La storia dell'Azienda Agricola La Madonnina, tra tradizioni e vigne a PARMA - Vinicitor Sapiens
Gorgatti (La Madonnina): la riscoperta della rara uva Termarina definisce un legame unico tra le colline e la cucina locale
Prima della pausa estiva merita raccontare la storia dell'Azienda Agricola La Madonnina, sita a Torrechiara, distante solo 12 km da Parma, che si adagia sulle colline parmensi. Siamo in un affascinante territorio, ricco di bellezze naturali e rimandi storici che si perdono nel tempo. Nel XV secolo il luogo dove oggi sorge La Madonnina faceva parte dei possedimenti del Monastero benedettino di S. Maria della Neve, fatto costruire da Pier Maria Rossi, feudatario di Torrechiara. Il nome La Madonnina rimanda a una statuetta raffigurante la Vergine che segnava i limiti non oltrepassabili dai monaci senza un permesso abbaziale. Sorto su un'antica villa romana, l'agriturismo vanta un vigoroso passato testimoniato anche dal ritrovamento di un vasto mosaico a tessere marmoree bianche e nere, attualmente conservato presso il Museo Archeologico di Parma.

La proprietà, dopo diversi passaggi ed alterne fortune nel 1997 viene acquistata dagli attuali proprietari Giorgio Pavesi e Paola Gorgatti, che conquistati dalla bellezza di questo luogo decidono di investirci le proprie energie sia rilanciando la produzione vitivinicola sia ristrutturando una parte delle antiche strutture per farne un incantevole agriturismo, inaugurato nel 2005.
La proprietà conta 25 ettari, di cui 10 a vigneto posti in un paesaggio armonico e di estrema unicità, a 220-250 metri di altitudine. Qui la regina è l'uva Tramarina, vitigno autoctono, a lungo dimenticato e che oggi solo Giorgio e Paola coltivano. "E' un'uva con grappoli dagli acini molto piccoli e senza vinaccioli e ogni vite accoglie almeno un grappolo con un acino grosso contenente i semi" ci racconta Paola Gorgatti. La collocazione in altezza permette di valorizzare il vento che arriva direttamente da La Spezia, con effetti sul microclima locale che si riverbera sulla vite e da qui nel vino.
"Nei secoli passati, nelle colline di Talignano e di Segalara trovava diffusione l'uva Tramarina, nelle due varietà rossa e bianca, chiamata anche toscanamente uva passerina perché ricercata e beccata avidamente dai passeri" ricorda Paola. Giorgio è cultore delle vigne, trascorre le sue giornate nei campi tra filari e viti. Allievo del padre, ha saputo imparare e custodire l'arte della trasformazione dell'uva diventando oggi l'unico produttore di vino Termarina. La moglie Paola, di origine mantovana, è riuscita a valorizzare la cucina tradizionale parmigiana. La semplicità e l'espressione del gusto sono le caratteristiche che ha scelto di privilegiare nei suoi piatti.
La produzione annuale si attesta sulle 10-15mila bottiglie, in ragione anche della resa, vendute prevalentemente in Italia. "Privilegiamo portare le persone in azienda, per far conoscere loro la storia di questi luoghi, le peculiarità delle nostre uve e far gustare il vino come tassello dell'offerta gastronomica del territorio" ricorda Paola.
Tra le etichette più caratterizzanti la peculiarità del territorio si segnalano Alba Rosa, rosato di autoctono Termarina, il Rugiada Rossa, rosso frizzante sempre a base di Termarina, il Terra e Mare Barricato e il Chiaro di Luna, Malvasia Casalini e per finire Oro, bianco sempre di Termarina.
Curiose le etichette dei vini, con raffigurati richiami ai loghi, al rapporto tra luna e sole, tutti ridisegnati dal figlio della coppia, Francesco Pavesi architetto.
Guardando al futuro pur tra le difficoltà che il comparto affronta, ad iniziare dal calo dei consumi e dalla mancanza di mano d'opera specializzata, Paola e Giorgio hanno le idee molto chiare. "Siamo una piccola realtà e questo, paradossalmente, ci mette nella condizione di non dover inseguire le mode e i trend e di concentrarci su quello che ci piace e sappiamo fare meglio. Siamo padroni del nostro destino e possiamo quindi implementare le nostre idee" sintetizza Paola.
Paola, infine, è la Delegata per la Regione Emilia Romagna dell'Associazione Donne del Vino, realtà molto importante e attiva il cui fine è di valorizzare il ruolo femminile nell'enologia e di mettere a fattor comune idee ed esperienze. "Credo molto in questo progetto e la recente Convention Nazionale 2026 Donne, vino, cibo. Territori che si raccontano: quando il gusto diventa destinazione, svoltasi a Parma, Modena, Reggio Emilia, 12-14 giugno ne è stata la conferma. Un incontro con oltre 100 professioniste del vino provenienti da tutta Italia (imprenditrici, enologhe, sommelier, giornaliste, comunicatrici, avvocate, architette) attraverso cantine, caseifici, siti UNESCO, masterclass e cene di gala, in un programma che ha intrecciato degustazione, cultura del territorio e narrazione dell'identità" conclude.
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione

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