13/09/2023

editoriale

Il declino di Francia e Germania

L'economia europea sta andando a rotoli. I ripetuti aumenti dei tassi della BCE non hanno sortito l'effetto di raffreddare l'inflazione, facendo però precipitare il mercato interno, che è molto vicino ad una recessione, visto anche l'aumento dei costi di produzione e la stretta sul credito per le imprese. Questo è confermato anche dagli indici PMI di manifattura e servizi, ormai in netta e decisa contrazione. Ad agosto Germania e Francia registrano le peggiori performance dell'eurozona, seguite dall'Italia, a dimostrazione che le più importanti economie dell'area vedono una crisi, che avrà poi effetti sui rispettivi PIL. Il problema è che non si trova come invertire la tendenza, visto che anche l'export non brilla. Gli ordini esteri (inclusi quelli intra-eurozona) di beni e servizi sono diminuiti per il diciottesimo mese consecutivo. Sintomo anche di un calo generalizzato dei consumi. Non è più una questione di Paesi virtuosi o meno virtuosi: così non si salva nessuno.

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Per rilanciare le economie occorre maggiore spesa pubblica, unico modo per risollevare la situazione, superando il Patto di Stabilità. Piaccia o non piaccia ai falchi del Nord. A questo proposito, fa sorridere la nota della Corte dei conti tedesca che accusa il governo di truccare i conti del bilancio. I veicoli finanziari usati per le spese straordinarie vanno infatti contati come debito pubblico, facendolo crescere di 89 miliardi e portando il rapporto deficit/PIL al 2,6%, e non allo 0,4% dichiarato. C'è poco da dare lezioni di trasparenza e chiedere con arroganza agli altri Paesi di fare le riforme. Con Francia e Germania in crisi, la BCE aumenterà ancora i tassi avvicinando l'orlo del precipizio?

 



Claudio Gandolfo


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