AI in Italia: come la norma UNI 11621-8 ridefinisce la governance aziendale
Boscaro (The Vortex): l'AI richiede competenze riconoscibili, responsabilità attribuite con chiarezza e capacità di coordinamento organizzativo
L'intelligenza artificiale è ormai diffusa nelle imprese italiane, ma la capacità di governarla è ancora limitata. L'Istat registra che solo il 15-16% delle PMI utilizza l'AI per innovare i processi, mentre l'Osservatorio AI del Politecnico di Milano rileva che un dipendente su due impiega chatbot e strumenti generativi. Questo fenomeno, definito Shadow AI, avviene spesso grazie ad abbonamenti individuali, senza una strategia aziendale coerente né una chiara consapevolezza dei rischi.
Secondo Andrea Boscaro, partner della società di consulenza The Vortex, "Proprio questa facilità rischia di produrre però un equivoco: pensare che adottare l'AI significhi semplicemente acquistare strumenti e servirsene per la produttività personale".
La recente pubblicazione della norma UNI 11621-8, elaborata con il coordinamento del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, segna un punto di svolta. Non si tratta più di scegliere la piattaforma più adatta, ma di stabilire chi prende decisioni sull'AI, chi ne valuta i rischi, chi controlla la qualità dei processi e chi ne cura l'integrazione nei workflow aziendali.
Le domande chiave sollevate da Boscaro riguardano l'automazione senza impoverire il valore umano, la condivisione dei dati con fornitori esterni, il rischio di lock-in tecnologico e l'impatto sull'efficienza operativa e reputazionale. Le risposte non dipendono solo dall'IT, ma coinvolgono Risorse Umane, compliance, direzione generale, procurement, legale e, in parte, le relazioni sindacali.
Con l'avvento di ChatGPT nel novembre 2022, le definizioni di ruoli legati all'AI sono rimaste vaghe e commerciali. La norma UNI introduce un primo tentativo di formalizzare competenze e responsabilità, creando un linguaggio organizzativo comune. Questo aiuta le imprese a selezionare candidati, progettare percorsi formativi, assegnare compiti e allineare la governance alle direttive europee dell'AI Act, previsto per il 2027.
"Nella pratica, soprattutto nelle PMI italiane, è improbabile che nascano strutture autonome dedicate esclusivamente all'intelligenza artificiale. Più realisticamente emergeranno figure ibride: responsabili innovazione, manager HR, responsabili compliance, CIO o digital manager che integreranno competenze AI all'interno di ruoli già esistenti. La norma può quindi essere letta anche come una guida per aiutare le imprese a capire quali competenze sviluppare internamente, quali responsabilità attribuire, quali fornitori o soluzioni esterne scegliere", spiega Boscaro.
Tra i profili individuati dalla UNI 11621-8, i primi cinque sono:
- Chief AI Officer: guida strategica, coordina visione aziendale, processi, compliance e sicurezza.
- AI Consultant: supporta le imprese nella valutazione del valore reale dell'AI e nella prevenzione di inefficienze.
- AI Specialist: si occupa dello sviluppo e dell'implementazione delle soluzioni AI.
- Machine Learning Specialist: progetta e addestra i modelli di apprendimento automatico.
- AI Auditor: garantisce trasparenza, tracciabilità e correttezza nell'uso dei sistemi intelligenti.
Altri ruoli emergenti includono il Prompt Engineer, la cui funzione va oltre la semplice formulazione di domande a ChatGPT, concentrandosi su interazioni controllabili e allineate agli obiettivi aziendali, e figure dedicate alla gestione dei dati e all'etica. La norma sottolinea che l'AI non si governa solo con licenze software o sperimentazioni isolate. Richiede competenze riconoscibili, responsabilità chiaramente attribuite e coordinamento organizzativo. Nei prossimi anni, anche le imprese che non avranno un Chief AI Officer dovranno definire chi supervisiona l'uso dell'AI, chi ne valuta i rischi, chi redige le policy interne e chi assicura che l'innovazione non crei vulnerabilità operative, reputazionali o normative.
"Assegnare responsabilità diffuse in merito all'introduzione dell'Intelligenza Artificiale è infine un modo per fuggire da una certa moda manageriale che l'hype attorno alla AI rischia di produrre, ma è una strategia che porta ordine, responsabilità e governance in una trasformazione che molte aziende hanno già iniziato senza avere ancora definito chi debba realmente guidarla", conclude Boscaro.

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