Investire in tempo di guerra
Di Naro (Anima Sgr): il conflitto in Medio Oriente fa balzare prezzi energia, rende più costosi i bond e pesa sui titoli, soprattutto nei Paesi importatori
La recente escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran ha scatenato un'ondata di turbolenza sui mercati globali. Il prezzo del petrolio e del gas naturale è salito di diversi punti percentuali, i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati e le quotazioni azionarie hanno registrato cali, in particolare nei paesi che dipendono dalle importazioni energetiche. "Nonostante l'intensità del conflitto e le tensioni nello Stretto di Hormuz, a circa dieci giorni dall'avvio delle operazioni militari riteniamo improbabile che la guerra si prolunghi indefinitamente, poiché non è interesse di nessuno degli attori coinvolti", afferma Filippo Di Naro, Direttore Investimenti di Anima Sgr.
Nel comparto obbligazionario Anima mantiene le valutazioni invariate. Si preferiscono i titoli sovrani dell'Area Euro rispetto ai Treasury statunitensi, grazie a un profilo di rischio più contenuto derivante da fattori macroeconomici e geopolitici. La posizione sui Treasury resta neutrale, in attesa di un'estensione del rally per ridurre l'esposizione. I Bund tedeschi e i BTP italiani mostrano una correlazione elevata e lo spread decennale si sta consolidando vicino ai minimi di periodo. Nel credito, gli spread e la volatilità restano compressi, ma cresce il rischio idiosincratico e la dispersione; si adopera quindi un approccio selettivo e prudente.
Sul fronte azionario, le azioni europee beneficiano di valutazioni contenute e di una minore concentrazione di investitori, senza dipendere eccessivamente dal settore dell'intelligenza artificiale. Il posizionamento resta neutro. A livello settoriale, Anima è positiva su materiali di base e tecnologici, neutrale su bancari, consumi discrezionali, industriali, sanitari, comunicazioni, utilities ed energetici, e negativa su assicurativi e diversified financials.
Italia: gli incentivi del PNRR e le riforme in Germania dovrebbero favorire la crescita nei prossimi mesi. Dopo il rally degli ultimi anni, le valutazioni si sono riallineate alle medie di lungo periodo in Europa, ma rimangono a sconto rispetto agli Stati Uniti. Si mantiene una posizione neutra, privilegiando settori di qualità come wealth management, lusso e food & beverage, e limitando l'esposizione a settori sensibili a dazi, al deprezzamento del dollaro e a tensioni commerciali.
USA: l'esposizione complessiva è stata leggermente ridotta, con una diminuzione della componente growth a favore di quality-value. Si esclude l'universo delle "Magnifiche 7" e si privilegia un approccio bottom-up basato sulla qualità e sul profilo valutativo delle società.
Crescita globale: le ostilità in Medio Oriente non hanno modificato significativamente le prospettive economiche. Negli Stati Uniti le previsioni di crescita per il 2026 rimangono superiori al consenso e i dati più recenti confermano la resilienza dell'attività economica, nonostante le vendite al dettaglio di dicembre siano state inferiori alle attese a causa di un aggiustamento stagionale. In Area Euro il momentum economico è discreto, con un PIL del quarto trimestre più forte grazie alla domanda interna. I piani di stimolo fiscali tedeschi continuano a sostenere la ripresa, sebbene rimangano incertezze sull'efficacia complessiva.
Inflazione: negli Stati Uniti si prevede una convergenza dell'inflazione core al target della Fed entro la fine dell'anno, grazie a un mercato del lavoro in equilibrio e a una riduzione delle nuove assunzioni. In Area Euro l'inflazione core dovrebbe scendere sotto il target della BCE nel 2026, più rapidamente rispetto alle stime di consenso, con pressioni al rialzo contenute e un impatto limitato della politica fiscale espansiva.
Politiche monetarie: si attendono tre tagli dei tassi di interesse negli Stati Uniti nel 2026, con il primo nel primo semestre. In Eurozona è previsto un ultimo taglio da parte della BCE, ma le tempistiche restano incerte. In Cina la Banca Popolare Cinese segnala margini per ulteriori interventi sui tassi e sul coefficiente di riserva obbligatoria, coerente con una previsione di 40 punti base di tagli complessivi nel 2026.

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