Istruzioni per il mondo che verrà - Libro "Economia frugale"
Radjou (per Egea): continuare a produrre, consumare e crescere secondo i modelli del passato non è più possibile
Sappiamo in molti, ma moltissimi non vogliono prenderne atto, colpevolmente o dolosamente, che viviamo in tempi non facili, segnati da crisi e scarsità. La domanda che ci poniamo è: come far fronte a questa complessa situazione? In soccorso ci viene un saggio, appena pubblicato, dello studioso franco-indiano Navi Radjou dal titolo "Economia frugale. Come le imprese possono fare di più con meno (e costruire un mondo migliore)", con la prefazione di Sergio Iasi, Presidente di Officine Maccaferri, edito da Egea.
L'Autore, una voce autorevole a livello internazionale sui temi dell'innovazione e della leadership, condivide un nuovo modello di sviluppo che ridefinisce il concetto di prosperità, invitandoci a ottimizzare ciò che già esiste con saggezza e creatività. Progetto ambizioso, occorre riconoscere, ma da seguire con molta attenzione.
Gli esseri umani - spiega l'Autore - sembrano nati per fare sempre di più: superare record, scalare montagne, raggiungere la luna, esplorare lo spazio infinito. Ma che cosa accade quando questa spinta a superare i limiti si scontra con un pianeta che limiti reali li impone eccome? In un tempo segnato da crisi climatiche, scarsità di risorse, filiere fragili e tensioni geopolitiche che possono mettere sotto pressione gli approvvigionamenti globali, è sotto gli occhi di tutti che continuare a produrre, consumare e crescere secondo i modelli del passato non è più possibile.
Da questo paradosso nasce il modello dell'Economia frugale: non basta chiedere alle imprese di ridurre il proprio impatto ambientale o di "fare meno danni". Serve un modello economico capace di generare insieme valore economico, sociale ed ecologico, ottimizzando con saggezza, creatività e intelligenza ciò che già esiste.
Radjou fonda questa visione sono quattro pilastri. La prima è la condivisione di risorse tra imprese, che sostituisce la competizione a somma zero con forme di cooperazione capaci di aumentare efficienza, agilità e innovazione. Dall'Olanda alla Cina, dalla Francia agli Stati Uniti, il libro racconta casi di aziende che condividono rifiuti, magazzini, capacità produttiva, potere d'acquisto, dipendenti, clienti e perfino proprietà intellettuale. La condivisione B2B potrebbe liberare nei prossimi anni oltre 3 trilioni di dollari di valore economico.
Vi è poi la produzione distribuita e vicina ai territori. Dopo decenni di delocalizzazione e catene del valore progettate solo per l'efficienza, si propone di riportare parte della produzione più vicino ai clienti, attraverso filiere più corte, micro-fabbriche agili e risorse locali.
La terza è quella delle reti di valore locali, che mettono in relazione imprese, comunità e luoghi. L'Autore insiste sul concetto di iper-localismo non come chiusura, ma come risposta concreta a problemi globali che hanno effetti diversi da territorio a territorio. Le reti iper-locali, spiega, sono insieme radicate nei luoghi e connesse al mondo: una forma di glocalizzazione che permette di affrontare scarsità, crisi climatica e disuguaglianze valorizzando capacità, risorse e bisogni locali.
La quarta è la tripla rigenerazione di persone, luoghi e ambiente: non solo ridurre l'impatto negativo, ma generare effetti positivi, rafforzando la vitalità delle comunità e la resilienza degli ecosistemi.
In quest'ottica, e qui sta la sorpresa - l'Autore sostiene che l'Italia è più avanti di quanto si possa immaginare. Il nostro tessuto produttivo - diffuso, manifatturiero, territoriale - rappresenta un terreno particolarmente fertile per lo sviluppo di un'economia più resiliente, consapevole e frugale. Ne è un esempio lampante, descritto nel testo, il lavoro di ENEA, che ha creato una piattaforma digitale per consentire alle imprese italiane di condividere risorse industriali nei diversi territori, ad iniziare dalla manifattura, settore nel quale non abbiamo quasi rivali al mondo. Ad oggi ben 300 aziende italiane, in gran parte piccole e medie imprese, hanno stretto 1.946 partnership simbiotiche per condividere 2.672 risorse in varie regioni del Paese.
"In contrasto con il sistema capitalistico del fare di più con di più, che divora sempre più risorse per produrre un numero sempre maggiore di prodotti inutili, l'economia frugale cerca di fare meglio con meno, valorizzando al massimo tutte le risorse esistenti per massimizzare il valore per tutti gli stakeholder", esorta Radjou. Perché l'economia frugale non ci invita a rinunciare alla prosperità, ma a ridefinirne il significato e il rettangolo di gioco.
Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione

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