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22/04/2026

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Il blocco di Hormuz minaccia i fertilizzanti: impatti su India, Brasile e oltre

Bienvenu (LFDE): il blocco marittimo accresce i rischi alimentari, colpendo importatori chiave per l'EU

Stretto di Hormuz non è solo una via di transito per petrolio e gas. Da lì passano anche gran parte dei fertilizzanti azotati e fosfatici destinati all'agricoltura globale. Il blocco iniziato sei settimane fa, seppur destinato a sciogliersi, crea subito difficoltà energetiche e, a medio-lungo termine, rischi alimentari. L'interruzione di questi flussi può alimentare tensioni politiche, come accadde durante la "Primavera araba" del 2011, innescata dall'aumento dei prezzi alimentari dopo la crisi del 2008.
"Dall'analisi delle vulnerabilità agricole legate al blocco di Hormuz emergono innanzitutto l'India e il Brasile, due Paesi grandi importatori di fertilizzanti prodotti nel Golfo Persico. Stando alla North Dakota State University, il 54% dei fertilizzanti azotati importati dall'India transita dallo Stretto di Hormuz, così come il 45% delle importazioni brasiliane di urea, componente essenziale per i raccolti di questo gigante agricolo. Questa dipendenza dai fertilizzanti del Golfo raggiunge oltre il 70% nel caso dell'Australia, resa decisamente meno vulnerabile - rispetto ai due Paesi precedenti - dalla sua ricchezza", afferma Alexis Bienvenu, Fund Manager di La Financière de l'Echiquier (LFDE).

Un altro elemento cruciale è lo zolfo, sottoprodotto dell'industria petrolifera, indispensabile per l'acido solforico usato nei fertilizzanti fosfatici. Quasi la metà dello zolfo trasportato via nave proviene dai Paesi del Golfo. La carenza di questo elemento colpisce i principali produttori di fertilizzanti fosfatici, come il Marocco - primo esportatore mondiale - e la Cina. Le conseguenze si avvertono sia a livello locale che nei mercati di esportazione del Marocco.
Le ripercussioni non si limitano ai paesi in via di sviluppo. Anche gli Stati Uniti, importanti produttori di fertilizzanti fosfatici, dipendono dalla disponibilità globale di zolfo. "Se le rese dei grandi Paesi esportatori di prodotti agricoli diminuiranno a causa della riduzione delle quantità di fertilizzanti utilizzate, e se il costo dei fertilizzanti aumenterà a livello globale, l'intero pianeta finirà per essere, direttamente o indirettamente, coinvolto. L'Europa, ad esempio, grande importatrice di soia e mais brasiliani, potrebbe risentire delle tensioni su queste materie prime quando dovrà acquistarle per nutrire il suo bestiame", continua Bienvenu.

A breve termine, sarà necessario mettere in atto una gestione della crisi per aiutare i Paesi più colpiti, spesso i più deboli, pena il rischio di disordini politici. "A medio termine, dovrà essere delineata una nuova architettura delle reti di dipendenza dai fertilizzanti importati, alla stregua di quanto fu fatto per gli approvvigionamenti europei di petrolio e gas dopo lo scoppio della guerra in Ucraina", commenta Bienvenu.
A più lungo termine, si parlerà sicuramente della costituzione di riserve strategiche di fattori di produzione agricoli, oltre che della creazione di una filiera di produzione sostenibile di fertilizzanti azotati. I fertilizzanti non sono infatti meno strategici - amara costatazione con l'Ucraina prima e Hormuz poi - delle energie fossili.

"Il blocco dello stretto rimescola le carte in modo inaspettato. Si apre un nuovo capitolo della storia dell'agricoltura in occasione di una guerra che, in origine, non aveva alcuna finalità agricola, ma che fin dall'inizio aveva un risvolto sulfureo", conclude Bienvenu.


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