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21/10/2026

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Nuove regole ESG, microplastiche e suolo: cosa devono fare le imprese ora

Nucci (ITC Law): le aziende affrontano obblighi ESG, piani anti-microplastiche e monitoraggio del suolo, ma la copertura assicurativa resta rara

Il disegno di legge delegato per il 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il4agosto, è ora in esame al Senato. Il testo assegna al Governo il compito di recepire tre normative europee che interesseranno direttamente le imprese italiane.
- Articolo6: recepisce la direttiva "OmnibusI" (UE2026/470) e allarga gli obblighi di rendicontazione ESG alle grandi aziende (oltre1000 dipendenti o450milioni di fatturato). La vigilanza sarà a carico di Consob e del MEF, con sanzioni previste dal D.Lgs.?39/2010. Il regime completo entrerà in vigore con i bilanci del2027, mentre un periodo transitorio di due anni avrà sollievo chi ha appena concluso il primo esercizio di reporting.

- Articolo10: adegua la normativa nazionale al Regolamento (UE)?2025/2365 sulle microplastiche. Chi produce, trasporta, stocca o pulisce pellet di plastica oltre le5tonnellate annue dovrà redigere un piano di gestione dei rischi, prevenire dispersioni e conservarne la documentazione. Il decreto attuativo, atteso entro quattro mesi dall'entrata in vigore della legge, definirà autorità competenti e sanzioni, escludendo le imprese già certificate EMAS.
- Articolo5: recepisce la direttiva sul monitoraggio del suolo (UE2025/2360). Le verifiche ambientali diventeranno obbligatorie in caso di trasformazione, riqualificazione o cessione di terreni produttivi.

"Oggi, nell'ambito delle microplastiche, l'obbligo di intervenire immediatamente in caso di dispersione di pellet si applica già dal 16 dicembre 2025, anche in assenza di un danno ambientale accertato o di un procedimento amministrativo, mentre il piano di gestione dei rischi e i registri diventeranno cogenti dal 17 dicembre 2027", spiega l'Avv. Roberta Victoria Nucci di ITC Law. "Le imprese che rientrano nel perimetro del Regolamento, dalla produzione al trasporto, dalla semplice movimentazione dei pellet alla pulizia dei container, farebbero bene a non aspettare l'ultimo momento per adeguarsi. Lo stesso vale, con tempi diversi, per gli obblighi ESG e per il nuovo sistema di monitoraggio del suolo. Chi si muove per tempo può costruire piani di gestione dei rischi solidi e proporzionati su cui calibrare anche le coperture assicurative, mentre chi rincorre la scadenza rischia di trovarsi scoperto proprio quando la norma chiede di reagire subito".


Il principio "chi inquina paga" (Polluter Pays Principle, PPP) è stato oggetto di un Fitness Check pubblicato il16luglio dalla Commissione europea. L'analisi, basata su 76 atti UE, rileva che la prevenzione è ben coperta, mentre la responsabilità per danni effettivi rimane poco internalizzata. Quando l'operatore è insolvente, i costi ricadono sullo Stato e, di conseguenza, sui contribuenti.
Secondo Eurostat, la spesa europea per la protezione ambientale (NEEP) ammonta a357miliardi di euro all'anno, ma le tasse ambientali raccolte sono intorno ai320miliardi, inferiori alle stime del danno monetario, che variano da268a428miliardi di euro annui solo per l'inquinamento atmosferico industriale.


In Italia, la situazione è più critica: l'Osservatorio PoolAmbiente, basandosi sulla terza rilevazione statistica ANIA, indica che solo lo0,89% delle imprese possiede una polizza di responsabilità ambientale, nonostante nel 2023 le coperture siano cresciute del32,6% rispetto all'anno precedente. Il divario è definito strutturale a livello europeo e genera "siti orfani" dove il responsabile non è individuabile o non provvede. Il rapporto ISPRA 424/2025 elenca 484 di questi siti, già finanziati con 500milioni di euro di fondi pubblici.
Il Primo Rapporto sul Mercato delle Bonifiche (REFRicerche,?2025) stima il valore potenziale del mercato italiano delle bonifiche tra43e92miliardi di euro, di cui29,5miliardi di competenza privata. L'assenza di copertura assicurativa spinge la spesa verso la finanza pubblica.


PoolAmbiente, consorzio di coassicurazione nato nel1979 dopo il disastro di Seveso, sottolinea che il gap non è solo una questione di prodotti assicurativi, ma di cultura del rischio. Il primo passo è riconoscere l'esposizione dell'attività, indipendentemente da dimensioni o settore. Da lì nasce la necessità di un piano di gestione dei rischi completo, che includa manutenzioni programmate, controlli periodici sui punti critici e formazione continua del personale. Solo le imprese che sanno individuare e presidiare i propri rischi saranno in grado di scegliere consapevolmente le coperture assicurative più adeguate.

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