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03/12/2025

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Next gen e aziende familiari: per i più giovani la dimensione valoriale dell'investimento è molto importante

Kotlar e Rondi (POLIMI School of Management): la transizione è in atto, ma Millennials e gen Z chiedono più autonomia e ruoli di rilievo

I prossimi anni saranno segnati da un passaggio cruciale di risorse e potere decisionale dalle attuali generazioni senior alle Next gen, in particolare i Millennial (nati tra il 1981 e il 1994) e la Gen Z (nati tra il 1995 e il 2007). Questa trasformazione non riguarda solo la sfera economica, ma ridefinisce il significato stesso del patrimonio aziendale, che le nuove leve intendono reinterpretare alla luce dei loro valori. Nonostante si parli spesso della necessità di questo ricambio, la voce diretta dei giovani è stata a lungo sottovalutata.
Il coinvolgimento delle Next gen nelle imprese familiari è già un fenomeno consolidato, come emerge dalla survey "Next-gen Wealth" condotta dal gruppo di ricerca Innovation, Strategy and Family Business della POLIMI School of Management, in partnership con BNL BNP Paribas Private Banking & Wealth Management e Studio Legale Withers. Secondo l'indagine, che ha raccolto 819 risposte complete, il 72% dei Millennial e il 59% della Gen Z risultano già attivamente coinvolti in azienda. Spesso ricoprono ruoli contemporaneamente in aree di business, governance e holding (38% per i Millennial, 22% per la Gen Z).

Tuttavia, l'effettivo potere decisionale rimane limitato. La posizione ricoperta è spesso quella di "osservante", poiché la generazione attualmente al comando (Now gen) mantiene un controllo saldo sulle decisioni strategiche. Lo segnala il 47% dei Millennial e il 36% della Gen Z. Ai giovani vengono per lo più assegnate mansioni operative (44% dei Millennial, 39% della Gen Z) per "farsi le ossa". L'ingresso in azienda avviene in media attorno ai 26 anni, ma è vissuto più come un'esperienza formativa che come una reale acquisizione di ruolo e autonomia.
Le nuove generazioni, spesso con esperienze esterne o internazionali, chiedono maggiore legittimità e coinvolgimento diretto, soprattutto nella gestione degli investimenti. Oltre la metà degli intervistati ha già effettuato almeno un'operazione finanziaria. I Millennial mostrano una progressiva "investitura" e sono più spesso coinvolti nelle decisioni di investimento (36,6% contro il 23,3% della Gen Z).

Il motore di questo cambiamento risiede nei nuovi valori. Secondo Josip Kotlar ed Emanuela Rondi, docenti della POLIMI Graduate School of Management e responsabili dell'indagine, "la dimensione valoriale è centrale: l'investimento non è solo un mezzo di profitto, ma un'estensione della propria identità e della propria visione di mondo". Le generazioni più giovani, cresciute in un contesto di instabilità e accelerazione tecnologica, portano concezioni di patrimonio, impatto e responsabilità che segnano una vera discontinuità con il passato.
Il passaggio generazionale deve superare ostacoli legati sia alla longevità dei senior che alla crescente complessità dei modelli familiari. Stefano Schrievers di BNL BNP Paribas Private Banking & Wealth Management ha commentato che la successione "non è un semplice trasferimento di titolarità, ma un processo di consolidamento strategico, fondato su valori condivisi".

Per tradurre questo potenziale in crescita, è fondamentale definire regole chiare di partecipazione. Roberta Crivellaro, Managing Partner di Withers, ha evidenziato come strumenti di governance trasparente come il patto di famiglia, le clausole statutarie e le family constitution siano essenziali. Un coinvolgimento strutturato, sostenuto da percorsi formativi adeguati, trasforma la successione in un processo ordinato e sostenibile.
Il ricambio generazionale sta anche ridefinendo la presenza di genere in azienda. Se tra i Millennial permangono forti disparità (90% uomini contro 57% donne attive), la Gen Z si avvicina alla parità (44% uomini, 47% donne). Gli uomini tendono a privilegiare l'autonomia decisionale, mentre le donne mostrano maggiore propensione alla collaborazione intergenerazionale e all'apertura verso soluzioni professionali esterne.


I giovani considerano centrale il ruolo dei professionisti esterni, sebbene l'interazione sia ancora insufficiente. Solo un giovane su dieci ritiene che il dialogo con gli advisor sia pienamente adeguato, e quasi un membro della Gen Z su quattro non ha ancora avuto modo di confrontarsi direttamente con loro.
La relazione con il patrimonio familiare sta evolvendo da una logica ereditaria a una relazionale. Mentre la Gen Z lo identifica come riferimento personale, i Millennial lo concepiscono come bene collettivo e progettuale da accrescere. L'educazione finanziaria si diversifica: cresce l'importanza di consulenti esterni (fino al 14%) e dei social media (fino al 9%), affiancando il ruolo tradizionale dei senior (11-12%). Tuttavia, in molte famiglie, parlare apertamente degli asset aziendali rimane un tabù, ostacolando la piena partecipazione consapevole delle nuove generazioni.


Le scelte di investimento delle Next gen bilanciano prudenza e sperimentazione, mantenendo un profilo di rischio moderato. Esistono però chiare distinzioni nelle preferenze di asset class:
- I Millennial preferiscono strumenti tradizionali come gli immobili. - Seguono le obbligazioni. - Poi i titoli finanziari. - La Gen Z si orienta maggiormente verso asset digitali. - E verso startup e investimenti alternativi.
In termini di approccio, i Millennial si distinguono per un'ottica più strutturata, concentrata sulla pianificazione e sul controllo del rischio. La Gen Z, invece, pone enfasi sull'orizzonte temporale, il rendimento atteso e l'ottimizzazione fiscale. L'interesse per gli investimenti d'impatto e la filantropia è moderato per entrambe le generazioni, attestandosi attorno al punteggio di 3 su 5. Nonostante l'urgenza della successione, la ricerca evidenzia che meno della metà delle famiglie imprenditoriali ha predisposto un piano formale per il passaggio del patrimonio familiare.


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