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22/04/2026

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Moda e benessere: la fiducia che genera +20% di fatturato

Zollo (Great Place to Work Italia): il settore fashion resta indietro su cultura e employee experience, ma i dati mostrano guadagni concreti per chi investe nel benessere

La moda italiana registra un ritardo sistematico nella creazione di ambienti di lavoro basati su fiducia e benessere diffuso. Il settore genera oltre 90 miliardi di euro di fatturato annuo (Fashion Economic Trends), contribuisce al 5% del PIL nazionale e impiega circa 461 mila persone (Confartigianato Imprese). Nonostante questi numeri, il ranking Best Workplaces Italia 2026 di Great Place to Work Italia, basato su oltre 210 mila risposte di 415 organizzazioni, individua solo una realtà fashion tra i 75 migliori ambienti di lavoro italiani. "Il settore fashion, purtroppo, non si distingue per grandi esempi di innovazione nella cultura organizzativa", afferma Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia.

Il caso più emblematico è Kiabi, azienda che dal 1978 ha introdotto il concetto di moda a prezzi contenuti per tutta la famiglia. Nella categoria 500-999 collaboratori, si è classificata al 7° posto nella classifica Best Workplaces Italia2026. Il successo di Kiabi deriva da pratiche di ascolto attivo, inclusione e benessere individuale, integrate con gli obiettivi di business. "Il loro approccio mette al centro la relazione con il collaboratore, con attività mirate a rafforzare la coesione interna e la partecipazione attiva", prosegue Zollo.

I dati del report Great Insights 2026 evidenziano che le aziende con alti livelli di Trust Index (indice di fiducia interno) registrano una retention superiore all'86%, rispetto al 66% delle imprese non certificate. Queste organizzazioni attraggono e mantengono talenti anche in mercati complessi. "L'impatto è tangibile, misurabile e strategicamente rilevante. Il nostro studio mostra una correlazione diretta tra il Trust Index e la crescita del fatturato aziendale", continua Zollo.
I best workplaces italiani hanno registrato una crescita media dei ricavi del +20% rispetto all'anno precedente, contro l'aumento dell'1% osservato dalle imprese dell'indice Istat nei settori industria e servizi. Questo divario evidenzia come la cultura aziendale orientata al benessere influisca su più dimensioni: attrazione e retention dei talenti, riduzione del turnover, incremento della produttività e maggiore capacità di innovazione.


Investire in iniziative che rafforzano la fiducia e il well-being non è più solo una scelta di reputazione, ma una leva competitiva concreta. Le organizzazioni che curano il proprio ambiente di lavoro riducono i costi legati al turnover, trasformano i dipendenti in brand ambassador più orgogliosi e capaci di promuovere il marchio, attraggono i talenti più qualificati in un mercato guidato da valori e work-life balance, e liberano il potenziale creativo necessario per l'innovazione nella moda. In sintesi, mettere le persone al centro si traduce nella leva finanziaria più potente a disposizione delle imprese del settore.

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