Furore green, futuro nero
L'Europa è avviata ad una crescente deindustrializzazione. Le folli politiche green volute da Bruxelles e quelle monetarie indicate dalla BCE, lunari anch'esse, non possono avere altri effetti che mettere in crisi le aziende. La corsa alla decarbonizzazione comporta costi praticamente insostenibili, tenendo poi conto che il nostro continente è responsabile di meno del 2% delle emissioni di CO2 globali. Quindi sarà uno sforzo estremamente oneroso sia in termini economici sia in quelli di occupazione. A partire dall'automotive oppure dalle industrie energivore o zootecniche (vedasi cosa sta accadendo in Olanda). I continui dei tassi annunciati da Lagarde poi rendono il costo del denaro inaccessibile per molte industrie, che infatti hanno giù iniziato a delocalizzare, poiché non in grado di pagare la transizione verde. Basti vedere l'andamento degli Investimenti diretti esteri (IDE) in Germania, che nel 2022 ha visto 135 miliardi di euro investiti fuori dal Paese e solo 10,5 miliardi a Berlino. Significa che le aziende scappano. Un malessere rilevato anche dall'ultimo indice Zew, in cui le imprese denunciano pessimismo sul clima economico, presente e futuro.
