Come la continuità familiare può minare la performance aziendale se gestita male
Adami (Adami & Associati): inserire familiari senza competenze erode il clima e aumenta i costi nascosti
La continuità familiare è uno degli aspetti più riconoscibili del panorama imprenditoriale italiano, spesso associata a trasferimento di know-how, senso di appartenenza e visione a lungo termine. Tuttavia, quando l'inserimento di membri della famiglia avviene senza una verifica di corrispondenza tra ruolo e competenze, si generano effetti negativi che travalicano la singola posizione.
"Il punto non è la presenza di un familiare in azienda, che spesso è del tutto naturale e positiva", spiega Carola Adami, Amministratore Delegato di Adami & Associati. "Il tema emerge quando l'inserimento avviene a prescindere da una reale corrispondenza tra ruolo e competenze. In questi casi gli effetti più rilevanti non riguardano la persona inserita, ma il gruppo di lavoro attorno a lei".
I dipendenti più talentuosi percepiscono una diminuzione delle prospettive di carriera, dubitano del merito come criterio di avanzamento e riducono la fiducia nella direzione, portando a disimpegno precoce.
Il costo di queste dinamiche non appare nei bilanci come voce esplicita, ma si traduce in uscite di figure chiave difficili da sostituire, ritardi nei progetti, spese per nuove campagne di recruiting e formazione, e un progressivo indebolimento della reputazione dell'azienda come datore di lavoro.
"Quando un'impresa perde un collaboratore valido per ragioni legate al clima e alla percezione di equità, il costo reale non è solo quello della sostituzione", osserva Adami. "È la somma di competenze che se ne vanno, di tempo di inserimento e, spesso, di un effetto a catena su chi resta".
L'osservazione di Adami & Associati non vuole vietare il coinvolgimento dei familiari, ma sottolineare l'importanza di un metodo strutturato. Le buone pratiche emerse includono:
- Definire con chiarezza il ruolo e le competenze richieste prima dell'ingresso.
- Predisporre percorsi di formazione e affiancamento concreti e misurabili.
- Valutare il candidato con gli stessi criteri adottati per gli altri collaboratori.
- Richiedere, quando opportuno, una valutazione esterna e indipendente per separare il legame affettivo da quello organizzativo.
- Monitorare periodicamente le performance e correggere eventuali discrepanze tra aspettative e risultati.
"Un familiare inserito nel ruolo giusto, con le competenze adeguate e un percorso di crescita credibile, è una risorsa preziosa e riconosciuta come tale dal team. La differenza non sta nel legame familiare, ma nella coerenza tra la persona e il ruolo che le viene affidato. È questa coerenza che il gruppo di lavoro percepisce e rispetta", conclude Adami.

Sommario del magazine di questa settimana
Idee e Opinioni
Fare Business
Marketing
Digital Business
Finanza e investimenti
Sport Business
Leisure
BusinessCommunity.it - Supplemento a G.C. e t. - Reg. Trib. Milano n. 431 del 19/7/97
Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo
Politica della Privacy e cookie