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03/06/2026

economia

Oro: pausa nel rally a breve ma prospettive positive a lungo termine

Kinsella (UBP): i rischi nel breve termine sono orientati al ribasso, in particolare nel caso in cui l'attuale conflitto dovesse rimanere irrisolto o aggravarsi ulteriormente

Dal fine di febbraio l'attività degli investitori su oro e metalli preziosi si è quasi arrestata. I dati mostrano un calo netto dell'interesse a breve termine per posizioni lunghe sul oro. "Il sentiment a più lungo termine nei confronti dell'oro rimane positivo, il che suggerisce che la recente debolezza possa essere interpretata come una pausa nel più ampio trend rialzista", ha dichiarato Peter Kinsella, Head of Investment Services UK di Union Bancaire Privée.

Il forte rialzo dei prezzi del petrolio ha innescato una rivalutazione dei tassi a breve termine. I mercati hanno escluso la possibilità di tagli da parte della Federal Reserve e ora prevedono un aumento di 25 punti base entro il primo trimestre2027. Lo stesso trend è visibile in altre banche centrali. "Questo aumento generalizzato dei rendimenti nominali accresce il costo opportunità del detenere posizioni lunghe sull'oro", ha osservato Kinsella.

L'inflazione negli Stati Uniti è tornata intorno al 4% su base annua. Le aspettative sui tassi reali, misurate dai rendimenti dei TIPS a 10anni, sono salite, rompendo la decorrelazione registrata lo scorso anno con l'oro. Un rialzo dell'1% dei rendimenti TIPS è associato a un calo del prezzo spot di poco più di 100dollari l'oncia, secondo il modello interno. "La domanda cruciale per l'oro è se l'aumento dei rendimenti dei TIPS si rivelerà duraturo; l'analisi attuale non punta in quella direzione", continua Kinsella.

I rendimenti a lungo termine, sopra il 5% sul tratto a 30anni sia negli USA sia nel Regno Unito, non costituiscono di per sé una minaccia per l'oro. "L'aumento dei rendimenti sul segmento a lungo termine riflette timori di inflazione persistente - un fattore positivo per l'oro - e preoccupazioni di indebitamento eccessivo, che forniscono un sostegno marginale a breve termine", spiega Kinsella.

Il principale catalizzatore a breve termine resta la risoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz. Una riduzione delle scorte petrolifere dovrebbe intensificarsi nelle prossime settimane, costringendo a una soluzione. Tale risoluzione potrebbe ridurre i tassi a breve termine, alleviare le pressioni inflazionistiche della domanda e indebolire leggermente il dollaro, elementi che supporterebbero un rialzo dell'oro.

All'inizio dell'anno le previsioni sull'oro erano state riviste al rialzo grazie a una forte domanda retail, soprattutto da parte degli ETF. Dal marzo la crescita della domanda è rallentata, giustificando una revisione al ribasso delle previsioni a breve termine. Si prevede che le banche centrali aggiungeranno circa 800tonnellate alle riserve globali nel 2026, limitando i rischi di ribasso. I dati del World Gold Council non confermano le voci di vendite aggressive da parte delle banche centrali nel primo trimestre. La domanda di monete e lingotti resta stabile intorno a 1.400tonnellate annue; il rischio principale è l'aumento al 15% della tassa sulle importazioni di oro deciso dall'India.


Le previsioni a breve termine sono state abbassate a circa 4.600dollari l'oncia, mentre il target a lungo termine resta fissato a 6.000dollari. "I rischi nel breve termine sono orientati al ribasso, specialmente se il conflitto attuale dovesse rimanere irrisolto o aggravarsi", conclude Kinsella.

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