AI al lavoro: dati sull'adozione, fiducia e impatto sulla produttività in Italia
Falconi (ADP): l'indagine People at Work 2026 mostra che il 12% dei dipendenti italiani usa l'AI quotidianamente ma solo il 10% prevede impatti positivi
AI è ormai presente nella routine lavorativa: l'ultimo report People at Work 2026 di ADP Research intervista quasi 39000 lavoratori in 36 mercati, di cui 1095 in Italia. In Italia, il 12% dei dipendenti utilizza l'intelligenza artificiale quasi ogni giorno, il 26% più volte a settimana, mentre il 22% dichiara di non averla mai usata. Il livello di adozione è allineato alla media europea, ma inferiore a paesi come Spagna (15% quotidiano, 31% settimanale) e Germania (14% quotidiano, 29% settimanale).
Gli italiani mostrano una prudenza marcata: solo il 10% dei lavoratori è fortemente d'accordo che l'AI avrà un impatto positivo sulle proprie responsabilità nel prossimo anno, contro l'8% dell'anno precedente e il 17% a livello globale. Il 6% teme la sostituzione del proprio lavoro da parte dell'AI, mentre il 7% non sa come l'AI influenzerà il proprio ruolo.
I knowledge worker sono i più ottimisti (16% percepiscono un impatto positivo), seguiti dagli skilled task worker (8%) e dai dipendenti che svolgono mansioni ripetitive (6%). La fascia d'età 18-26 anni registra il più alto utilizzo, con circa il 20% che usa l'AI quasi quotidianamente.
Nonostante il 30% dei quotidiani utilizzatori di AI si senta pienamente coinvolto, la percezione di produttività è più bassa rispetto ai non utilizzatori: gli utenti giornalieri hanno quattro volte più probabilità di sentirsi meno produttivi. Questo suggerisce che l'uso frequente può far apparire ridotti i risultati, anche se le attività più ripetitive vengono automatizzate.
"L'AI sta ridefinendo il modo in cui il lavoro viene svolto, ma i dati mostrano che l'adozione è ancora disomogenea, particolarmente in Italia, e non sempre accompagnata da una piena fiducia da parte dei lavoratori. L'adozione da sola non garantisce una maggiore produttività percepita: i lavoratori devono sviluppare competenze e familiarità con questi strumenti, comprendendo come integrarli nelle proprie attività. Questo consente di individuare i reali guadagni di produttività e di concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto, come quelle che richiedono giudizio, creatività e relazioni umane. Questa attenzione è particolarmente importante in un contesto come quello italiano, dove la fiducia nell'impatto positivo dell'IA rimane relativamente limitata e la percezione della produttività non è sempre allineata con l'effettivo utilizzo. Allo stesso tempo, è fondamentale supportare i lavoratori in questa transizione, per ridurre il divario nell'adozione e rafforzare la fiducia nell'uso dell'AI", ha dichiarato Elena Falconi, HR Director Southern Europe ADP.
L'impiego regolare di AI è correlato a un maggior engagement e a livelli più bassi di stress. Il 11% degli utenti quotidiani di AI segnala stress negativo, contro il 23% dei non utilizzatori. Gli utilizzatori frequenti riferiscono team più solidi, maggiore senso di appartenenza al gruppo e una percezione più alta di sicurezza del proprio posto di lavoro.
La Chief Economist di ADP, Nela Richardson, ha concluso: "L'AI non sta cambiando solo il modo in cui lavoriamo, ma anche come ci sentiamo sul lavoro. I nostri dati mostrano che gli utenti più frequenti riportano maggiore engagement e minore stress, ma anche una minore percezione di produttività. Le aziende che supportano i lavoratori nella transizione possono favorire un ambiente in cui l'AI venga percepita come un alleato e non come una minaccia".

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