Neyrand (CCI France Italie): le imprese chiedono più collaborazione e sinergie
Il rapporto tra i due Paesi va ben oltre il semplice scambio commerciale e si configura come una vera integrazione delle filiere produttive e industriali
Italia e Francia sono due delle più solide colonne portanti della UE, con un legame economico che prosegue da secoli, anche per affinità culturali. Le imprese di entrambi i Paesi chiedono una maggiore integrazione per una crescita condivisa, vedendo nella cooperazione non solo un'opportunità di business, ma un pilastro per la competitività del sistema produttivo europeo sui mercati globali. Per valorizzare al meglio i rispettivi prodotti sui mercati internazionali il ruolo delle istituzioni è decisivo. Ne abbiamo parlato con Edouard Neyrand, Presidente della Camera di Commercio Francese in Italia (CCI France Italie).
Italia e Francia sono storicamente partner in molteplici business. Quali sono attualmente i numeri dell'interscambio commerciale?
Le relazioni economiche tra Italia e Francia rappresentano uno dei pilastri più solidi dell'integrazione europea, caratterizzate da un livello di interscambio, investimenti e complementarità industriale tra i più elevati nell'Unione.
La Francia si conferma stabilmente il secondo partner commerciale dell'Italia a livello globale. L'interscambio bilaterale ha superato i 112 miliardi di euro nel 2025, evidenziando una crescita costante e una resilienza significativa anche nelle fasi di rallentamento economico internazionale.
La relazione commerciale è caratterizzata da una forte complementarità settoriale: l'Italia esporta prevalentemente macchinari, automotive, moda, arredo e prodotti farmaceutici, mentre importa dalla Francia soprattutto energia, prodotti chimici e beni industriali avanzati. Questo equilibrio si traduce in un saldo commerciale positivo per l'Italia, stabilmente superiore ai 15 miliardi di euro negli ultimi anni.
Oltre al commercio, il legame economico si distingue per l'intensità degli investimenti incrociati. La Francia rappresenta il primo investitore estero in Italia, con uno stock che ha raggiunto circa 100 miliardi di euro e oltre 2.500 imprese controllate attive nel Paese, capaci di generare occupazione e valore aggiunto su larga scala. Parallelamente, la presenza italiana in Francia è significativa e in crescita, con quasi 2.000 imprese e decine di miliardi di fatturato annuo.
Il rapporto tra i due Paesi va ben oltre il semplice scambio commerciale e si configura come una vera integrazione delle filiere produttive e industriali. Le economie italiana e francese risultano infatti sempre più interconnesse, con partnership strategiche nei settori chiave della manifattura, dell'energia, della transizione ecologica e dell'innovazione.
L'interscambio tra Italia e Francia non rappresenta solo un dato quantitativo di rilievo, ma un elemento strategico per la competitività europea, dove Italia e Francia costituiscono la spina dorsale dell'Unione Europea.
Oltre a quelli storici, quali sono i settori più promettenti per il futuro e come si evolvono le relazioni tra le imprese?
Accanto ai settori tradizionali che storicamente trainano l'interscambio italo-francese come manifattura, automotive, moda e agroalimentare, stanno emergendo ambiti di cooperazione particolarmente promettenti, in linea con le grandi trasformazioni economiche europee.
I settori a maggiore potenziale di sviluppo sono innanzitutto quelli legati alla transizione energetica ed ecologica. In questo ambito, la collaborazione tra imprese italiane e francesi si sta intensificando nelle rinnovabili, nelle infrastrutture energetiche e nelle tecnologie per la decarbonizzazione, anche alla luce degli obiettivi europei di neutralità climatica.
Un secondo ambito strategico è rappresentato dall'innovazione tecnologica e dalla digitalizzazione. Le filiere industriali dei due Paesi risultano sempre più integrate nei comparti dell'intelligenza artificiale, della cybersecurity, dell'economia dei dati e dell'industria 4.0, favorendo la nascita di partnership industriali e progetti congiunti ad alto contenuto tecnologico.
Ulteriori ambiti di sviluppo riguardano la mobilità sostenibile, l'aerospazio, la difesa e le infrastrutture, dove si registra un rafforzamento delle collaborazioni industriali e dei programmi comuni. In parallelo, anche il settore farmaceutico e biomedicale sta assumendo un ruolo crescente, sostenuto da investimenti congiunti in ricerca e sviluppo e da una maggiore integrazione delle catene del valore.
Dal punto di vista delle relazioni tra imprese registriamo un'evoluzione significativa: il rapporto non si limita più a dinamiche di esportazione/importazione, ma si configura sempre più come una rete di partecipazioni incrociate, joint venture e alleanze strategiche. Le imprese italiane e francesi tendono infatti a collaborare lungo l'intera filiera produttiva, condividendo competenze, tecnologie e accesso ai mercati internazionali.
Questa trasformazione è favorita anche dal rafforzamento del quadro istituzionale bilaterale, che promuove un coordinamento più stretto delle politiche industriali e incentiva la cooperazione tra sistemi imprenditoriali. In tale contesto, il ruolo delle istituzioni economiche e delle rappresentanze diplomatiche risulta determinante nel facilitare gli investimenti e nel sostenere l'integrazione tra i due tessuti produttivi.
Avete condotto una ricerca con IPSOS che mostra una richiesta di maggior sinergie da parte delle imprese. Quali sono i risultati principali?
Il dato che emerge dalla ricerca di Ipsos è molto chiaro e si articola in tre evidenze principali.
La prima riguarda il livello di fiducia: nonostante un clima di pessimismo diffuso tra i cittadini, il 90% delle imprese italiane e l'83% di quelle francesi si dichiarano soddisfatte del proprio andamento. È un segnale importante di resilienza e capacità di adattamento del sistema produttivo.
