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03/06/2026

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Venture capital italiano entra nella fase di maturità e punta su qualità

Pepino (Pull the Rabbit e Hoopygang): il vero gap italiano oggi non è più creare startup, ma riuscire a trasformarle in scaleup capaci di generare valore internazionale

Il mercato del venture capital in Italia ha superato la fase di euforia per avvicinarsi a una fase più matura. Dopo quasi 10 anni di crescita, gli investimenti hanno raggiunto quasi 9,6miliardi di euro, ma la tendenza ora è verso una selezione più rigorosa e modelli di business sostenibili. StartupItalia, media company specializzata in innovazione e parte dell'hub AI-first Pull the Rabbit, ha analizzato l'evoluzione del settore dal 2015 al 2025, basandosi su dati raccolti attraverso attività editoriali, eventi e progetti che hanno coinvolto migliaia di startup e investitori.
Nel 2015 gli investimenti ammontavano a soli 98 milioni di euro, con pochi operatori e una cultura del rischio ancora limitata. La crescita è rimasta incerta fino al 2018-2019, quando il capitale ha superato i 500 milioni e poi i 700 milioni di euro, segnalando una strutturazione più stabile del venture capital italiano.

Nel 2020, nonostante la pandemia, gli investimenti sono calati solo marginalmente, dimostrando una resilienza inattesa. Il periodo 2021-2022 ha rappresentato il picco più alto, con 2,3miliardi di euro investiti nel 2022, spinto dalla liquidità globale e dall'accelerazione digitale. Dal 2023 il mercato si è raffreddato, mantenendosi sopra il miliardo annuo, con più round ma ticket medi più contenuti. Nel 2025 si prevedono 204 round, il massimo del decennio, ma con importi inferiori per operazione.
"La curva degli investimenti racconta un ecosistema che è cresciuto rapidamente e che oggi entra in una fase più adulta. Più round ma meno capitale medio significa che gli investitori chiedono basi solide: unit economics, marginalità e percorsi chiari verso l'exit. Il vero gap italiano oggi non è più creare startup, ma riuscire a trasformarle in scaleup capaci di generare valore internazionale", spiega Simone Pepino, CEO di Pull the Rabbit, StartupItalia e Hoopygang.

La demografia delle startup innovative è passata da 5.143 unità nel 2015 a oltre 14.000 nel 2022, per poi stabilizzarsi intorno alle 12.000 tra il 2024 e il 2025. La riduzione non indica un arretramento, ma una selezione fisiologica tipica di ecosistemi maturi.
"La riduzione dello stock non è automaticamente un segnale di crisi. In molti ecosistemi maturi conta meno il numero assoluto di startup e molto di più la loro capacità di generare ricavi, occupazione, proprietà intellettuale e tecnologia. È il passaggio naturale da una fase di espansione quantitativa a una di consolidamento qualitativo", osserva Chiara Trombetta, CPO di Pull the Rabbit e direttrice Media & Eventi di StartupItalia.


Il nucleo dell'ecosistema rimane il digitale B2B, che rappresenta circa l'80% delle startup innovative, con focus su software, consulenza IT e ricerca e sviluppo. Accanto a questo, la manifattura tech cresce come secondo pilastro, integrando la tecnologia nelle filiere tradizionali.
I trend settoriali hanno seguito diverse ondate: dalle piattaforme digitali iniziali, ai verticali regolati come fintech e insurtech, fino a health, lavoro da remoto e cybersecurity durante il Covid. Il boom del 2021-2022 ha introdotto climate tech e deeptech, mentre oggi l'attenzione è rivolta a AI, sicurezza ed efficienza operativa.


Secondo le analisi di McKinsey & Company e EY, l'adozione dell'AI generativa accelera soprattutto nei processi enterprise, migliorando produttività, esperienza cliente e riducendo i costi operativi. L'AI non è più solo un verticale tecnologico, ma una componente trasversale che ridefinisce produttività, modelli operativi e processi decisionali, soprattutto nel B2B.
Il ruolo di StartupItalia si è evoluto da semplice cronaca dell'innovazione a catalizzatore dell'intero ecosistema, grazie alla piattaforma Pull the Rabbit, che unisce media, creatività, tecnologia e performance marketing per connettere startup, aziende, creator e investitori, trasformando contenuti e strategie in impatto misurabile.


Nel 2023 il valore della produzione delle startup ha superato i 2,17miliardi di euro, con un aumento del valore medio per impresa e una crescita delle aziende nelle fasce di fatturato più alte. La sfida rimane trasformare le startup in scaleup e aumentare le exit internazionali, fattore che ancora distingue l'Italia dagli ecosistemi europei più maturi.
"Il bilancio del decennio è quello di un sistema che ha attraversato le fasi di sperimentazione, espansione e selezione", prosegue Trombetta"Oggi l'ecosistema italiano appare più consapevole e più esigente".
"Il prossimo decennio sarà meno guidato dall'abbondanza di capitale e più dalla capacità di execution. La sfida non è far nascere più startup, ma accompagnare le migliori a diventare imprese globali. Servono continuità negli investimenti, più exit e un ecosistema che lavori davvero come sistema. Se riusciremo a costruire anche solo una ventina di campioni tecnologici italiani con presenza stabile sui mercati globali, allora potremo dire di aver completato il salto di maturità", conclude Pepino.


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