L'esplosione dell'intelligenza artificiale non deve essere insostenibile
Mancini (E4 Computer Engineering): garantire il massimo delle prestazioni non deve andare a scapito della sostenibilità ambientale
L'intelligenza artificiale corre veloce. Le infrastrutture che la rendono possibile ancora di più. In tutta Europa stiamo assistendo a una rapida diffusione di data center, diventati l'asset strategico su cui si gioca una parte della competitività digitale dei territori. Ma mentre cresce la domanda di capacità computazionale, cresce anche una domanda meno visibile: quanta energia, quanta acqua e quante risorse siamo disposti a destinare a queste infrastrutture?
Non è un caso che la Lombardia, regione che concentra la maggior parte dei data center italiani e oltre il 60% delle nuove richieste di insediamento, abbia appena approvato la prima legge regionale dedicata al settore. Tra i punti più significativi del provvedimento c'è il tentativo di affrontare una questione destinata a diventare sempre più centrale: l'impatto ambientale delle infrastrutture digitali e, in particolare, il consumo idrico necessario per il raffreddamento dei server. La norma prevede infatti l'esclusione dell'utilizzo di acqua proveniente dagli acquedotti pubblici e incentiva l'adozione di soluzioni alternative a basso impatto ambientale.
Come spiega l'avv. Marta Scandroglio, partner di LEXIA, "la legge regionale lombarda n. 11/2026 introduce una disciplina su tre direttrici: misure prescrittive, incentivi e condizionalità. Sul primo fronte, è previsto un aumento del contributo di costruzione fino al 100% per gli interventi su suolo agricolo e fino al 200% nelle aree protette, con destinazione del gettito a interventi di compensazione ecologica. La legge introduce inoltre un sistema di incentivi legato al raggiungimento di specifiche priorità energetico-ambientali, tra cui l'utilizzo di energia a impatto carbonico neutrale, il recupero del calore di scarto e l'adozione di sistemi di raffreddamento che limitino il consumo di acqua, evitando il prelievo dagli acquedotti. Il rispetto di tali criteri consente l'accesso a misure premiali di natura economica e procedurale. La terza direttrice riguarda la condizionalità degli iter autorizzativi. L'accelerazione delle procedure è subordinata alla presentazione di una relazione energetico-ambientale e al parere di ARPA. Per gli impianti di maggiori dimensioni, la valutazione considera inoltre gli impatti ambientali e la disponibilità effettiva di acqua ed energia, nell'ambito di un accordo territoriale che prevede misure di compensazione. A supporto del sistema è istituita una cabina di regia incaricata di monitorare consumi idrici ed energetici, uso del suolo ed effetti dell'isola di calore. Resta ora la fase attuativa, affidata alla Giunta regionale. Il quadro sarà completato con lo sportello unico, previsto entro 30 giorni, e, entro 60 giorni, con la definizione delle soglie delle priorità ambientali, delle misure premiali e dei criteri per i grandi insediamenti. Da tali provvedimenti dipenderà la piena operatività dell'impianto ambientale e la verifica della sua effettiva capacità di governare la sostenibilità del settore".
Tra i temi affrontati dalla normativa lombarda, quello del consumo idrico è destinato a diventare uno dei più delicati. L'esperienza americana offre infatti una fotografia di ciò che potrebbe accadere anche in Europa se la crescita dei data center non sarà accompagnata da una pianificazione attenta delle risorse.
"Quello che sta accadendo negli Stati Uniti dovrebbe farci riflettere molto seriamente - osserva Giorgio Cellerino, ceo e fondatore di STS Isolamenti - I data center americani hanno consumato nel 2025 quasi un trilione di litri d'acqua solo per il raffreddamento, equivalenti ai consumi annui di quasi due milioni di americani. E la paradossale concentrazione geografica di queste strutture non aiuta: i due terzi dei data center costruiti o in sviluppo dopo il 2022 si trovano in aree già in stress idrico, come l'Arizona meridionale, il bacino del Colorado e il Texas. In Texas si stima un consumo di quasi 200 miliardi di litri entro il 2030: abbastanza da abbassare di cinque metri il Lake Mead, il più grande bacino artificiale degli Stati Uniti. Sono numeri che non possiamo ignorare quando pianifichiamo le infrastrutture digitali in Europa. Il raffreddamento ad aria di nuova generazione come quello che proponiamo con le nostre soluzioni SH POD è la risposta più matura: nessun prelievo da acquedotto, nessuna tensione con le comunità locali, e prestazioni termiche che reggono il confronto con i sistemi evaporativi anche sotto carichi computazionali molto elevati. La legge lombarda ha visto giusto nell'escludere l'acqua potabile dai sistemi di raffreddamento: è una direzione che auguriamo diventi presto standard europeo".
