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28/01/2026

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I fratelli Sedda punta su vini valdostani tra tradizione e innovazione

Sedda (Vintage s.s. Agricola): l'azienda produce 5mila bottiglie di vini naturali su 2 ettari seguendo i principi della viticoltura etica

Due fratelli che, dopo diverse esperienze danno vita a una realtà unica nel suo genere. Siamo a Località Pallein, comune di Saint Christophe in provincia di Aosta, dove si trova Vintage s.s. Agricola azienda che produce vini rossi, rosati e bianchi e bianchi macerati (orange). Nata nel 2016 dall'amore e la passione per il vino, dopo aver terminato i corsi da sommelier ed esperienze in giro per il mondo, Elisabetta Sedda viene folgorata e capisce quale sia la sua vera ambizione: coltivare la vite e creare vini che siano al tempo stesso espressione di un territorio e del suo carattere.

"Fin dall'inizio le idee erano ben chiare riguardo al non scendere a compromessi di chimica ed enologia, sia in vigna che in cantina. Lo scopo che vedo nel fare vino è duplice: preservare il territorio, nel vero senso della parola, evitando l'utilizzo di chimica in vigna e preservare le caratteristiche dei frutti della vite. Al contempo, recuperare e curare vecchie vigne valdostane, custodi della tradizione vitivinicola e contenenti tutt'ora viti di 50-80 anni di età, troppo spesso estirpate e ripiantate", ricorda Elisabetta Sedda.
Così è stato. "Senza doversi fregiarsi di appellativi quali 'naturale', 'biologico', spesso prive di veri significati, abbiamo puntato a produrre vini di qualità, puliti, col minimo impatto ambientale possibile e sani, tornando al concetto di vero prodotto agricolo e di territorio. Il ruolo del vigneron ricollocato in quella che è la sua posizione naturale e storica: custode della vigna, protettore della integrità della vite".

Dopo 5 anni di viaggi ed esperienze lavorative in giro per il mondo, Elisabetta torna a casa e decide di fare un corso da sommelier da cui prese inizio la sua storia con il vino. "Fu un cambio di vita graduale, dove ho fatto 4 lavori in contemporanea per poter tirar su da zero e dal nulla Vintage, prove durissime da superare, autodidatta, con nessun tipo di esperienza in questo campo, senza nessuna proprietà, senza troppo rendermi conto di quanto fosse impegnativo questo mestiere. Ma allo stesso tempo di quanto mi avesse conquistata visceralmente questa passione che ha cambiato totalmente la mia vita e soprattutto la mia visione della vita".

Il riflesso di ciò che Elisabetta è divenuta lo si trova nei suoi vini e nella coltivazione della vite, ove l'affianca il fratello Matteo. "Io in vigna non ci verrò mai, andavo dicendo. Nel 2019 mi ha convinto ad andare a vendemmiare con lei e lì ho riconfermato la mia idea di non volerne proprio sapere, infastidito da piante ed insetti. Nel 2020 scatta il lockdown, la scelta era rimanere a casa o provare a darle una mano e così iniziai ad andare in vigna con lei, ad oggi non ne sono ancora del tutto convinto, ma inizio a capire la passione e la follia di mia sorella ed insieme, tra una discussione e l'altra, potremo fare grandi cose e portare Vintage al massimo delle sue potenzialità", ricorda Matteo Sedda.

Oggi sono 2 gli ettari di vigna coltivati, in terrazzamenti posti tra 600 e 900 metri sul livello del mare. La produzione raggiunge le 5mila bottiglie suddivisa in 10 etichette venduti principalmente in ristoranti ed enoteche in Valle d'Aosta, Torino e nel Nord Italia. La produzione dei vini si caratterizza per fermentazioni spontanee, nessuna aggiunta enologica, dosi minime di solforosa, nessuna filtrazione, poco legno, tanto lavoro e rispetto del frutto.

"Sono convinta che il vignaiolo deve in vigna accompagnare la vite a donare il frutto e in cantina il frutto a trasformarsi in vino, senza forzature, con cura ed attenzione. Creare il vino intorno al vitigno, dal recupero di vecchi vigneti nasce l'idea di realizzare il vino in base a ciò che troviamo e recuperiamo, certo sui nuovi impianti scegliamo cosa piantare, ma non è previsto l'estirpo di nessuna uva. Vogliamo imparare a conoscerlo e capire la vinificazione più adatta, senza mai dimenticare territorio e annata che possono modificare e stravolgere ogni certezza". Etichette e nomi sono un richiamo alla tradizione e al territorio, così come ad espressioni del dialetto locale. "L'etichetta stilizzata mette in evidenza la vite da cui nascono i nostri prodotti", spiega Elisabetta Sedda.

Si diceva delle 10 etichette prodotte, tra le quali hanno un posto particolare Tacsum, 100% Moscato bianco, una versione macerata del moscato di Chambave, Biolumì(nescence), 100% Cornalin, un vitigno autoctono della Valle d'Aosta, per molti il più rappresentativo di questa terra di montagna. Difficile da coltivare in vigna per la quantità di femminelle e i PH alti che rendono complicato mantenere le acidità alte. E ancora, Lui, il principe dei vitigni, una versione provocatoria e controtendenza, per assaporare un Pinot nero di Montagna e Promenade d'automne, vino rosato da uve Gamay.


E il futuro cosa porterà?

"Vogliamo sviluppare le attività che possano aiutarci a far conoscere e apprezzare la nostra produzione, numericamente e qualitativamente molto ricercata. Solo così potremo sostenere la nostra crescita, mettendo al primo posto il territorio e i suoi prodotti", conclude Elisabetta Sedda.

Federico Unnia
Aures Strategie e politiche di comunicazione


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