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28/10/2026

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L'economia mondiale nella morsa dei tassi

De Martinis (Coface): in un'economia interconnessa, dove le crisi regionali si propagano rapidamente alle filiere globali, i rischi aumentano e lo spazio di manovra si restringe

Coface ha aggiornato le proprie valutazioni di rischio paese e settoriali in risposta all'escalation geopolitica dell'estate, segnando tre declassamenti e quattro promozioni a livello nazionale, oltre a 20 variazioni nei settori (12 declassamenti, 8 promozioni). I dati chiave mostrano che il conflitto in Medio Oriente dovrebbe ridurre la crescita globale di 0,5% nei prossimi due anni, il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari/barile a settembre e la crescita prevista per il 2027 è del 2,6% (2,5% nel 2026).
Dati chiave:

- 0,5 punti percentuali: impatto stimato del conflitto medio-orientale sulla crescita globale 2026-2027.

- 100 dollari/barile: soglia del prezzo del petrolio superata a settembre.
- 2,6%: previsione di crescita Coface per il 2027 (2,5% nel 2026).
La ripresa delle ostilità tra Iran e Stati Uniti e l'intensificarsi del conflitto tra Ucraina e Russia hanno messo a dura prova le catene di approvvigionamento, facendo balzare i prezzi di petrolio (+50%) e gas naturale (+100%). I metalli rimangono a livelli elevati, mentre le materie prime agricole hanno registrato aumenti notevoli, in particolare il grano (+40% su base annua) a seguito degli attacchi ai terminal del Mar Nero e delle ondate di calore in Europa.
Questi rincari hanno riacceso timori di una nuova ondata inflazionistica, spingendo le banche centrali a inasprire le politiche monetarie. La Federal Reserve, in linea con la BCE, ha aumentato i tassi di riferimento di 25bps, contribuendo al rafforzamento del dollaro (+6% in termini effettivi) e all'impennata dei tassi a lungo termine di oltre 100bps nelle principali valute dalla fine di febbraio.

"Le imprese, che già da tempo operano in condizioni di incertezza e costi più alti, assistono ora a un aumento del costo del denaro, che si riflette sulla loro capacità di finanziamento", ha commentato Ernesto De Martinis, CEO Coface Mediterranean & Africa Region. "In un'economia interconnessa, dove le crisi regionali si propagano rapidamente alle filiere globali, i rischi aumentano e lo spazio di manovra si restringe. Il nostro compito è aiutare le aziende a gestire l'incertezza e l'impatto dei rischi su liquidità e redditività, per poter sviluppare il business anche in situazioni complesse come quella attuale".
Il rischio paese in Medio Oriente prevede una contrazione dell'attività nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo nel 2026: Arabia Saudita (A3???A4) è vulnerabile agli attacchi alle infrastrutture energetiche, mentre Emirati Arabi Uniti (A2???A3) e Qatar (A3???A4) dipendono fortemente dallo Stretto di Hormuz. Il settore agroalimentare è stato declassato in sei paesi, includendo Francia, Austria, Polonia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Argentina, a causa di condizioni meteorologiche estreme, dipendenza dalle importazioni o difficoltà finanziarie.


Un'economia globale a più velocità si evidenzia nei seguenti contesti:

- Stati Uniti: consumi familiari solidi, investimenti AI, mercato del lavoro vicino alla piena occupazione (tasso disoccupazione 4%).
- Europa: performance leggermente migliore del previsto grazie alla resilienza di Germania e Spagna, con attenzione alla sostenibilità dei conti pubblici francesi.
- Asia: crescita eterogenea; Vietnam (+8,4%) e India (+7,5%) beneficiano di spesa infrastrutturale e AI, mentre la domanda interna cinese si indebolisce e Thailandia e Filippine subiscono l'onere dei costi energetici.


- Africa e America Latina: inflazione elevata alimentata da prezzi agricoli ed energetici, accentuata dal fenomeno climatico ElNiño.
"Il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente riaccende il rischio di un nuovo shock inflazionistico globale", ha dichiarato Jean-Christophe Caffet, Chief Economist di Coface.  "L'aumento dei costi dell'energia, delle materie prime e dei trasporti costringe le banche centrali a mantenere politiche monetarie restrittive, rendendo il contesto sempre più difficile per i governi e le imprese più vulnerabili".

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