminazione e prevaricazione anziché eliminarle. Essendo l'autrice una costituzionalista, il libro offre un'analisi rigorosa e accademica su come queste dinamiche linguistiche stiano ridefinendo e riducendo i confini dei diritti fondamentali e delle istituzioni democratiche.

I meriti riconoscibile al libro di Ginevra Cerrina Feroni è l'aver affrontato il tema con gli strumenti del diritto pubblico e costituzionale. L'autrice non esprime un giudizio basato sulle intenzioni (spesso nobili, come l'inclusione), ma analizza in modo tecnico gli effetti concreti che queste restrizioni hanno sulle libertà fondamentali. Inoltre il testo non si configura come una battaglia ideologica a priori, bensì come una riflessione matura sui limiti che una democrazia deve imporsi. Cerca di trovare il difficile punto di equilibrio tra la tutela della dignità sociale, i doveri di inclusione e l'irrinunciabile diritto al dissenso.
In sintesi, il pregio del libro è l'aver fornito una chiave di lettura sistematica e scientifica a un fenomeno pervasivo, offrendo una mappa giuridica per difendere la creatività e la libertà dell'individuo senza rinunciare al rispetto reciproco. L'autrice non riduce il fenomeno a una "guerra tra fazioni", ma cerca di mappare in modo sistematico come la pressione sociale e il conformismo si stiano trasformando in vere e proprie limitazioni dei diritti fondamentali.


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