La seconda evidenza è la forte domanda di collaborazione: l'87% delle imprese considera auspicabile un rafforzamento delle sinergie bilaterali. Questo indica che il rapporto tra Italia e Francia è percepito sempre più in termini di complementarità.
Infine, il terzo elemento riguarda l'approccio "win-win": la maggioranza assoluta delle imprese (64% in Francia e 55% in Italia) riconosce che una maggiore collaborazione porterebbe benefici reciproci ed equilibrati ad entrambi i Paesi. È un dato fondamentale che dimostra come il tessuto imprenditoriale abbia pienamente interiorizzato il valore strategico dell'integrazione, vedendo nella cooperazione non solo un'opportunità di business, ma un pilastro per la competitività del sistema produttivo europeo sui mercati globali.
Nel complesso, la ricerca evidenzia quindi una distanza tra percezione pubblica ed economia reale: mentre il dibattito resta spesso prudente, il mondo imprenditoriale appare molto più orientato alla crescita condivisa.
Collaborazione e cooperazione come driver di sviluppo: come si realizza in pratica? E quali sarebbero i vantaggi?
La cooperazione tra Italia e Francia si realizza innanzitutto in modo molto pratico, attraverso strumenti industriali e operativi. I dati della ricerca di Ipsos mostrano che le imprese individuano come leva principale la condivisione dei costi di ricerca e sviluppo, insieme all'innovazione tecnologica, alla transizione digitale e a una crescente integrazione delle catene del valore.
Per quanto riguarda i vantaggi, il primo è di natura economico-finanziaria: il 62% delle imprese francesi e il 58% di quelle italiane indicano il raggiungimento di una maggiore efficienza come il beneficio principale della cooperazione. La condivisione degli investimenti e delle competenze, facilitata dall'azione di networking e dal supporto della CCI France Italie, consente di ottimizzare i costi, scalare le innovazioni e accelerare i processi di trasformazione industriale.
Ma c'è anche una dimensione più ampia, di carattere strategico e geopolitico. Un rafforzamento della cooperazione contribuisce a costruire un sistema italo-francese più solido, capace di competere meglio a livello globale e di affrontare sfide comuni, dalla transizione energetica alla trasformazione industriale.
Infine, emerge un vantaggio crescente in termini di reputazione e sostenibilità: l'impegno congiunto su obiettivi ESG e sulla riduzione delle emissioni di CO? è percepito come un fattore che rafforza il posizionamento delle imprese sui mercati internazionali.
Quali sono i maggiori ostacoli ad un ulteriore salto di qualità nelle relazioni di business tra le imprese dei due Paesi?
Non mancano gli ostacoli, ma l'indagine condotta da IPSOS evidenzia quanto questi non siano tanto di natura politica quanto legati soprattutto al contesto economico e operativo in cui le imprese operano.
Il primo elemento riguarda i fattori esterni: il caro energia, l'aumento dei prezzi delle materie prime e le tensioni sulle catene di approvvigionamento rappresentano i principali freni. Sono criticità trasversali, che incidono in modo diretto sulla competitività e sulla capacità di investimento delle imprese in entrambi i Paesi.
Un secondo tema molto rilevante è quello delle risorse umane. La difficoltà nel reperire personale qualificato è percepita come un limite crescente, soprattutto nei settori ad alta specializzazione e innovazione, e rischia di rallentare proprio quei processi di integrazione industriale che le imprese considerano strategici.
Accanto a questi fattori comuni, emergono poi alcune divergenze di sistema. Le imprese segnalano differenze nella percezione della Pubblica Amministrazione, nella disponibilità e accessibilità degli incentivi pubblici e, più in generale, nelle condizioni operative offerte dai due contesti nazionali. Sono elementi che, pur non bloccando la collaborazione, possono renderla meno fluida.
Italia e Francia sono probabilmente i due Paesi europei per prodotti di qualità in Europa. Per andare sui mercati internazionali, quali sono le maggiori differenze e quali le maggiori similitudini? Su cosa si gioca il confronto e quanto conta l'apporto delle rispettive istituzioni?
Italia e Francia condividono un posizionamento unico in Europa e nel mondo come economie della qualità, fortemente orientate a prodotti ad alto valore aggiunto come design, manifattura specializzata e filiere agroalimentari d'eccellenza.
Questo elemento rappresenta la principale similitudine: secondo la ricerca Ipsos, è proprio l'alta qualità il fattore di maggiore vicinanza percepita dalle imprese dei due Paesi, insieme alla valorizzazione della tracciabilità e delle indicazioni geografiche.
Accanto a questa base comune, emergono però alcune differenze rilevanti nel modo di competere sui mercati internazionali. I dati indicano che l'Italia è percepita come particolarmente forte sul fronte della sostenibilità e dell'economia circolare, mentre la Francia mostra un vantaggio nella capacità di fare sistema, soprattutto sul piano tecnologico e industriale.
È una distinzione importante: da un lato un modello più diffuso e flessibile, dall'altro uno più coordinato e strutturato.
Il ruolo delle istituzioni è decisivo. La ricerca Ipsos evidenzia un punto interessante: le imprese riconoscono l'importanza della collaborazione pubblico-privato, ma allo stesso tempo esprimono una valutazione critica dei rispettivi sistemi nazionali. In modo quasi speculare, le aziende italiane tendono a valutare positivamente il modello francese e viceversa, segnalando margini di miglioramento per entrambi.
Questo porta a un'indicazione molto chiara: per competere sui mercati globali non bastano incentivi o singole politiche, ma serve una visione strategica condivisa.

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