Bitcoin scende sotto i 65.000 dollari: impatto di Fed, geopolitica e Clarity Act USA
Rossignoli (Moneyfarm): l'evoluzione più recente del mercato mostra come gli atteggiamenti sulle crypto possano essere rapidamente oscurati dal deterioramento del quadro macroeconomico e dall'aumento delle tensioni geopolitiche globali
Roberto Rossignoli, Senior Portfolio Manager di Moneyfarm, ha evidenziato che il prezzo di Bitcoin è sceso sotto i 65.000 $, spinto da tre fattori principali: la revisione delle aspettative sui tassi della Fed, l'escalation delle tensioni in Medio Oriente e l'avanzata del Clarity Act in Senato. Dopo aver toccato picchi vicini agli 82.000 $, la criptovaluta ha registrato un ribasso di circa il 15% in poche settimane, mentre Ethereum è rimasto intorno ai 2.100 $, con una dominance di Bitcoin stabile intorno al 58%. "Bitcoin ha seguito da vicino questo repricing delle aspettative, passando dai circa 82.000 $ di metà maggio a poco più di 60.000 $ di inizio giugno", afferma Rossignoli.
Sul fronte normativo, il Clarity Act ha superato la Commissione Bancaria del Senato con un voto bipartisan 15-9, attribuendo alla CFTC la giurisdizione esclusiva sulle commodity digitali e imponendo alle stablecoin di mantenere riserve al 100% del valore emesso. Il disegno di legge, lungo 309 pagine, dovrà ottenere almeno 60 voti in aula per diventare legge e potrebbe entrare in vigore nel 2027. L'approvazione bipartisan ha alimentato l'ottimismo del mercato, contribuendo al temporaneo rafforzamento di Bitcoin. "Con il passare delle settimane, tuttavia, le preoccupazioni legate al rallentamento economico globale e all'aumento delle tensioni geopolitiche hanno progressivamente prevalso", prosegue Rossignoli. Bitcoin ha perso slancio, tornando verso quota 73.500 dollari, mentre Ethereum si è attestato intorno ai 2.100 dollari, rimanendo al di sotto dei massimi recenti.
A indebolire ulteriormente il sentiment ha contribuito anche l'annuncio di Strategy (ex MicroStrategy), che ha comunicato una cessione di 32 Bitcoin per circa 2,5 milioni di dollari, la prima vendita netta effettuata dalla società dal 2022. "Pur trattandosi di una quota minima rispetto alle oltre 843.000 unità detenute e di un'operazione finalizzata al pagamento dei dividendi delle azioni privilegiate STRC, la notizia ha attirato l'attenzione del mercato, considerando il ruolo simbolico della società come uno dei più convinti sostenitori corporate di Bitcoin", prosegue Rossignoli. Inoltre, "L'evoluzione più recente del mercato mostra quindi come i progressi normativi e l'interesse istituzionale continuino a rappresentare importanti fattori di sostegno per il comparto crypto, ma anche come tali elementi possano essere rapidamente oscurati dal deterioramento del quadro macroeconomico e dall'aumento delle tensioni geopolitiche globali", spiega Rossignoli.
Nel contesto macroeconomico, la Fed ha confermato Kevin Warsh alla guida, ereditando un panorama di inflazione tra il 3% e il 4%, prezzi del petrolio sopra i 94 $ al barile e rendimenti obbligazionari elevati. Le probabilità di un mancato taglio dei tassi entro il 2026 sono salite al 68,8%, spingendo gli investitori verso asset più sicuri e riducendo la propensione al rischio. ""Il calo del 15% circa registrato da Bitcoin tra i massimi di maggio e i minimi di giugno è stato significativamente più ampio rispetto a quello delle azioni, confermando come, nelle fasi di forte tensione geopolitica, le criptovalute continuino a comportarsi prevalentemente come asset rischiosi piuttosto che come strumenti di copertura", prosegue Rossignoli.
I dati on-chain mostrano segnali misti: i wallet attivi giornalieri sono scesi a circa 531.000 unità, mentre i nuovi wallet creati sono rimasti intorno a 203.000, i livelli più bassi degli ultimi due anni. Le riserve di Bitcoin sugli exchange hanno toccato minimi pluriennali a inizio maggio, ma i deflussi successivi dagli ETF hanno superato l'offerta. Il 1° giugno il Chicago Mercantile Exchange ha lanciato futures sulla volatilità di Bitcoin, introducendo il primo strumento regolamentato dedicato alle oscillazioni di prezzo della criptovaluta.
I flussi verso gli ETF hanno subito una inversione a fine maggio: dopo sei settimane consecutive di afflussi, si sono registrati dieci sedute di deflussi netti per un totale di circa 3miliardi $ (oltre 40.000BTC), con il picco settimanale di 1,47miliardi $ - il più alto del 2026. All'inizio di giugno i flussi annuali sono tornati in territorio negativo a -3,1miliardi $, mentre gli investitori istituzionali hanno spostato parte del capitale verso l'intelligenza artificiale e le IPO, in particolare la quotazione di SpaceX, sottraendo liquidità al mercato crypto. "L'evoluzione di questa dinamica potrebbe influenzare la seconda metà dell'anno così come le decisioni delle autorità di regolamentazione o le future mosse della Fed", conclude Rossignoli.

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