Data center: non nel mio giardino!
Bienvenu (LFDE): la resistenza nei confronti dei data center ricorda per l'appunto che l'economia dell'AI non è solo virtuale, ma anche materiale e politica
Istituzioni e investitori stanno rimandando progetti di data center per un valore di circa 286miliardi di dollari, a causa di crescenti opposizioni locali. Le moratorie si sono concentrate soprattutto negli Stati Uniti, dove Virginia del Nord - primo polo mondiale dei data center - è diventata il simbolo della resistenza. Altri stati con restrizioni includono Arizona, Texas, Pennsylvania e Michigan. Anche Europa, India e Brasile hanno registrato movimenti analoghi, con residenti preoccupati per l'aumento della bolletta elettrica, il rumore, la pressione sulle risorse idriche e la trasformazione dei paesaggi in aree industriali.

Secondo Morgan Stanley, tra il 2025 e il primo trimestre del 2026 i ritardi e le cancellazioni hanno coinvolto progetti per 286miliardi di dollari, non solo per le proteste ma anche per i costi aggiuntivi e i tempi più lunghi. "Al centro delle controversie campeggia la questione delle risorse, in primo luogo quella idrica. I nuovi data center dedicati all'AI producono enormi quantità di calore e richiedono sistemi di raffreddamento che spesso ricorrono all'evaporazione. Questo consumo è particolarmente critico in un contesto caratterizzato dall'intensificarsi delle siccità e delle ondate di calore. Nelle regioni già soggette a stress idrico, come l'Ovest degli Stati Uniti, coloro che si oppongono ai progetti di data center sottolineano che bisogna trovare un trade-off tra esigenze delle famiglie, dell'agricoltura, dell'industria e degli ecosistemi naturali", afferma Alexis Bienvenu, Gestore, La Financière de l'Échiquier (LFDE).
Le critiche non si limitano all'acqua. I centri di calcolo gravano sulle reti elettriche, aumentano le emissioni di gas serra e provocano l'artificializzazione del suolo. Morgan Stanley stima che lo sviluppo globale delle infrastrutture di calcolo legate all'AI possa produrre circa 2,5gigatonnellate di CO? entro il 2030, pari al 40% delle attuali emissioni annuali degli Stati Uniti. Per mitigare questi impatti, si stanno sperimentando tecnologie di raffreddamento a liquido, riciclo dell'acqua e recupero del calore. Ridurre le dimensioni dei data center è un'altra strategia per migliorare l'accettabilità sociale.
La corsa tra grandi player - aziende e Stati - riduce il tempo a disposizione per implementare queste soluzioni. La capacità di calcolo è ora considerata un'infrastruttura critica per la sovranità nazionale, simile alle reti elettriche o alle miniere di metalli rari. "Le capacità di calcolo sono diventate infrastrutture critiche per la sovranità nazionale o regionale, alla stregua delle reti elettriche o delle miniere di metalli rari. La rivalità tra Stati Uniti e Cina su questo fronte sta determinando una corsa alle capacità digitali", afferma Bienvenu.
Gli investitori devono scegliere tra due percorsi. Il primo prevede l'integrazione completa dei vincoli idrici, energetici e sociali, con una possibile riduzione della redditività a breve termine per gli hyperscaler come Alphabet, Amazon, Microsoft o Meta, ma garantendo maggiore resilienza. Il secondo, più immediato ma meno sostenibile, consiste nello spostare gli investimenti verso regioni attualmente più tolleranti, come Malesia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita o Indonesia. Tuttavia, la disponibilità di queste giurisdizioni non è garantita a lungo termine, poiché potrebbero decidere di monetizzare la loro apertura all'uso intensivo delle risorse.
Tener conto dei fattori ESG nell'economia dell'AI non si inquadra quindi più nella semplice responsabilità sociale ma diventa un fattore determinante per la valorizzazione a lungo termine. "L'insediamento di centri di calcolo sulla Luna o su Marte nulla cambierà: le risorse rimarrebbero limitate e le contestazioni inevitabili. La resistenza nei confronti dei data center ricorda per l'appunto che l'economia dell'AI non è solo virtuale, ma anche materiale e politica", conclude Bienvenu.

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