Inflazione in crescita: i PMI di maggio 2026 evidenziano divari tra USA e Europa
Daga (AcomeA): i prezzi degli input continuano a salire in Europa, mentre negli USA i servizi spingono l'inflazione
Martina Daga, Macro Economist di AcomeA SGR, spiega che il confronto tra prezzi degli input - i costi sostenuti dalle imprese per produrre - e prezzi di output - i prezzi richiesti ai clienti - consente di capire se le aziende trasferiscono gli aumenti di costo al consumatore o li assorbono, influenzando così la pressione inflazionistica. "Quando il gap tra i due si allarga, ossia quando i costi salgono più velocemente dei prezzi di vendita, significa che le imprese stanno assorbendo internamente una parte degli shock, con conseguente compressione dei margini. Quando invece i prezzi di output tengono il passo o addirittura accelerano più degli input, le imprese stanno proteggendo i propri margini scaricando i rincari sui consumatori, alimentando l'inflazione", afferma Daga.
Nell'Eurozona, gli input prices registrano il settimo mese consecutivo di crescita, toccando il livello più alto da tre anni e mezzo; al contempo l'inflazione dei prezzi di vendita avanza solo marginalmente rispetto ad aprile, con un rallentamento in Germania. Il PMI composite europeo è a 47.5, segnando la seconda contrazione consecutiva, segno che le imprese stanno perdendo la capacità di fissare i prezzi: i costi aumentano, la domanda indebolisce e il divario si amplia a sfavore dei margini.
Nel Regno Unito, sia i costi di input sia i prezzi di output rimangono elevati e in crescita, ma mostrano una leggera decelerazione rispetto ai picchi di aprile.
"Il manifatturiero regge il passo sul fronte del pass-through, con i prezzi di fabbrica al massimo da luglio 2022, trainati dai rincari energetici e delle materie prime legati al conflitto in Medio Oriente", continua Daga.
Negli Stati Uniti, l'economia continua a espandersi e le imprese conservano un notevole potere di prezzo. Nel settore manifatturiero il pass-through degli shock della catena di approvvigionamento è marcato, mentre il segnale più rilevante proviene dai servizi, dove i prezzi di vendita hanno registrato la più rapida accelerazione degli ultimi dieci mesi, superando gli input costs. Poiché i servizi dipendono principalmente dal lavoro e non dalle materie prime, tale dinamica indica un'inflazione guidata dalla domanda interna, indipendente da tariffe o pressioni sulla supply chain.
Per la Fed, la distinzione è fondamentale: le pressioni inflazionistiche derivanti da tariffe o costi di importazione sono temporanee e tendono a svanire con il ritorno alla normalità; al contrario, l'inflazione nei servizi core è più radicata, poiché incorpora aspettative salariali, contratti a lungo termine e una domanda difficile da raffreddare rapidamente.
"L'inflazione nei servizi core, invece, è strutturalmente vischiosa perché incorpora aspettative salariali, contratti di lungo periodo e dinamiche di domanda difficili da raffreddare rapidamente", conclude Daga.

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