Da creator a imprenditore: la metamorfosi imprenditoriale di Marcello Ascani | BusinessCommunity.it
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25/03/2026

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Da creator a imprenditore: la metamorfosi imprenditoriale di Marcello Ascani

Dall'artigianato digitale alla costruzione di una "macchina" aziendale con diverse attività

Per anni il termine "Creator" è stato confinato in una dimensione ludica o puramente comunicativa. Tuttavia, la storia di Marcello Ascani dimostra come la capacità di attrarre attenzione possa trasformarsi nel pilastro di una solida realtà aziendale. Non si tratta solo di video, ma della transizione di un professionista che, dopo tredici anni di "artigianato" digitale, ha scelto di smettere di lavorare solo nel business per iniziare a lavorare sul business. In questa intervista, Ascani rivela come ha trasformato le sue interviste ai grandi CEO in un Master personalizzato, fondando Flatmates e codificando un nuovo linguaggio per i manager di oggi.

Marcello, hai trascorso tredici anni a intervistare persone di ogni tipo, dagli studenti all'estero ai grandi amministratori delegati. Cosa ti ha lasciato davvero questo percorso in termini di competenze?

In realtà, non è tanto importante chi intervisti, ma l'attitudine con cui lo fai. Quando parlavo con i ragazzi all'estero, volevo capire come vivevano; oggi, quando incontro i grandi AD, il mio obiettivo è imparare a diventare un manager migliore. Non ho studiato business in modo tradizionale, ma ogni intervista è stata una lezione pratica: vado lì chiedendomi sempre cosa posso portarmi a casa. Gran parte di quello che so oggi come piccolo imprenditore lo devo proprio a questi scambi.

C'è stato un momento specifico in cui hai capito che dovevi fare il "salto" verso l'imprenditoria?

Ricordo una delle prime interviste a un grande imprenditore, Alessandro Benetton. Mi parlò di EBITDA e io non sapevo nemmeno cosa fosse. Sono tornato a casa, ho approfondito e poi ho cercato di mettere in pratica quei concetti. Il passaggio fondamentale è capire se vuoi davvero fare l'imprenditore, perché non è un obbligo per tutti. Come creator, lavoro ancora come un artigiano: è un'attività dove io sono il fulcro di tutto ed è difficile renderla puramente imprenditoriale.
Con la nascita di Flatmates, però, le cose sono cambiate drasticamente. Qual è stata la sfida più grande nel costruire un'azienda da zero?

È stato un momento "bello e brutto" allo stesso tempo. Ho dovuto imparare che il mio lavoro non era più "fare le cose", ma creare una macchina che le facesse. Si dice spesso che l'imprenditore debba lavorare sul business e non nel business, ma metterlo in pratica è difficilissimo. A volte sai che potresti gestire un progetto meglio di chiunque altro, ma non hai il tempo; quindi il tuo compito diventa trovare le persone giuste o formare quelle che hai già. È un mestiere completamente diverso, che ha a che fare con la gestione degli esseri umani e delle loro skill.


A proposito di persone, quanto ha influito il tuo personal brand nella ricerca dei talenti e dei soci giusti?

Moltissimo, ed è un vantaggio che all'inizio avevo sottovalutato. Attrarre talenti e convincerli della validità della propria visione è una sfida gigantesca per ogni imprenditore. Io ho avuto la fortuna di avere già un'audience: il mio co-fondatore e co-amministratore, Michele, mi ha trovato proprio tramite YouTube. Senza di lui non ce l'avrei mai fatta, e probabilmente se avessi dovuto iniziare da zero senza quella visibilità, sarebbe stato tutto molto più difficile.
Molti vedono la Creator Economy come una bolla, tu invece ci hai scommesso con forza. Cosa hai visto che gli altri non vedevano?

Sapevo che c'era un mercato gigantesco in crescita esponenziale e ho scommesso su questo. Spesso gli imprenditori hanno questo vantaggio: vedono un'opportunità o un cambiamento di mercato che agli altri sfugge. A me sembrava ovvio, ma evidentemente non lo era per tutti. Ero sicuro al 100% che i creator fossero il settore su cui volevo concentrarmi; la parte difficile è stata solo mettere in piedi tutta la struttura operativa.


Oggi come riesci a bilanciare la tua vita privata con questo doppio ruolo di creator e imprenditore?

In realtà, il bilancio vita-lavoro è un obiettivo che mi pongo ogni anno e che non riesco mai a raggiungere pienamente, ma so che è normale. La sfida vera è gestire l'equilibrio tra l'essere un creator e un imprenditore. Se volessi solo far funzionare Flatmates mi concentrerei solo su team, assunzioni e vendite, ma non posso mollare i video. Ogni intervista che pubblico è un potenziale cliente: una fetta del mio pubblico è composta da manager e decision-maker profilatissimi. Persino i dipendenti spesso arrivano perché hanno visto i miei contenuti. È un doppio lavoro complicatissimo, ma vitale per il business.


Hai scritto un libro, "Ogni brand è un creator". È il classico libro da influencer o c'è dell'altro?

Volevo evitare il classico "libro da youtuber" fatto tanto per farlo. Con Flatmates ci siamo resi conto che avevamo un metodo e una visione che non erano affatto scontati. Abbiamo messo nero su bianco come interpretiamo la creator economy: oggi i confini tra business e contenuti si mischiano sempre di più. Vediamo manager che comunicano su LinkedIn, aziende su TikTok e creator che fondano aziende. Il libro cerca di dare ordine e razionalità a questo caos, cercando di "fare scuola" in un mercato ancora nuovo.

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