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04/02/2026

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La vera sfida non è l'AI: sono le scelte che non facciamo

Agnello (SAP): il futuro del lavoro non arriverà dall'esterno. Lo costruiamo noi dall'interno. E le HR sono l'ago della bilancia

Il nuovo studio SAP "The Road Ahead: Predictions and Possibilities for the Future of Work" afferma che non esiste un unico scenario per il lavoro, ma molteplici evoluzioni che dipendono soprattutto dalle decisioni delle imprese e dei loro dirigenti. La tecnologia, compresa l'AI, influisce meno di quanto si creda rispetto alle scelte strategiche di organizzazione e cultura. "La narrativa dominante dipinge l'AI come un'onda inarrestabile, pronta a travolgere tutto ciò che non si trasforma rapidamente", afferma Rosalba Agnello, Head of SAP SuccessFactors di SAP Italia"Ma ciò che il report rivela, con dati e analisi, è che l'AI non è un destino già scritto: è uno strumento di progettazione".

Il rischio di demotivazione appare concreto: se l'AI sostituisce compiti senza ridisegnare i ruoli, i dipendenti perdono senso e fiducia. Il report segnala che i lavoratori "attivamente disconnessi" riducono il proprio impegno del 16%. Un modello basato solo sull'adozione massimale dell'AI potrebbe far crescere ulteriormente questa percentuale. "Ridisegnare il lavoro non significa togliere compiti alle persone, ma restituire loro ciò che le motiva davvero, come creatività, qualità e autonomia", prosegue Agnello.

Il potenziale più promettente è la "strategic symbiosis", in cui l'AI potenzia le capacità umane anziché sostituirle. Quattro persone su cinque credono che l'AI consentirà di svolgere attività più "di valore". "Questo approccio non idealizza l'AI: ne riconosce i limiti, evitando l'errore di antropomorfizzarla. L'AI è un toolmate, un partner operativo che supporta il pensiero umano senza sostituirlo", continua Agnello.
Tre ambiti saranno determinanti per la trasformazione:

- Ingresso nel mondo del lavoro: l'automazione riduce i ruoli junior; senza programmi di formazione interna si crea una generazione con poche prospettive.

- Leadership: l'AI alleggerisce le attività amministrative, ma non può replicare empatia, cultura e capacità di contestualizzare; il manager futuro sarà più mentor che controllore.
- Memoria organizzativa: in un contesto demografico invecchiato, preservare l'esperienza dei senior è cruciale; trasformarli in "memory architects" diventa un vantaggio competitivo.
Le HR si trovano al centro della bilancia: "Le Risorse Umane hanno oggi un'opportunità rara: diventare architetti del futuro del lavoro. Nessun'altra funzione ha una visione così trasversale da tenere insieme talenti, cultura, tecnologia e scelte etiche", prosegue Agnello. Se le HR rimangono concentrate solo su procedure, prevale un futuro di iper-misurazione e offload cognitivo; se invece agiscono come laboratori di possibilità, si costruisce un ambiente dove persone e tecnologie crescono insieme.

La direzione non è imposta dalla tecnologia: è decisa da società, aziende e leader. "Siamo noi a decidere se usare l'AI per standardizzare o liberare, per controllare o creare, per togliere o investire" conclude Agnello. Il futuro del lavoro si plasma internamente, ed è il momento di progettare piuttosto che subire.

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