Correlazione azioni-obbligazioni, inflazione e futuro del dollaro
Lamoral (DPAM): l'asset allocation richiede un approccio più dinamico e consapevole dei diversi regimi di mercato, con un'esposizione ampia e flessibile sia agli asset reali sia agli investimenti alternativi
Bruno Lamoral, Portfolio Manager Institutional Mandates presso DPAM, osserva che la correlazione tra azioni e obbligazioni è tornata positiva, mettendo alla prova la tradizionale strategia 60/40. Questa inversione è attribuita a una serie di shock inflazionistici iniziati con la riapertura post-Covid, proseguiti dall'invasione dell'Ucraina e dalle tensioni commerciali statunitensi, fino al recente shock energetico che ha riacceso i timori di una seconda ondata inflazionistica.
"Una delle principali chiavi di lettura in questo ambito è la correlazione tra le diverse asset class, poiché fornisce una chiara lettura dei benefici di diversificazione che gli investitori possono realisticamente aspettarsi. La relazione più osservata è quella tra azioni e obbligazioni", afferma Lamoral.
Le dinamiche dell'inflazione influenzano direttamente la relazione azioni-obbligazioni: in contesti disinflazionistici le obbligazioni offrono performance migliori, mentre in ambienti inflazionistici spostare parte dell'allocazione verso il settore energetico migliora la diversificazione rispetto alle azioni.
"Le obbligazioni tendono quindi a offrire una migliore diversificazione nei periodi caratterizzati da shock alla crescita economica. In un contesto inflazionistico, tuttavia, ridurre l'allocazione al reddito fisso in favore di una quota allocata nel settore energetico può migliorare la diversificazione rispetto alle azioni. La ragione è che i prezzi dell'energia costituiscono spesso uno dei principali canali di trasmissione dell'inflazione, come dimostrato nel 2022 e nuovamente quest'anno", prosegue Lamoral
Il settore energetico ha mostrato una forte capacità di trasferire le pressioni inflazionistiche, mentre le azioni energetiche non avrebbero protetto il portafoglio durante una crisi di crescita globale. La corretta identificazione del contesto macroeconomico resta quindi fondamentale per definire le strategie di diversificazione.
Anche i metalli preziosi hanno svolto un ruolo di diversificazione: l'oro ha superato le obbligazioni negli ultimi anni, ma non ha fornito protezione durante l'escalation del conflitto con l'Iran. Il rialzo del prezzo dell'oro, sostenuto inizialmente dagli acquisti delle banche centrali e poi dagli ETF, ha subito una correzione dopo il raddoppio del prezzo registrato all'inizio del 2025.
"Nonostante ciò, riteniamo che la domanda proveniente dalle banche centrali resti strutturalmente solida. Di conseguenza, il recente arretramento dei prezzi potrebbe rappresentare un'interessante opportunità di ingresso tattico per gli investitori", prosegue Lamoral.
La traiettoria dell'inflazione a breve termine dipenderà dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dall'entità dei danni economici. A lungo termine, il passaggio da un ordine globale unipolare a uno multipolare, la crescente spesa per la difesa e la spinta verso l'autonomia strategica stanno aumentando il debito pubblico e limitando la capacità delle banche centrali di mantenere politiche restrittive prolungate.
"Osserviamo alcune tendenze che non possono essere ignorate. L'ordine globale sta transitando da un mondo unipolare a uno più frammentato e multipolare. Dinamiche che stanno guidando una maggiore spesa per la difesa e una rinnovata enfasi sull'autonomia strategica, rafforzando le dinamiche di reshoring e le frizioni dal lato dell'offerta. Allo stesso tempo, stiamo assistendo a uno spostamento dalla dominanza monetaria a quella fiscale", continua Lamoral.
L'intelligenza artificiale potrebbe ridurre l'inflazione nel tempo, ma l'effetto arriverà con ritardo a causa dei colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento e del periodo necessario per una diffusione capillare della tecnologia. La risposta delle banche centrali, influenzata dal dibattito sulla loro indipendenza, rimane un fattore chiave da monitorare.
Per quanto riguarda il dollaro statunitense, Lamoral afferma che nessuna valuta alternativa è attualmente pronta a sostituirlo come riserva globale. L'euro è ostacolato da mercati dei capitali frammentati, mentre il renminbi richiederebbe una liberalizzazione completa del conto capitale.
"Il dollaro perderà gradualmente le sue funzioni di riserva, mentre altre valute guadagneranno importanza in un processo di transizione decennale", prosegue Lamoral.
Il dollaro sta già perdendo terreno nella sua funzione di riserva di valore, scendendo dal 70% all'inizio del secolo al 40% oggi, accelerazione dovuta all'uso del predominio monetario come arma geopolitica dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Le altre due funzioni - mezzo di regolamento e fonte di finanziamento - rimangono sostanzialmente intatte.
Accordi bilaterali in valuta locale stanno riducendo la dipendenza dal dollaro, una tendenza destinata a crescere. Inoltre, l'uso della rete SWIFT come strumento di pressione geopolitica potrebbe intensificare la spinta verso alternative al petrodollaro.
In questo scenario in continua evoluzione, "la sfida principale per gli investitori non consiste soltanto nel valutare la direzione delle singole asset class, ma anche nel comprendere come le loro interazioni cambino al mutare dei regimi di mercato. Le correlazioni non sono statiche e, di conseguenza, non lo sono nemmeno i benefici di diversificazione che ne derivano", continua Lamoral.
Se la letteratura economica del passato tendeva a interpretare i cambi di regime come punti di rottura improvvisi e non lineari, generalmente innescati da eventi traumatici quali guerre o profonde recessioni, studi più recenti propongono una lettura più articolata. Le transizioni si sviluppano spesso gradualmente, alimentate da fattori strutturali a lenta evoluzione come l'indebitamento, i cambiamenti demografici, le dinamiche della produttività e l'erosione della qualità istituzionale, per poi manifestarsi in modo repentino una volta superate determinate soglie critiche.
Questa interpretazione richiama la celebre formulazione di Ernest Hemingway, secondo cui il cambiamento avviene «gradualmente, poi all'improvviso».
"In un contesto di questo tipo, l'asset allocation richiede un approccio più dinamico e consapevole dei diversi regimi di mercato, con un'esposizione ampia e flessibile sia agli asset reali sia agli investimenti alternativi", conclude Lamoral.

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