Se il tema dell'acqua riguarda il rapporto tra infrastrutture e territorio, quello energetico chiama in causa la sostenibilità dell'intero modello di sviluppo. La crescita prevista dei data center in Italia è infatti significativa: secondo le stime, la capacità installata potrebbe passare dagli attuali 513 MW a oltre 4 GW entro il prossimo decennio.
"E' evidente che il fotovoltaico da solo non può bastare a coprire il fabbisogno di queste infrastrutture ma sarebbe un errore escluderlo dall'equazione - sostiene Moreno Scarchini, ceo di EnergRed - Ogni nuovo data center dovrebbe nascere già con un impianto fotovoltaico integrato: non come scelta green di facciata, ma come leva concreta per ridurre l'esposizione alla volatilità del mercato elettrico e contenere i picchi di assorbimento dalla rete. Il contributo diretto è limitato, considerando quanto siano energivori queste strutture, stimato fra tra l'1 e il 2% del fabbisogno reale, ma può diventare significativo se abbinato a sistemi di accumulo e a formule evolute di auto-consumo. Il resto si costruisce su scala utility, con impianti dedicati e PPA strutturati. In EnergRed lavoriamo esattamente su questo: affiancare chi sviluppa data center con soluzioni integrate, a costo zero per l'operatore, che mettono insieme produzione distribuita, accumulo e gestione intelligente dell'energia".
La sostenibilità dell'intelligenza artificiale, tuttavia, non dipende soltanto dalla gestione di grandi impianti energetici o dalle tecnologie di raffreddamento. Riguarda più in generale il modo in cui vengono progettati, gestiti e mantenuti nel tempo gli ecosistemi IT che supportano le attività delle imprese.
Per Antonio Serra, Sales Director di ProXima Distribution: "L'espansione delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale offre grandi opportunità per la competitività europea, ma richiede un impegno concreto sulla sostenibilità, puntando su efficienza energetica e uso responsabile delle risorse. Questo significa ripensare non solo dove vengono elaborati i dati, ma anche come vengono progettati, gestiti e mantenuti nel tempo i sistemi IT che supportano il business. Per le imprese, il tema non riguarda solo i grandi data center, ma più in generale la capacità di costruire ecosistemi IT sostenibili, in cui innovazione, continuità operativa e ottimizzazione dei consumi procedano nella stessa direzione. In questo scenario, modelli basati sull'ottimizzazione delle risorse, sull'estensione del ciclo di vita degli asset tecnologici e sulla misurabilità dell'impatto ambientale possono contribuire a ridurre consumi e costi operativi, senza compromettere affidabilità, sicurezza e continuità dei servizi. Il futuro dell'AI non dipenderà solo dalla capacità di elaborare più dati, ma dalla capacità di farlo in modo responsabile e sostenibile".
In questo equilibrio ancora tutto da costruire si inserisce anche l'approccio di E4 Computer Engineering. Come spiega il CTO Giordano Mancini, "garantire il massimo delle prestazioni non deve andare a scapito della sostenibilità ambientale: per questo l'azienda considera il monitoraggio olistico delle infrastrutture AI e HPC una priorità strategica, raccogliendo in tempo reale dati su consumi energetici, carichi di lavoro e sistemi di raffreddamento. Un esempio concreto è ExaMon, strumento sviluppato insieme all'Università di Bologna e a CINECA, che consente agli operatori dei data center di misurare e migliorare continuamente efficienza e sostenibilità, introducendo il concetto di "energy to solution" come parametro chiave accanto alle pure prestazioni computazionali. Un modello che dimostra come tecnologia avanzata e responsabilità ambientale possano - e debbano - andare di pari passo".
La Lombardia ha quindi acceso il dibattito con una delle prime iniziative normative dedicate ai data center in Europa, ma la sfida che si apre oggi è ben più ampia della semplice espansione del digitale. Se i data center rappresentano il motore dell'economia dell'IA, la loro crescita dovrà necessariamente conciliarsi con criteri sempre più stringenti di sostenibilità, gestione delle risorse e integrazione con i territori.

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