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20/05/2026

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Italia: i veri primati digitali che sfidano la reputazione di essere in ritardo

Giacomelli (AgenVIO): il nostro Paese ha guidato l'UE su PEC, fatturazione elettronica e GovTech, dimostrando capacità digitale concreta

L'Italia registra ancora una percentuale bassa di utilizzo dell'intelligenza artificiale: Eurostat indica il 16,4% delle imprese, inferiore alla media europea del 20% e lontano dal 42% della Danimarca, che la colloca al diciottesimo posto su 27 stati membri. Tuttavia, il dibattito pubblico tende a dimenticare i successi concreti su infrastrutture digitali, dove il Paese ha spesso anticipato l'intera Unione. Già nel 1854 Antonio Meucci brevettò il primo prototipo di telefono per comunicare con la moglie malata; nel 1965 Olivetti lanciò il Programma101, considerato il primo personal computer, usato dalla NASA nelle missioni Apollo; nel 1996 TIM introdusse la prima SIM prepagata e ricaricabile, aprendo la telefonia mobile a giovani e fasce a basso reddito.

"Quando oggi si parla di digitale, si tende a confondere due cose diverse. Da una parte c'è quello che si potrebbe chiamare il 'digitale virale', ovvero le app che dettano i trend, le startup di tendenza e i tool AI che fanno hype. Mentre dall'altra parte troviamo il 'digitale reale', cioè quando un Paese riesce a portare online identità, fatture, notifiche, processi fiscali e servizi pubblici su scala nazionale", commenta Valerio Giacomelli, imprenditore e CEO di AgenVIO, piattaforma di automazioni che facilita l'adozione dell'AI nelle PMI italiane.

Il "digitale reale" ha visto l'Italia primeggiare in diversi ambiti:

- Posta Elettronica Certificata (PEC): introdotta nel 2005, consente a un'email lo stesso valore legale di una raccomandata, garantendo invio, integrità e consegna; per quasi due decenni è rimasta l'unica soluzione del genere a livello globale, con milioni di caselle attive tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione, ora in fase di estensione all'intera UE.

- Fatturazione elettronica obbligatoria: dal 2014 l'Italia la rese obbligatoria per le transazioni con la Pubblica Amministrazione e, nel 2019, per tutti gli scambi tra privati (B2B e B2C), diventando il primo Paese UE a imporla universalmente; il Sistema di Interscambio gestisce oggi miliardi di documenti all'anno e funge da modello per altri Stati.
- Unificazione dei servizi GovTech: portali come impresa.italia.it, l'app IO e il nuovo ITWallet consentono di gestire identità digitale, pagamenti alla PA e dati camerali in un unico spazio, superando i modelli frammentati di molti Paesi europei. 

Sul digitale che fa più rumore mediaticamente, invece, c'è ancora molto da costruire, ma per colmare quel gap serve utilizzare la tecnologia come uno strumento concreto per costruire un tessuto tech riconosciuto a livello mondiale, che permetta anche di continuare a migliorare il digitale reale del Paese.


"Sui primati l'Italia ha dimostrato più volte di saper anticipare. Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è che spesso confondiamo il ?digitale sexy', cioè le app virali o il prodotto AI che fa i milioni, con il digitale reale, ovvero le infrastrutture digitali che sono alle fondamenta del sistema nazionale. Su questo, piaccia o no, siamo stati meno arretrati di quanto si racconti. Il nostro vero nodo non è aver costruito poco digitale, è non riuscire a riconoscere le innovazioni positive del nostro Paese rispetto al compararci agli altri paesi e diffondere l'idea comune dell'essere indietro rispetto al mondo. Questo non ci porterà a raggiungere i vertici se non crediamo di essere in grado di farlo", conclude Giacomelli.  

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