Mobile italiano: crescita, export e prospettive 2026
Trenti e Sangalli (Intesa Sanpaolo): analisi dettagliata dei dati di fatturato, export (primi in Europa) e investimenti del settore
Stefania Trenti e Ilaria Sangalli, responsabili del dipartimento Research di Intesa Sanpaolo, hanno pubblicato un'analisi sul comparto del mobile e del design italiano, "Il mobile e design Made in Italy: sfide e opportunità in un mercato in continua evoluzione", evidenziando la capacità del settore di mantenere la leadership europea nonostante le tensioni geopolitiche e le fluttuazioni dei costi energetici.
Nel 2025 il valore complessivo delle vendite del mobile italiano supera i 26,7 miliardi di euro, posizionandosi al primo posto in Europa. La crescita è lieve, +0,5%, mentre i principali concorrenti - Germania (-2,9%), Polonia (-0,3%), Francia (-4,5%) - registrano decrementi. La Germania resta il secondo produttore con 21,7 miliardi di euro di fatturato.
Il surplus commerciale del settore raggiunge 8,4 miliardi di euro nonostante una lieve flessione delle esportazioni (-1,2%). Le destinazioni europee più performanti sono la Germania (+2,2%), il Regno Unito (+5%) e la Spagna (+1,5%); la Francia registra una diminuzione (-2,4%). Nei mercati emergenti, gli Emirati Arabi Uniti segnano un rialzo del 2%, la Turchia un balzo del 43,5%, mentre il Canada entra nella top-10 con una crescita del 9%. Gli Stati Uniti vedono un calo dell'8,2%, penalizzati dal cambio e dalle tensioni commerciali. La Cina, al settimo posto, registra un -4,7% di variazione.
I distretti industriali contribuiscono per l'83% al surplus, generando 6,9 miliardi di euro. Le prime cinque realtà per performance sono:
- Pordenone (+7,7%)
- Murgia (+8,9%)
- AltoAdige (+10,1%)
- Bovolone (+20,6%)
- Brianza (-1,8%)
Il distretto della Brianza compensa il calo negli Stati Uniti (-12%) con un'espansione in Turchia (+23%). Parallelamente, Treviso bilancia le difficoltà in Francia e Nord-America grazie a risultati notevoli in Canada (+27,5%), Turchia (+35,4%) e Olanda (+14,9%).
Le previsioni per il 2026 dipendono dall'evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Lo scenario centrale prevede la chiusura dello Stretto di Hormuz fino a metà maggio, seguita da una normalizzazione dei flussi energetici e da una discesa dei prezzi nella seconda metà dell'anno. In questo contesto, la crescita del PIL dell'Eurozona è stimata allo +0,9%, mentre l'Italia dovrebbe registrare +0,4%.
Il mercato interno dovrebbe registrare un leggero aumento, sostenuto dal settore immobiliare e dal turismo di alta gamma. Le esportazioni verso i Paesi del Golfo, che rappresentano il 4,6% delle vendite totali, mantengono un potenziale di crescita, specialmente se il conflitto si risolve in tempi brevi.
La diversificazione verso nuove destinazioni - India, America Latina e Sud-Est asiatico - è considerata cruciale. Nel 2024 la quota dell'arredo italiano sui mercati internazionali era del 4,1% per la fascia media-bassa e del 9,2% per la alta gamma, arrivando al 25% nel segmento cucine.
Il comparto del design rimane leader europeo, con 76.000 addetti e un fatturato di 6 miliardi di euro nel 2024; la Germania è al secondo posto con 5,4miliardi di euro.
Per fronteggiare le sfide, le imprese stanno puntando sulla "doppia transizione". L'Intelligenza Artificiale è l'investimento prioritario per il 2026, seguito da Cybersecurity e da progetti per aumentare l'autonomia energetica. Attualmente il 16% delle aziende del mobile utilizza almeno una tecnologia AI, un valore vicino alla media nazionale ma inferiore al 23% tedesco.
Gli investimenti ESG suscitano interesse: il 22% delle imprese indica un alto livello di attenzione, il 48% medio, con una maggiore propensione tra le realtà medio-grandi (29%).
Il passaggio generazionale rimane una criticità: più del 70% delle imprese non ha ancora effettuato la successione. Solo il 15,3% dei consigli di amministrazione include giovani under 40, contro il 17,7% del manifatturiero complessivo. Inoltre, il 13,5% dei board è composto esclusivamente da over 65.
Il profilo demografico della forza lavoro è invecchiato: circa il 70% dei dipendenti rientra nella fascia 40-64 anni, rispetto al 64% della media manifatturiera.
I margini operativi lordi rimangono solidi, attestandosi al 10,3% del fatturato nel 2024, e si prevede che rimarranno superiori ai livelli pre-Covid anche nel 2026, nonostante i potenziali costi aggiuntivi legati a dazi e tensioni commerciali.
