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08/07/2026

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Resilienza italiana: il 78% delle imprese supera crisi e il 31% registra crescita

Meloni (EY): questo è stato possibile grazie a un mix di innovazione e maggiore efficienza operativa. La trasformazione non riguarda solo l'IA, ma investe l'intero modello produttivo e organizzativo delle aziende

78% delle imprese intervistate ha contenuto gli effetti di pandemia, crisi energetica e tensioni geopolitiche senza subire perdite rilevanti, mentre 31% è riuscito a crescere nonostante il contesto avverso. I risultati provengono dall'indagine realizzata da EY Private in collaborazione con SWG in occasione del lancio della XXIX edizione del Premio L'Imprenditore dell'Anno.
"L'indagine restituisce l'immagine di un sistema imprenditoriale che, pur operando in uno scenario complesso, continua a dimostrare grande capacità di adattamento e visione strategica. Il 78% delle imprese hanno saputo gestire la crisi -che ha agito su costi, domanda e supply chain- senza perdite significative e il 31% è riuscito persino a crescere, a conferma di una resilienza concreta e diffusa. Questo percorso è stato possibile grazie a un mix di innovazione e maggiore efficienza operativa: la trasformazione non riguarda solo l'intelligenza artificiale, ma investe l'intero modello produttivo e organizzativo delle aziende" commenta Massimo Meloni, EY Italy Private Leader e Responsabile Italia del Premio EY L'Imprenditore dell'Anno. "Guardando al futuro, le aspettative restano complessivamente positive: il 63% delle imprese prevede un'evoluzione favorevole nei prossimi cinque anni, seppur in un contesto di crescita graduale, a conferma di una fiducia prudente ma diffusa".

L'indagine ha coinvolto circa 70 realtà medio-grandi italiane, analizzando sfide, strategie e prospettive, oltre alla percezione della situazione geopolitica e all'impatto delle nuove tecnologie, in particolare AI.
Aggiunge Francesco Lecis, Markets Leader di EY Italia: "I dati evidenziano con chiarezza come le imprese italiane stiano puntando su una strategia di investimento strutturata per sostenere la crescita: il 97% delle aziende prevede investimenti nel prossimo biennio, un segnale forte di fiducia e di visione di lungo periodo". In parallelo, cresce l'attenzione verso l'intelligenza artificiale, con un numero sempre maggiore di imprese che pianifica investimenti superiori ai 500 mila euro, a testimonianza di un'evoluzione del posizionamento competitivo sempre più guidato da tecnologie avanzate e capacità di implementazione concreta sui mercati".

Le prime cinque priorità di spesa per un'industria vocata all'innovazione sono:

- tecnologie di produzione e rinnovo macchinari (58%).
- ricerca e sviluppo (49%).
- progetti di AI con budget superiore a 500mila euro.
- digitalizzazione dei processi (70%).
- diversificazione dei mercati di vendita (61%).
Sul piano della fiducia, 67% degli imprenditori ritiene l'Italia capace di innovare, contro il 40% di valutazione positiva del Paese stesso. La competitività internazionale è percepita positivamente solo dal 43%, in calo rispetto al 59% del 2024. Solo 7% degli imprenditori ha una visione positiva dell'economia italiana, percentuale che scende al 3% a livello globale.


Le tensioni geopolitiche hanno inciso sui margini di profitto (60%), sulla domanda dei clienti (60%) e sulla catena di approvvigionamento: logistica (49%), materie prime (45%) e import/export (44%).
Per fronteggiare l'incertezza, le aziende hanno adottato strategie articolate: 70% investe nella digitalizzazione, 61% nella diversificazione dei mercati e 55% nell'efficientamento energetico. L'autonomia energetica e l'AI sono sempre più viste come abilitatore chiave.
Nel mercato del lavoro, 84% delle imprese è alla ricerca di personale, ma 43% segnala difficoltà crescenti nel reperire profili adeguati. Il mismatch riguarda soprattutto le competenze tecnico-operative (67%). Le priorità formativi includono competenze digitali e sull'AI (61%), leadership (51%), pianificazione strategica (40%), cybersecurity e risk management (23%) e sostenibilità (16%).


L'AI è già presente: 55% delle aziende ha avviato o completato progetti, con le tre applicazioni principali: analisi dei dati (68%), automazione amministrativa (45%) e ottimizzazione dei processi produttivi (39%). Viene percepita soprattutto come leva per aumentare l'efficienza (63%) e migliorare produttività e gestione del rischio (42%).
I timori più diffusi sono la perdita di controllo sui dati e sulla proprietà intellettuale (45%), la dipendenza tecnologica (38%), le difficoltà di integrazione tra sistemi (38%), privacy (30%) e aspetti regolatori (23%).


Sul medio-lungo periodo, 93% richiede formazione continua su tecnologie emergenti, mentre 78% riconosce una crescente dipendenza da vendor esterni. Gli effetti attesi includono un incremento della produttività (71%) e cambiamenti organizzativi significativi (68%).
Infine, le imprese chiedono supporto strategico, con le prime cinque aree di interesse: innovazione, ICT e AI (59%), ambiti regolatori, operazioni straordinarie, analisi degli scenari e consulenza organizzativa (49%). La managerializzazione è una priorità per il 43%, a testimonianza di un percorso evolutivo che coinvolge tecnologia, governance e processi decisionali.




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