Crescita globale spinta dall'AI nonostante tensioni geopolitiche
Spence (Capital Group): guardando ai mercati nei prossimi mesi, l'elemento chiave rimane il forte sostegno offerto dalla crescita degli utili societari
Intelligenza artificiale rimane il motore più forte a sostenere l'economia mondiale, mentre il contesto globale è afflitto da conflitti, prezzi del petrolio in rialzo e tensioni commerciali persistenti. Il conflitto in Medio Oriente ha spinto al rialzo il prezzo del greggio, aggravando l'inflazione e riducendo la fiducia dei consumatori. Nonostante ciò, gli investimenti legati all'AI continuano a generare dinamismo nei mercati.
Secondo Darrell Spence, Economista di Capital Group, "Il boom dell'intelligenza artificiale è di tale portata che, anche se l'attività di tutti gli altri settori dovesse azzerarsi, la crescita economica rimarrebbe in territorio positivo, soprattutto negli Stati Uniti. Manteniamo un approccio prudente sulle prospettive di crescita degli Stati Uniti, ma resta possibile che il PIL si riveli significativamente superiore alle attese, attestandosi intorno al 2,5% o anche oltre".
In Europa, l'anno dovrebbe concludersi con uno shock stagflazionistico, cioè una combinazione di crescita debole e prezzi elevati, soprattutto per l'energia. Tuttavia, l'impatto previsto è inferiore al 2022 grazie a un settore manifatturiero più solido e a una politica fiscale più espansiva in Germania. In Asia, la debolezza del mercato immobiliare cinese e il rallentamento delle esportazioni dovranno frenare la crescita, mentre il Giappone dovrebbe mantenere un ritmo di espansione contenuto.
I mercati azionari continuano a toccare nuovi massimi perché gli utili societari crescono in modo sostenuto. Nel settore sanitario, le vendite del primo trimestre di EliLilly sono salite del 56%, raggiungendo 19,8miliardi di dollari grazie alla forte domanda di farmaci per perdita di peso e diabete. Nel comparto energetico, Exxon Mobil, Shell e Total Energies hanno registrato un incremento degli utili grazie al rialzo dei prezzi del petrolio. Apple ha riportato risultati eccezionali per l'impennata delle vendite dell'iPhone17, non legate direttamente all'AI. Le stime di consenso sugli utili nei mercati emergenti prevedono una crescita aggregata del 49,2% entro la fine dell'anno, trainata soprattutto dalle aziende della filiera dei semiconduttori come TSMC, Samsung e SKhynix. "Guardando ai mercati nei prossimi mesi, l'elemento chiave rimane il forte sostegno offerto dalla crescita degli utili societari. Si tratta di una dinamica che si osserva ormai da tre anni e che, al momento, non mostra segnali di rallentamento", prosegue Spence.
Il mercato del lavoro potrebbe diventare il fattore decisivo per le prossime mosse della Federal Reserve. L'inflazione, alimentata dal conflitto, resta sopra il target del 2% fissato dalla Fed, ma l'occupazione, sebbene meno robusta rispetto a qualche anno fa, mostra ancora resistenza. La spesa delle famiglie ha mantenuto una certa resilienza, ma i nuclei a reddito medio-basso sono più vulnerabili a causa della riduzione dei risparmi e della stagnazione dei salari reali. "Riteniamo che i responsabili della politica monetaria manterranno un approccio paziente, continua Spence. Un eventuale aumento del tasso di disoccupazione potrebbe spingere la Fed a guardare oltre i rischi inflazionistici a breve termine, soprattutto se il nuovo presidente, KevinWarsh, dovesse opporsi a ulteriori rialzi dei tassi.
Il conflitto con l'Iran ha ricordato la dipendenza globale dal petrolio. Circa il 20% delle forniture mondiali transita nello Stretto di Hormuz; qualsiasi interruzione si traduce rapidamente in aumenti dei prezzi dei carburanti. Negli Stati Uniti, il prezzo alla pompa è cresciuto di quasi 42% dall'inizio del conflitto. ""I rischi economici sono concreti e i costi potrebbero aumentare ulteriormente qualora il conflitto dovesse protrarsi", spiega Spence. Se la tensione persiste, ci si aspetta un indebolimento dei mercati azionari, un rafforzamento del dollaro e un ampliamento degli spread creditizi. Storicamente, gli shock dell'offerta petrolifera hanno provocato una breve flessione dei titoli, con un calo medio dell'1% nelle due settimane successive, seguito da recuperi del 1,4% a un mese, del 12% a un anno e del 32,3% dopo due anni.

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