Benessere sul lavoro: il 38% dei dipendenti italiani insoddisfatti e le 5 leve chiave per cambiare | BusinessCommunity.it
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07/10/2026

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Benessere sul lavoro: il 38% dei dipendenti italiani insoddisfatti e le 5 leve chiave per cambiare

Vecchione (Tack TMI Italy): il benessere in azienda dovrebbe essere oggi una priorità strategica, non soltanto perché determina la qualità dell'esperienza quotidiana delle singole persone, ma perché produce effetti positivi sull'intera azienda

Il 38% dei lavoratori in Italia dichiara di non godere di un adeguato benessere sul posto di lavoro, secondo la survey "Il valore del benessere nel lavoro" realizzata da TackTMI Italy su 1.500 dipendenti. Il dato sale al 55% nella fascia d'età 35-44 anni, un periodo caratterizzato da maggiori responsabilità e difficoltà nel conciliare vita privata e professionale. La ricerca evidenzia anche un divario di genere: il 66% degli uomini valuta positivamente il proprio benessere, contro il 57% delle donne.
"Mentre il 39% degli intervistati dichiara di avere un carico di lavoro difficile da sostenere, il 41% riferisce una situazione di stanchezza frequente, accompagnata da poche energie e difficoltà di concentrazione. Condizioni che, se prolungate, possono compromettere la sostenibilità dell'attività lavorativa e ridurre la capacità di mantenere adeguati livelli di partecipazione e coinvolgimento. Eppure, il benessere in azienda dovrebbe essere oggi una priorità strategica, non soltanto perché determina la qualità dell'esperienza quotidiana delle singole persone e dei team di lavoro, ma perché produce effetti positivi sull'intera organizzazione", commenta Irene Vecchione, Amministratrice delegata di Tack TMI Italy (Gi Group Holding). "Un ambiente professionale percepito come di scarsa qualità può influenzare la decisione del singolo dipendente di restare in azienda e la sua disponibilità a investire energie nel proprio ruolo, fino ad arrivare a compromettere l'attrattività generale dell'azienda verso nuovi talenti. Per questo, partendo da un ascolto strutturato delle persone, è più che mai indispensabile passare dalla logica del lavoro come un semplice luogo in cui si condividono task a quella di ambiente: ossia contesti nei quali relazioni, sviluppo delle competenze, organizzazione e cultura contribuiscono congiuntamente al benessere, alle performance complessive e alla crescita del business".

Principali cause di malessere individuate nel sondaggio (prime cinque):

- Scarsa valorizzazione del proprio contributo (30%).
- Mancanza di opportunità di formazione e crescita (24%).
- Gestione inadeguata dei carichi di lavoro (23%).
- Clima aziendale negativo (20%).
- Insufficiente riconoscimento da parte dei manager (34% lo giudicano insufficiente).
Fattori che migliorano il benessere (prime cinque):

- Relazione con i colleghi (39%).
- Stabilità e sicurezza del posto di lavoro (31%).
- Possibilità di pause e tempi di recupero adeguati (26%).
- Flessibilità oraria (25%).
- Relazione positiva con il responsabile (20%).

La ricerca collega un clima positivo alle soft skill relazionali. Le competenze più associate a un miglior benessere (prime cinque):

- Lavoro in team (32%).
- Comunicazione efficace (27%).
- Gestione delle relazioni (24%).
- Intelligenza emotiva (22%).
- Empatia (22%).
Misure richieste dalle aziende per accrescere il benessere (prime cinque):

- Benefit economici (50%).
- Flessibilità negli orari di ingresso e uscita (38%).
- Smartworking o lavoro da remoto (36%).
- Programmi di formazione mirati (non indicati ma implicati).
- Politiche di salute mentale (implicite nella richiesta di supporto).
Tra le iniziative già sperimentate, lo smartworking è considerato la più efficace (62% di chi l'ha provato lo ritiene positivo), seguita dalla flessibilità oraria (49%), pause programmate (42%), rispetto dei tempi di riposo (41%) e diritto alla disconnessione (41%).


"La ricerca mostra con chiarezza il valore del benessere nel lavoro e come debba diventare una componente strutturale del modello organizzativo, non un insieme di iniziative episodiche", conclude Vecchione. "La domanda di un impegno più sistematico da parte delle aziende è evidente: il 64% dei lavoratori ritiene che le organizzazioni dovrebbero investire di più e con maggiore continuità nel benessere, anche destinandovi risorse oggi impiegate altrove. Diventa quindi fondamentale il ruolo della leadership per progettare soluzioni aderenti alle esigenze reali delle diverse popolazioni aziendali che superino approcci indifferenziati. In questa prospettiva, l'investimento formativo sulle soft skill, a partire dalla capacità di lavorare in team e di comunicare efficacemente, contribuisce al raggiungimento dei risultati, intervenendo sulla qualità delle relazioni nei contesti lavorativi. Si tratta di una dimensione sempre più rilevante sia per il benessere delle persone sia per l'employer branding dell'organizzazione".


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