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30/09/2026

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Supply chain: il terzo rischio più temuto dalle imprese italiane

Belmonte (Gi HR Services): le imprese valutano il rischio di filiera ma la vulnerabilità resta sottovalutata

Nel panorama dei rischi non-finanziari, la gestione della catena di fornitura e dei processi operativi sta guadagnando importanza. Un'indagine di Gi HR Services - unità di Gi Group Holding specializzata in outsourcing e consulenza HR - rileva che i fornitori, gli appalti e la filiera rappresentano il terzo rischio più segnalato dalle aziende italiane, dopo il digitale e la cybersecurity e i rischi finanziari e di mercato.
I dati mostrano però una discrepanza significativa tra percezione e vulnerabilità: solo il 10% delle imprese si sente molto esposto lungo la supply chain, il 57% riporta un livello intermedio e il 33% ritiene di essere poco o per nulla a rischio. Nonostante ciò, l'87% riconosce che un problema di un fornitore esterno può avere effetti a catena su operatività, reputazione, clienti e costi.

Rischi più rilevanti per le aziende italiane - classifica del campione:

- rischi digitali e di cybersecurity (46%).
- rischi finanziari e di mercato (41%).
- rischi legati a fornitori, appalti e filiera (29%).
- rischi reputazionali e relazionali con clienti e partner (28%).
- rischi geopolitici (28%).
Il 62% delle imprese opera con più livelli di subfornitura, mentre il 68% utilizza contratti di appalto, ampliando i punti di vulnerabilità.
Le "zone cieche" della filiera emergono soprattutto nei subfornitori: il 46% delle aziende li considera la fonte principale di rischio, ma solo il 20% monitora il secondo livello e appena il 2% il terzo. I fornitori storici, percepiti come affidabili, sono indicati dal 17% come maggior rischio, ma la loro verifica è spesso trascurata.

La capacità di misurare l'impatto è limitata: il 28% delle organizzazioni ha subito perdite legate alla supply chain, ma solo il 12% è riuscito a quantificarne l'effetto.
Il rischio di filiera non è solo una questione di shock esterni; è frequente nella gestione quotidiana. Il 38% delle imprese segnala che picchi di attività, urgenze, pressioni su costi e tempi riducono la qualità dei controlli, favorendo scorciatoie operative. Inoltre, il 35% fa affidamento quasi esclusivamente su controlli documentali, senza verifiche operative aggiuntive.
Gli impatti più segnalati includono danni reputazionali (41%) e perdita di clienti o opportunità commerciali (40%), oltre a interruzioni operative (40%).


Per quanto riguarda i presidi, il 29% delle aziende non dispone di un organismo interno o esterno continuo per gestire questi rischi, e solo il 12% giudica il proprio sistema di controllo completamente adeguato; il 57% lo considera parzialmente adeguato. La chiarezza delle responsabilità resta limitata: il 29% ritiene che siano ben definite, il 45% solo parzialmente.
Guardando ai prossimi 2-3anni, il 61% prevede un aumento della rilevanza del rischio di filiera e il 57% intende rafforzarne il presidio. Solo il 10% prevede interventi molto significativi. Le priorità individuate sono: definizione più precisa dei criteri di qualificazione dei fornitori, maggiore tracciabilità dei dati e migliore integrazione dei sistemi.


Il supporto di partner esterni qualificati è ritenuto utile dal 71% delle imprese, soprattutto per audit operativi lungo la filiera (38%), per la definizione di standard e procedure (34%) e per il monitoraggio continuo con reporting (33%). Gli ostacoli principali sono budget limitati (46%), sufficienza delle risorse interne (38%) e complessità nella condivisione dei dati (36%).
"Abbiamo realizzato questo studio di mercato per offrire una lettura più approfondita circa un tema che sta assumendo un peso crescente nelle agende strategiche delle imprese. I risultati confermano una consapevolezza ormai diffusa e la necessità di compiere un ulteriore passo avanti nella strutturazione dei presidi, nella continuità del monitoraggio e nella capacità di misurare gli impatti - dichiara Marcello Belmonte, Managing Director di Gi HR Services - Governare il rischio di filiera significa oggi proteggere la continuità operativa, la reputazione, la compliance e la solidità del business. Per questo, il ruolo di un partner esterno qualificato può essere particolarmente utile, affiancando le responsabilità interne con un supporto specialistico capace di rendere più efficace il presidio, portare metodo e capacità di verifica e offrire una lettura integrata dei processi. È un passaggio decisivo per trasformare la consapevolezza in governance e la gestione del rischio in una leva di resilienza".

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