Dollaro, petrolio e carry: dove trovare valore negli emergenti
Kettle (RBC BlueBay): privilegiamo le valute ad alto rendimento supportate da framework di politica economica credibili
Il carry dei mercati emergenti resta attraente, ma richiede una selezione più rigorosa. "Privilegiamo le valute ad alto rendimento supportate da framework di politica economica credibili, rendimenti reali elevati e solidi bilanci con l'estero, come il real brasiliano, oltre a Paesi di frontiera beneficiati dall'aumento dei prezzi dell'energia, ad esempio la Nigeria" - ha dichiarato Anthony Kettle, Senior Portfolio Manager di RBCBlueBay.
Kettle aggiunge che sono interessanti anche economie che hanno subito l'effetto negativo del rialzo dei prezzi energetici, citando Turchia ed Egitto. La solidità delle politiche economiche e le valutazioni attractive in questi paesi aiutano a contenere l'impatto dell'energia. Al contrario, avverte cautela su economie la cui performance è legata negativamente al prezzo del petrolio e dove i paracadute fiscali sono deboli.
Nel contesto attuale, una strategia generica di esposizione alle valute emergenti ad alto rendimento rischia di fallire. Le opportunità migliori si individuano dove il carry è sostenuto da banche centrali credibili e da fondamentali in miglioramento, soprattutto in alcune regioni dell'America Latina con politiche robuste.
Se i prezzi del petrolio dovessero scendere o la Fed non riducesse i tassi quest'anno, gli effetti sarebbero contrastanti. Un prezzo più basso favorirebbe i mercati emergenti importatori di petrolio grazie alla disinflazione e a un dollaro più debole, ma metterebbe sotto pressione gli esportatori di materie prime. "Gli emergenti, come asset class, comprendono più di 100 paesi; quindi esiste un ampio margine di manovra per posizionare i portafogli in modo da beneficiare dei movimenti delle commodity o, quantomeno, per risultare resilienti ad essi", prosegue Kettle.
Una Fed che mantiene i tassi invariati sostiene marginalmente il dollaro e aumenta il costo opportunità del carry, ovvero il differenziale dei tassi di interesse. Negli ultimi 18-24 mesi, però, altri fattori hanno contribuito a indebolire il dollaro: la diversificazione degli investitori fuori dagli USA, il rimpatrio di capitali e la diversificazione delle riserve valutarie.
Il successo del carry trade sui mercati emergenti dipende più dall'individuare stati sovrani con forte credibilità politica e, idealmente, slancio riformista o stabilità, piuttosto che cercare paesi in cui l'alto rendimento serve solo a compensare fondamentali deteriorati.
"Riteniamo vi sia il rischio che i mercati stiano sottostimando i rischi legati alla spesa fiscale nelle economie emergenti, nel caso in cui il prezzo del petrolio resti alto a lungo, soprattutto nei Paesi importatori che prevedono sussidi per il carburante", avverte Kettle. Questo perché il mercato assume che le parti in conflitto cerchino una de-escalation diplomatica anziché un'escalation militare. Un petrolio più caro spinge le spese sociali e i sussidi, mentre gli esportatori di materie prime potrebbero registrare introiti inattesi, ma anche dover affrontare pressioni inflazionistiche.
La forma della curva dei tassi dipenderà dal compromesso tra crescita e inflazione. Prezzi del petrolio più alti che inducono una risposta restrittiva delle banche centrali potrebbero appiattire la curva; se le banche ignorassero un picco inflazionistico e i governi offrissero sussidi per il caro energia, la curva potrebbe diventare più ripida.
La dispersione all'interno dell'asset class emergente conferma la presenza di opportunità differenziate. "Gli investitori dovrebbero monitorare attentamente i segnali di credibilità fiscale, specialmente nelle economie con dinamiche di debito già tese, poiché questi potrebbero innescare un brusco riprezzamento dei premi per il termine (term premia) degli emergenti", conclude Kettle.

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