Crisi di Hormuz spinge i prezzi del petrolio e del gas oltre il 50% | BusinessCommunity.it
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15/04/2026

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Crisi di Hormuz spinge i prezzi del petrolio e del gas oltre il 50%

Se Martinis (Coface): anche fertilizzanti, polimeri, alluminio oggi si trovano a gestire costi in forte aumento e tempi di approvvigionamento sempre più incerti

A 25 giorni dall'inizio dell'offensiva israelo-americana contro l'Iran, le interruzioni del transito di materie prime nello Stretto di Hormuz continuano a generare forte volatilità sui mercati. I settori più colpiti includono petrolio e gas, fertilizzanti, derivati petrolchimici e alluminio. «L'attuale escalation in Medio Oriente sta colpendo duramente i mercati delle materie prime. La portata dello shock attuale sulle fasi a valle della catena del valore dipenderà dall'eventuale stallo del conflitto», afferma Simon Lacoume, economista settoriale di Coface.

Il prezzo del Brent ha toccato i 119USD a barile la scorsa settimana, segnando un aumento del 50% in un mese. L'incremento è stato disomogeneo: il Oman DME ha superato i 160USD, mentre il WTI statunitense si è stabilizzato intorno ai 100USD. Negli Stati Uniti, il prezzo alla pompa della benzina ordinaria ha raggiunto 3,96USD per gallone, +35% su base mensile. In Asia, il diesel Singapore è quasi triplicato, arrivando a 256USD per barile, e il carburante per aerei ha raddoppiato secondo l'IATA.
Anche il gas naturale ha subito pressioni. In Europa, i futures TTF sono saliti dell'85% a 55euro/MWh; in Asia, il LNG Japan/Korea Marker è raddoppiato nello stesso periodo. Negli Stati Uniti, l'Henry Hub è aumentato del 36% su base mensile, confermando la diffusione globale delle tensioni energetiche.

I derivati petrolchimici hanno registrato balzi notevoli. Una tonnellata di nafta a Singapore è arrivata a 1.000USD, +60% dall'inizio delle ostilità. La scarsità di scorte asiatiche (2-3 settimane) ha spinto al rialzo i prezzi di polipropilene, polietilene, polistirene e PVC. Anche lo zolfo, elemento chiave per la lisciviazione di rame e nichel, è aumentato del 25% in un mese, minacciando produttori in Cile, RDC e Indonesia.
Nel mercato dei fertilizzanti, la dipendenza dal gas naturale (fino all'80% dei costi di produzione) ha tradotto l'impennata dei prezzi del gas in un rialzo del 37% per la urea granulare FOB Medio Oriente, ora a 665USD per tonnellata. Gli Stati del Golfo, responsabili del 19% delle esportazioni mondiali di fertilizzanti azotati e del 36% di urea, rimangono al centro della dinamica. Attualmente l'impatto è limitato ai produttori di cereali negli USA, ma una prosecuzione delle interruzioni potrebbe coinvolgere Brasile, India ed Europa.


Il alluminio è il metallo più vulnerabile. Con lo Stretto di Hormuz bloccato, gli Stati del Golfo - che forniscono l'8% della produzione globale - non riescono né a esportare né a importare materie prime per le loro fonderie. Lunedì 16 marzo, Aluminum Bahrain (Alba) ha annunciato la sospensione del 19% della produzione, equivalenti al 5% dell'offerta regionale. Parallelamente, Mosal ha interrotto le attività in Mozambico per i costi energetici elevati. I prezzi dell'alluminio hanno raggiunto 3.500USD per tonnellata il 12 marzo, +11,5% su base mensile e quasi +25% nell'ultimo anno.
«Quando lo Stretto di Hormuz si blocca, il problema non riguarda solo il prezzo del barile: riguarda la tenuta di filiere produttive che su quei flussi hanno costruito la propria operatività», ha commentato Ernesto De Martinis, CEO Regione Mediterraneo & Africa di Coface. «Fertilizzanti, polimeri, alluminio: sono input che entrano nei processi di settori apparentemente lontani dal Medio Oriente, ma che oggi si trovano a gestire costi in forte aumento e tempi di approvvigionamento sempre più incerti. In un contesto simile, la capacità di valutare rapidamente l'esposizione delle proprie controparti commerciali diventa un elemento decisivo. Per questo continueremo a seguire l'evoluzione della situazione con la massima attenzione, aggiornando le nostre analisi di rischio in tempo reale».


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