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29/07/2026

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IDE in Italia: crescita industriale e digitale nonostante la flessione

Daviddi (EY-Parthenon): il Paese ha ormai superato la fase in cui la sua attrattività era occasionale e discontinua, consolidando una presenza più stabile e rilevante nella geografia europea degli investimenti

Nel 2025 l'Italia ha registrato 206 progetti di IDE, un calo dell'8% rispetto al 2024; il decremento segue la tendenza europea, dove i progetti sono diminuiti del 7%. Nonostante il ribasso, il Paese resta al settimo posto nella classifica europea, con una quota di mercato del 4,1% che conferma la sua posizione stabile tra le destinazioni più attrattive.
Le tre maggiori economie europee - Francia, Regno Unito e Germania - hanno subito riduzioni più marcate, rispettivamente del 17%, 14% e 10%, ma continuano a concentrare il 42% degli IDE europei.
«La composizione degli investitori offre spunti di riflessione interessanti. Il legame con gli Stati Uniti continua a mostrare solidità, con una crescita del 2% rispetto al 2024, anche in una fase di maggiore cautela, e cresce il contributo dei Paesi extra-UE: segno di un'Italia capace di attrarre capitali da geografie diverse. Anche la natura degli investimenti sta cambiando. La crescita dei prodotti industriali e della mobilità premia sistemi produttivi specializzati e integrati, capaci di offrire competenze distintive. Ma è sulle infrastrutture digitali che si gioca una partita decisiva. La domanda di capacità computazionale, spinta dall'AI generativa, sta ridisegnando la geografia degli investimenti e apre spazi a mercati secondari rispetto agli hub tradizionali. L'Italia può essere protagonista, ma per farlo deve affrontare con decisione il nodo energetico e quello autorizzativo, trovando una corretta sintesi anche in termini di rapporti con le comunità locali e sui temi di sostenibilità. La competizione sarà sempre più intensa e sempre meno legata alla sola posizione geografica», commenta Marco Daviddi, Managing Partner EY-Parthenon in Italia.

Gli Stati Uniti rimangono il principale investitore, con una quota del 18%, seguiti da Germania (14%), Regno Unito (11%), Francia (11%) e Svizzera (7%).
Gli investimenti extra-UE crescono, con il Giappone che quasi raddoppia i progetti (da 6 a 11) e un aumento di interesse da Cina e paesi arabi.
Nel comparto produttivo, i prodotti industriali e la mobilità guidano il numero di iniziative, passando da 43 a 58 progetti, riflettendo la centralità del manifatturiero italiano e la riorganizzazione delle catene di fornitura in Europa. Le infrastrutture digitali vedono un balzo, con i data center che passano da 2 a 8 progetti, alimentati dalla domanda di capacità computazionale legata all'AI generativa.

La composizione degli investitori offre spunti di riflessione interessanti. Il legame con gli Stati Uniti continua a mostrare solidità, con una crescita del 2% rispetto al 2024, anche in una fase di maggiore cautela, e cresce il contributo dei Paesi extra-UE: segno di un'Italia capace di attrarre capitali da geografie diverse.
Territorialmente, il Nord-Ovest rimane il polo dominante, catturando il 59% degli IDE; la Lombardia concentra il 44% dei progetti, sebbene in calo del 22%. Il Nord-Est sale al 18% grazie a Friuli-Venezia Giulia e Veneto, il Centro Italia al 13% e il Sud al 10%, con una leggera flessione.
La survey, condotta su circa 200 intervistati, indica che l'Italia avanza al nono posto in Europa, guadagnando tre posizioni rispetto al 2024. Il 56% degli intervistati prevede un miglioramento dell'attrattività nei prossimi tre anni, mentre il 48% intende espandere le proprie attività in Italia entro l'anno successivo.


I punti di forza segnalati includono la sicurezza, la qualità della vita, la forza lavoro qualificata, le infrastrutture e la competitività fiscale. Le principali criticità restano il supporto limitato ai settori strategici, la complessità normativa e la carenza di investimenti in formazione.
«L'Italia parte oggi da una posizione più solida rispetto al passato, ma alcune priorità richiedono un'accelerazione: energia, semplificazione, competenze e un sistema di incentivi più efficace e coordinato. La vera sfida non è più dimostrare di essere attrattiva, ma di esserlo abbastanza, in linea con il proprio potenziale e la competizione europea», conclude Daviddi.


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