Prezzi del gas in Europa a 74 ?/MWh: l'allarme per l'inflazione e l'industria
Bienvenu (LFDE): a rischio la competitività europea. L'inverno si preannuncia «caldo» dal punto di vista energetico
Il prezzo del gas in Europa è arrivato a 74 euro/MWh il 2settembre, il livello più alto registrato dal 2023. Il valore supera il picco della primavera scorsa, quando il conflitto tra USA e Iran aveva spinto i costi verso l'alto. Non raggiunge però gli storici record del 2022, quando la crisi ucraina aveva spinto la tariffa oltre 300 euro/MWh. Dal 2026 i prezzi mostrano una tendenza costantemente al rialzo, ben al di sopra delle previsioni di inflazione di alcune istituzioni, tra cui la BCE. "Potremmo di conseguenza andare incontro a un'inflazione in futuro superiore al previsto, e lo stesso dicasi per la pressione sui tassi", afferma Alexis Bienvenu, Gestore, La Financière de l'Échiquier (LFDE).
Le tensioni allo Stretto di Hormuz aggravano il problema. Dopo una breve tregua a giugno, i negoziati tra Iran e USA sono in stallo, senza segnali concreti di riapertura. Lo stretto forniva circa il 20% del GNL mondiale; la sua chiusura ha creato un vuoto che solo il 75% dei volumi persi è stato compensato da altre regioni, secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia.

Anche un ipotetico riavvio dello stretto non risolverebbe subito il disequilibrio. Il Qatar, principale esportatore di GNL, sta affrontando problemi tecnici nei suoi impianti di liquefazione. In particolare il complesso di Ras Laffan, il più grande al mondo, resta parzialmente inattivo. Il ritorno a piena capacità richiederà mesi, un intervallo incompatibile con l'avvicinarsi dell'inverno.
Le scorte di gas in Europa sono al 65% della media storica, ben al di sotto dell'88% tipico di questo periodo, secondo Gas Infrastructure Europe (GIE). "Il divario è considerevole e fa presagire un approvvigionamento particolarmente critico quest'inverno", ha spiegato Bienvenu. Il basso livello è dovuto a prezzi elevati che hanno ridotto gli incentivi a fare riserve, alla concorrenza dell'Asia per il GNL e a un'estate molto calda, che ha spinto a consumare più gas per la climatizzazione.
A livello nazionale, la Germania è la più vulnerabile: le sue scorte sfiorano il 50%, mentre il settore industriale rimane fortemente dipendente dal gas.
Le condizioni meteorologiche globali possono aggravare la situazione. ElNiño, attivo quest'anno, sta riscaldando e prosciugando parti dell'Asia e del Pacifico, spingendo la domanda asiatica di GNL verso l'alto per la climatizzazione e riducendo la produzione idroelettrica.
L'insieme di questi fattori preannuncia tensioni significative sul mercato europeo del gas durante l'inverno. Il risultato potrebbe essere un aumento dell'inflazione e una riduzione della produzione industriale. Alcuni settori, come il nucleare, le energie rinnovabili, gli operatori dell'elettrificazione e i produttori statunitensi di GNL, ne trarranno vantaggio. Altri, come le industrie chimica, fertilizzanti e siderurgica, rischiano di subire ingenti danni.
Il problema non è solo inflazionistico, ma anche competitivo. Gli USA godono di un mercato del gas autosufficiente, mentre l'Europa resta dipendente dalle importazioni di GNL. Un divario di prezzo prolungato tra le due sponde dell'Atlantico penalizza la competitività industriale europea. L'Europa ha evitato la crisi energetica del 2022, ma non è garantito che possa contrastare il declino industriale a medio termine se i costi del gas rimarranno elevati. "Pertanto, a prescindere dalle temperature, l'inverno si preannuncia «caldo» dal punto di vista energetico: una nuova prova per la competitività europea", ha concluso Bienvenu.

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