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21/10/2026

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Il FMI aumenta le nostre stime e premia la resilienza

L'economia italiana mostra una tenacia inaspettata che costringe gli analisti internazionali a rivedere i propri modelli matematici. Mentre gran parte d'Europa fatica a trovare un ritmo costante, le nuove previsioni PIL Italia tracciano un percorso di moderato ottimismo che interessa da vicino il mercato e le strategie di investimento a lungo termine. Il Fondo Monetario Internazionale, all'interno del suo recente World economic outlook, ha ritoccato verso l'alto le prospettive per il nostro Paese. Forse a Washington hanno finalmente capito che la resilienza delle imprese italiane non è un fenomeno passeggero, ma una realtà strutturale con cui fare i conti.

Le cifre aggiornate indicano un cambio di passo per il prossimo biennio. La crescita del PIL per il 2026 è stata spostata dal precedente +0,5% calcolato a luglio a un più solido +0,8% (Giorgetti spera in un +1,0% finale). Si tratta di un segnale di fiducia che si estende anche al 2027, con una stima portata al +0,6%. Questi numeri si inseriscono in un quadro che vede il 2025 assestarsi su un incremento dello 0,5%.
L'analisi trimestrale offre ulteriori spunti di riflessione per chi osserva le dinamiche macroeconomiche:

- il quarto trimestre del corrente anno dovrebbe registrare un progresso del +0,5% rispetto allo scarso +0,1% ipotizzato in estate;

- per il 2027 la proiezione finale tocca il +0,9%, segnando una lieve limatura rispetto al +1% inizialmente previsto;

- il prodotto interno lordo nel 2025 conferma una tenuta dello +0,5% complessivo;

- le stime per il 2026 salgono di 0,3 punti percentuali toccando quota +0,8%;

- la crescita prevista per il 2027 si attesta al +0,6%.


Il contesto della crescita economica area euro appare però meno brillante se osservato nella sua totalità. L'ex locomotiva della Germania dovrebbe segnare un +1,3% nel 2026 per poi decelerare al +1,1% l'anno successivo. Alla luce dei risultati fin qui emersi nel corso dell'anno- dalla produzione industriale all'export in grande difficoltà, fino ai problemi di bilancio e futuri tagli - non si capisce tutto questo ottimismo. Forse si spera nella riconversione dell'automotive in industria bellica.
In Francia la situazione appare ancora più contratta, con un incremento dello 0,4% per l'anno in corso e uno 0,7% per il prossimo.
L'intero blocco della moneta unica sconta il peso di costi energetici che non accennano a diminuire in modo drastico. La fiducia dei consumatori resta debole, eppure l'economia italiana sembra navigare queste acque agitate con una stabilità superiore ai vicini d'oltralpe.


La dinamica dei prezzi e del lavoro aggiunge complessità al quadro generale. L'inflazione in Italia è destinata a salire al +3,3% nel 2026, dopo aver toccato un minimo del +1,6% nel 2025. Solo successivamente, nel 2027, si dovrebbe assistere a un raffreddamento verso il +2,8%. Sul fronte dell'occupazione, il tasso di disoccupazione è previsto in calo al 5,6% per quest'anno, migliorando il 6,1% del 2025. Ma non è tutto oro quello che luccica: per il 2027 si attende un lieve rimbalzo della disoccupazione che potrebbe risalire al 5,8%.
Le imprese che operano nel settore B2B devono monitorare con attenzione questi sbalzi, poiché il costo del denaro e la disponibilità di manodopera restano variabili instabili. A livello europeo, la crescita si fermerà all'1,1% quest'anno. Malgrado il balzo del 2,6% registrato nel secondo trimestre, i rischi legati alla stabilità dei prezzi rimarranno concreti. Il FMI stima che l'inflazione nell'area UE resterà ancorata intorno al 3% per buona parte del prossimo anno. In questo scenario, l'Italia si ritaglia un ruolo di inattesa solidità, pur dovendo gestire una pressione inflattiva che tornerà a farsi sentire prepotentemente tra dodici mesi.


Un'osservazione attenta rivela come le previsioni economiche assomiglino spesso a un meteo variabile: oggi c'è il sole sulle stime italiane, ma è sempre bene tenere l'ombrello degli investimenti prudenti a portata di mano. Le decisioni prese a Bruxelles e le politiche della BCE saranno determinanti per capire se queste correzioni al rialzo si trasformeranno in benessere reale o se resteranno semplici cifre su un foglio di calcolo di qualche burocrate annoiato.
Claudio Gandolfo

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