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02/09/2026

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Solo il 20% dei dipendenti italiani pensa che il suo posto sia al sicuro

Falconi (ADP): nel nostro Paese, i dipendenti non si limitano a chiedersi se avranno un lavoro oggi, ma se i loro ruoli resteranno rilevanti nel tempo

ADP Research ha pubblicato il primo capitolo del report People at Work 2026, rivelando che appena il 20% dei lavoratori italiani ritiene il proprio impiego immune dal rischio di scomparsa. Il valore è inferiore alla media europea (21%) e globale (22%). Anche rispetto a Francia (26%), Germania e Spagna (24%) la percezione italiana risulta più debole.
Il divario non è legato al tasso di disoccupazione, poiché nessun paese analizzato registra una maggioranza di dipendenti che si sente sicura del proprio futuro professionale. La constatazione suggerisce ai datori di lavoro di rivedere le politiche di gestione dei talenti e di offrire maggiore trasparenza, soprattutto in un contesto in cui AI e cambiamenti demografici ridefiniscono le competenze richieste.

"L'IA sta trasformando il lavoro a livello di singole mansioni, creando nuove categorie professionali e modificandone altre. Anche in Italia, i dati mostrano chiaramente un divario tra le condizioni occupazionali e la percezione dei lavoratori rispetto al proprio futuro: solo una minoranza si sente davvero al sicuro nel proprio ruolo", ha dichiarato Elena Falconi, HR Director Southern Europe ADP. "Nel nostro Paese, i dipendenti non si limitano a chiedersi se avranno un lavoro oggi, ma se i loro ruoli resteranno rilevanti nel tempo, e molti non sono fiduciosi rispetto alle loro prospettive future. Per i lavoratori, mantenere competenze aggiornate sarà fondamentale per restare competitivi in un mercato del lavoro in evoluzione. Per le aziende in Italia, questo significa comunicare chiaramente come i ruoli sono destinati a evolvere, le implicazioni per la propria forza lavoro e investire nella formazione continua per aiutare le persone a mantenere la propria occupabilità e migliorare l'efficienza".

Il senso di sicurezza varia in base a occupazione, età e dimensioni aziendali. I knowledge worker, che operano con autonomia e creano valore aggiunto, sono i più ottimisti: il 24% li considera al sicuro. Tra i lavoratori specializzati la percentuale scende al 16%, mentre chi svolge mansioni ripetitive resta intorno al 20%.
Le fasce d'età più positive sono i 27-39 anni (22%) e i 18-26 anni (19%). I gruppi 40-54 anni (18%) e 55-64 anni (16%) mostrano il minimo livello di fiducia. Per quanto riguarda la dimensione dell'impresa, i dipendenti di aziende con più di 1000 addetti hanno la percentuale più alta (25%), contro il 17% dei lavoratori di realtà con meno di 250 dipendenti.


A livello globale, il report evidenzia che chi percepisce il proprio impiego come sicuro ha il doppio delle probabilità di non volere cambiare lavoro. La sicurezza occupazionale è legata anche a performance più elevate: i dipendenti sicuri sono sei volte più coinvolti e 3,3 volte più produttivi.
"La sicurezza del lavoro è diventata una questione di business, non solo una misura del sentiment della forza lavoro", ha dichiarato Nela Richardson, Chief Economist di ADP. "Quando i dipendenti si sentono fiduciosi rispetto al proprio futuro all'interno di un'organizzazione, è più probabile che restino coinvolti, offrano le migliori performance e contribuiscano in modo più efficace. I datori di lavoro che affiancano una comunicazione trasparente a investimenti significativi nelle competenze saranno in una posizione molto più solida per costruire una forza lavoro resiliente".


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