05/07/2023

editoriale

Se crolla la Germania per l'Italia non sarà una passeggiata

In Germania la situazione economica peggiora di mese in mese. L'IFO, l'equivalente della nostra Istat, ha certificato che la fiducia (Business Climate) tra le aziende è precipitata per il secondo mese consecutivo, e le prospettive non sono affatto rosee. Il recente calo ha sottolineato la persistente incertezza che circonda la ripresa dell'economia più grande d'Europa, con i produttori che hanno segnalato un calo dei nuovi ordini a causa dell'effetto frenante dei rialzi dei tassi d'interesse globali sulla domanda. Le aspettative per i prossimi mesi sono diventate notevolmente più pessimistiche (83,6 contro 88,3 di maggio), mentre anche le valutazioni delle aziende sulla loro situazione attuale sono diventate più negative (93,7 contro 94,8). Per settore, il sentimento è peggiorato tra i produttori (-9,9 vs. -0,6), i fornitori di servizi (2,7 vs. 6,8), i commercianti (-20,2 vs. -19,1) e i costruttori (-20,1 vs. -18,5). Questi dati non fanno bene anche all'economia italiana, dove affrontiamo il quarto mese di calo della produzione industriale con diminuzioni estese a tutti i principali comparti. E dalle ultime rilevazioni anche la fiducia delle nostre imprese è in calo.

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Non va dimenticato infatti che la Germania è il nostro miglior partner commerciale e che gran parte delle nostre aziende fanno parte della filiera di fornitura delle imprese tedesche. Quindi, se Berlino starnutisce a Roma sale la febbre.  Per trent'anni ci siamo legati alla politica mercantilista tedesca, che prevedeva bassi costi di produzione e dell'energia (che arrivava dalla Russia). Si sono sempre affidati all'export per fare affari e creare un mostruoso surplus di bilancia commerciale, ben oltre il consentito dai parametri di Maastricht. Adesso che l'export verso la Russia è bloccato e anche la Cina frena sulle importazioni, la strategia di Berlino non funziona più, e devono trovare altri mercati. Ma sempre più Paesi guardano ai BRICS, dove gli occidentali non sono ben visti, e gli USA stessi rallentano. I tedeschi dovranno rivedere il loro piano di sviluppo economico, ormai sull'orlo della recessione. Per le aziende italiane si aprono spazi importanti, vista la reputazione del Made in Italy e la riconosciuta qualità dei nostri prodotti (anche industriali), ma ci aspettano periodi complicati. Specialmente se la BCE persevera nel suo suicidio sui tassi d'interesse.



Claudio Gandolfo


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